di Leonardo Valente – Il Rieti ha scelto il modo più semplice e, allo stesso tempo, il più convincente per presentarsi al nuovo campionato di Eccellenza: vincere. Vincere subito, vincere ancora, continuare a farlo fino a trasformare un buon avvio in qualcosa che assomiglia già a una dichiarazione d’intenti.
Cinque giornate, cinque successi, quindici punti conquistati sui quindici disponibili. Numeri che da soli basterebbero a raccontare la forza dell’impatto sulla stagione, ma che acquistano un significato ancora più profondo osservando il modo in cui la squadra ha saputo costruire questa partenza. Non c’è stata una sola formula, non c’è stato un copione ripetuto. Il Rieti ha saputo vincere rimontando, soffrendo, gestendo, colpendo nel finale e, quando ne ha avuto la possibilità, prendendosi la partita fin dai primi minuti.
È probabilmente questo l’aspetto più interessante delle prime settimane di campionato: la sensazione di trovarsi davanti a una squadra che non dipende da un singolo episodio o da una giornata particolarmente brillante, ma che sta progressivamente costruendo una propria identità, fatta di solidità, carattere e capacità di leggere i diversi momenti della partita. L’esordio di Civitavecchia aveva già lasciato intravedere qualcosa. Una gara complicata, contro un avversario destinato a recitare un ruolo importante, trasformata in una vittoria dal sapore forte grazie a una rimonta arrivata quando il risultato sembrava essersi messo dalla parte dei padroni di casa. Quel 3-2, maturato nel finale, non ha rappresentato soltanto i primi tre punti della stagione.
Ha acceso qualcosa. Ha dato fiducia alla squadra, entusiasmo all’ambiente e soprattutto la consapevolezza che questo Rieti avrebbe potuto affrontare il campionato senza complessi. Il successo contro la Boreale, nella giornata in cui il club ha celebrato i suoi novant’anni, ha aggiunto alla festa un valore sportivo importante e ha inaugurato una serie che racconta forse più di ogni altro dato la consistenza della formazione di Fabrizio Paris: quattro partite consecutive senza subire gol.
Anche la distribuzione dei marcatori aiuta a comprendere la profondità del gruppo. Tilli e Piccioni hanno già lasciato il segno più di una volta, ma sono andati a bersaglio anche Gomez, Luciani, Attili e Kassama. Sei marcatori differenti per otto reti complessive: il Rieti sembra aver compreso che il talento e l’entusiasmo possono aprire le partite, ma è l’organizzazione a vincere i campionati.
Dopo cinque giornate il Rieti guarda tutti dall’alto, unico a punteggio pieno. È ancora troppo presto per parlare di fuga, troppo presto per immaginare scenari definitivi, troppo presto perfino per capire con chiarezza quali saranno gli equilibri reali del girone quando arriveranno l’inverno, i campi pesanti e quella fase della stagione nella quale ogni squadra dovrà fare i conti con stanchezza, squalifiche e inevitabili momenti di difficoltà.
Ma proprio perché il campionato è lungo, partire in questo modo ha un valore enorme. Significa costruire subito un margine, ma soprattutto costruire fiducia. E la fiducia, nel calcio, è una moneta preziosa.
Il peso della storia non garantisce punti e non vince le partite, ma definisce ciò che una maglia rappresenta e ciò che una tifoseria spera di ritrovare. In questo senso, i novant’anni del club non sono soltanto una ricorrenza celebrata con una maglia speciale o con una giornata di festa. Sono il promemoria di una tradizione che chiede di essere onorata sul campo.
E questo inizio di stagione, almeno fino a oggi, sembra andare esattamente in quella direzione. E dopo anni in cui sognare è stato spesso più difficile che vincere, oggi gli amarantocelesti possono finalmente concedersi il lusso più bello: guardare avanti e pensare che, forse, questa stagione possa diventare qualcosa di importante.



