di Massimo Palozzi – I lavori iniziati in settimana sulle sponde del Velino all’altezza di ponte Giovanni XXIII hanno sollevato un vespaio di polemiche sfociate in un’interrogazione al sindaco e agli assessori competenti. Nell’atto ispettivo il consigliere di opposizione Carlo Ubertini chiede di conoscere se sia stata fatta una seria valutazione dei rischi ecosistemici e dell’impatto dei cantieri sulla flora e sulla fauna stanziale e perché non si siano scelte modalità operative meno aggressive.
L’interrogazione segue la presa di posizione di varie realtà civiche che all’apparire dei mezzi sull’argine hanno sollevato dubbi e perplessità sui possibili danni all’ecosistema fluviale, ampliando poi il discorso a considerazioni di carattere più generale sulle linee di sviluppo della città. In pratica, viene criticata la scelta di sacrificare ulteriore suolo per favorire attività economico-commerciali quando proprio a pochi passi via Roma, un tempo strada dello shopping per eccellenza, si è praticamente desertificata.
La risistemazione delle sponde rientra nel più ampio piano di rigenerazione urbana denominato “Fiume al Centro”, finanziato con fondi europei e complementare ad altri investimenti locali. Non c’è dubbio che il recupero del tratto urbano del fiume rappresenti un’operazione brillante ed è stato assolutamente meritorio che il Comune abbia colto l’occasione della disponibilità di risorse per metterci mano.
Il tema dell’appropriatezza degli interventi non è però meno importante. Qui non si parla ovviamente di rispetto delle necessarie autorizzazioni né di rispondenza dei lavori ai precetti normativi in materia, che si danno per scontati. A essere in discussione è il programma nel suo complesso.
Dal punto di vista estetico, quel quadrante cittadino è già stato profondamente segnato dall’imbracatura metallica che ha ingabbiato in maniera eccessivamente pesante il ponte, rompendo tra l’altro la visuale che un tempo si poteva godere percorrendolo a piedi. A pochi metri di distanza, più in basso, si interviene ora per creare superfici (anche) commerciali toccando un ecosistema delicato che forse meriterebbe maggior cautela.
L’allestimento in corso degli spazi contempla opere per dotare quel tratto di fiume di una spiaggetta con arredi in grado di fornire accoglienza e fruibilità in un’area finora frequentata solo per le sgambature dei cani. La misura in questione è l’ultima inserita nel progetto di parco fluviale che interessa il corso d’acqua da ponte Cavallotti a ponte Giovanni XXIII. L’obiettivo strategico è bonificare il lungovelino senza limitarsi a una ripulitura ma approfittando dell’occasione per renderlo praticabile ai residenti e farne addirittura un attrattore turistico. Il tutto grazie a un chiosco, a punti di attracco per canoe e kayak e a un’area dedicata alla pesca sportiva, preservandone le peculiarità naturalistiche. E proprio questo rappresenta il punto critico.
Sebbene l’idea di fondo sia condivisibile, non possono essere sottovalutati i rischi per l’ambiente collegati a un’eccessiva antropizzazione, nonostante le immediate rassicurazioni dell’assessore all’Urbanistica, Centro storico e Valorizzazione dell’identità locale Giovanni Rositani, secondo il quale “non si sta realizzando un’area mercatale, ma un’area attrezzata polivalente per consentire lo svolgimento temporaneo di piccoli mercatini artigianali o di prodotti tipici, eventi sportivi, del terzo settore e intrattenimento. I lavori procedono nella massima trasparenza, nel rispetto delle prescrizioni della Soprintendenza e sotto il costante controllo degli uffici tecnici”.
Le precisazioni dell’assessore hanno fornito un quadro più articolato rispetto alle prime difese d’ufficio, orientate in buona sostanza a sostenere che il piano era stato presentato a fine febbraio e nessuno all’epoca aveva fatto obiezioni. Oggettivamente un po’ poco. Anche perché la vista dei mezzi pesanti in azione a pochi passi dall’acqua restituisce uno spaccato assai diverso dai rendering dei progettisti. Del resto, la prudenza in certi casi non è mai troppa, soprattutto quando l’eventualità di effetti irreversibili a medio-lungo termine non è affatto trascurabile.
Quanto infine alla polemica sulla scarsa attenzione nei confronti del centro storico, con particolare riferimento alla desertificazione di molte vie, il parallelo con i lavori lungo l’argine risulta in parte improprio ma per altri versi degno di attenzione.
Allo stato, non pare cogliersi nelle fasi di realizzazione del parco fluviale l’intenzione di creare un’alternativa commerciale a via Roma e zone limitrofe. Sono due questioni distinte e come tali andrebbero considerate. Il problema, quello sì reale, è l’apparente mancanza di visione complessiva, di un’idea di sviluppo coordinato e armonico della città.
L’abilità di ottenere i finanziamenti disponibili è stata notevole e va ascritta a merito dell’amministrazione. La filosofia emersa finora resta però prigioniera di interventi spot, privi di una regia chiara e condivisa. Non si percepisce insomma un disegno unitario e coerente, capace di dare un senso compiuto alle diverse iniziative per creare valore aggiunto o prospettive di crescita rispetto ai singoli progetti.
27-09-2026
ph R.Fagiani



