Destinazione mondo a Rieti: il viaggio fotografico di Maurizio Trifilidis tra culture e storie lontane

21/09/2026 | News

incontro con Maurizio Trifilidis ph G.Wind004
La fotografia, quando sa raccontare davvero, può portarci molto lontano. Anche senza muoversi da una sala nel cuore di Rieti.

È quello che è accaduto venerdì 18 settembre, quando il Circolo Fotografico Reatino “F. Porfiri” ha inaugurato la rassegna “Destinazione mondo – Storie di viaggi, storie di vita”, ospitando il fotografo romano Maurizio Trifilidis nei locali di 100xCentro, in piazza San Rufo, messi a disposizione da Ilaria Grillo.

E di viaggio, quella sera, ce n’è stato davvero tanto.

Attraverso le immagini di Trifilidis il pubblico ha attraversato Paesi, culture e comunità lontanissime, incontrando soprattutto persone e storie. Una fotografia di viaggio che non si limita alla bellezza dei luoghi, ma cerca l’umanità che li abita.

Abbiamo conosciuto i Mundari del Sud Sudan, popolo che vive in una straordinaria simbiosi con il proprio bestiame e dal quale ricava latte e sangue. Ma accanto a questa dimensione, apparentemente così lontana dalla nostra, è emersa anche una realtà molto più dura: quella raccontata nel capitolo dedicato all'”infanzia perduta”. I ritratti dei bambini Mundari hanno mostrato un’infanzia nella quale il gioco e la spensieratezza lasciano troppo presto spazio al lavoro e alle responsabilità. Dall’Africa all’Asia, il viaggio è proseguito fino alla Cina, tra il popolo dei Long Horn Miao, i “Miao dalle lunghe corna”, riconoscibili anche per le particolari strutture che le donne portano sul capo. Poi l’India, con le immagini del durissimo lavoro nelle acciaierie del Gujarat: fotografie che non cercano di addolcire la realtà, ma la mostrano nella sua fatica quotidiana. E ancora la Valle dell’Omo, in Etiopia, una delle aree più affascinanti e complesse raccontate da Trifilidis, fino a un reportage particolarmente suggestivo e destinato a diventare, probabilmente, memoria di un mondo ormai al tramonto: quello degli headhunters, i cacciatori di teste del popolo Naga, nel nord-est dell’India. Una tradizione ormai vietata da decenni, raccontata oggi attraverso gli ultimi anziani che ne conservano la memoria. Trifilidis ha realizzato questo reportage nel 2024 e ha spiegato come, con il passare del tempo, anche le persone fotografate possano essere destinate a scomparire. Le sue immagini diventano così non soltanto fotografie di viaggio, ma vere e proprie testimonianze di culture e tradizioni che rischiano di non avere più testimoni.

Intanto, nella sala, la luce del pomeriggio lasciava lentamente spazio al buio. E quasi senza accorgercene, le immagini sul grande schermo diventavano ancora più intense.

Anche il pubblico è cresciuto insieme alla serata. I primi posti liberi sono rapidamente scomparsi, sono state aggiunte altre sedie e alla fine qualcuno ha seguito l’incontro anche in piedi. Un’affluenza che ha superato le aspettative e che racconta un interesse autentico per una fotografia capace di andare oltre la semplice cartolina.

Al termine, tra commenti, domande e un piccolo rinfresco, il dato più significativo è arrivato proprio dal pubblico: la richiesta di sapere quando ci sarebbe stato il prossimo appuntamento.

Forse è questa, alla fine, la forza di una rassegna come “Destinazione mondo”: non soltanto mostrare fotografie, ma utilizzare la fotografia per aprire porte, accendere curiosità e mettere in contatto persone e mondi lontanissimi.

E se il primo viaggio è stato questo, viene naturale chiedersi dove ci porterà il prossimo?

ph G.Wind

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