L’intervista apparsa sul Corriere della Sera al presidente della Regione Lazio a proposito della riforma dei Medici di Famiglia leggi qui ha aperto un dibattito che prosegue sulla nostra testata. Dopo aver dato voce al dottor Bigliocchi leggi qui è la volta del dott. Stefano Del Rio, specializzato in oncologia ambito nel quale ha operato dall’ 1986 al 1994 e medico di medicina generale dal 1994.
“Il Presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, sa bene che la medicina territoriale espressa a Roma non è la stessa di quella di provincia e delle comunità montane.
Il nostro contratto è fermo da 30 anni a 2 euro e 50 lordi, paziente mese. Ne frattempo, soprattutto dopo il covid siamo stati caricati come somari da incombenze burocratico amministrative non indicizzate economicamente. Un massimalista già oggi lavora mediamente 8 ore al giorno dal lunedì al venerdì. Di che diamine sta parlando?” chiede il dott. Del Rio.
“Si è domandato perché mancano i medici di famiglia ?
I giovani rinunciano e gli anziani abbandonano perché ormai siamo stati demansionati, sotto pagati, maltrattati e stracaricati.
Forse le Case della Salute servono più a spendere soldi pubblici ed a gestire potere amministrativo da parte di regione ed ASL con ritorni di immagine e guadagni da manager.
E poi quali tavoli tecnici sono stati approntati con la categoria?
Il rischio sarà la morte della medicina generale e del rapporto fiduciario medico paziente a favore della medicina ping pong, dove la pallina è il paziente e la racchetta gli specialisti (pubblici o privati).
Il potere politico odia la medicina generale perché non la può governare completamente a proprio vantaggio.
L’interesse pubblico è solo una ipocrita velina.
Sanno bene che un medico di medicina generale deburocratizzato, fornito di strumenti diagnostici evita ricoveri impropri. Ma loro fanno esattamente il contrario. Sotto covid hanno impedito ai medici di curare secondo scienza e coscienza riempiendo gli ospedali di pazienti, messi così in pericolo, perché il ricovero era pagato dalla Comunità Europea. Penso che il dado sia ormai tratto. Peccato”.
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