Prima hanno divelto il portone, perfettamente chiuso, di un palazzo privato ma disabitato. Poi, una volta riusciti a entrare, hanno trasformato l’edificio nel teatro di una bravata sempre più pericolosa: la prima notte alcuni ragazzi sarebbero riusciti a raggiungere un terrazzino che si affaccia sull’altro lato del palazzo; la notte successiva sono saliti ancora più in alto, fino al secondo piano, riuscendo poi a raggiungere il tetto sopra l’arco di via del Forno il vicolo che congiunge via del Porto con via delle Fontanelle (dove si trova la Sala Polifunzionale del complesso di Santa Lucia).
Nel vicolo stazionavano decine di ragazzi italiani che, a più riprese, chiamavano a voce quelli che erano saliti nel palazzo.
Non un’occupazione, dunque, ma due intrusioni notturne in un edificio privato e vuoto, con una dinamica che nella seconda occasione avrebbe portato alcuni dei ragazzi in una situazione di serio pericolo.
A raccontare quei momenti sono i residenti della zona. La prima notte, dopo aver sentito i calci contro il portone e poi rumori sempre più forti, hanno visto alcuni ragazzi affacciarsi sul terrazzino. La notte successiva, di nuovo il baccano. È oltre l’una di notte quando una residente, preoccupata, decide di chiamare il 112. La telefonata viene smistata e partono le domande mentre lei, dalla sua abitazione, continua ad ascoltare quello che sta accadendo.
Ma non si tratta soltanto di rumori.
Una luce sul tetto richiama l’attenzione della donna: qualcuno è riuscito a salire molto più in alto.
“Appena ho guardato ho visto quella lucetta del telefono. Sul tetto ho visto solo quella luce e il mio cuore batteva all’impazzata. Pensavo a quale rischio corresse quella persona, mentre gli amici la chiamavano da sotto. Dentro il palazzo, invece, non so quanti ne fossero entrati”.
“È altissimo. Io non so come abbiano fatto a salire lì sopra”.
Ma non è soltanto la paura per i rumori nel cuore della notte o per la possibilità che qualcuno possa entrare in casa. È il pensiero di quello che potrebbe accadere a quei ragazzi.
La donna è una madre e, vedendo quella luce muoversi sul tetto, pensa immediatamente ai genitori di quei giovani, a quei figli usciti di casa senza che chi li aspetta possa immaginare dove siano e soprattutto in quale pericolo si stiano mettendo.
La paura che quella bravata possa trasformarsi in una tragedia la accompagna: una preoccupazione ed un’agitazione che la portano a stare male l’intera notte che passa piangendo.
La prima notte la dinamica, secondo quanto riferito da un’altra residente, era stata diversa. Alcuni ragazzi erano riusciti a entrare nel palazzo dopo aver divelto il portone e avevano raggiunto un terrazzino al primo piano, che si trova sul lato opposto rispetto all’ingresso.
La notte successiva si sono spinti molto più in alto, fino al secondo piano e poi sul tetto.
Anche sull’identità dei ragazzi la testimone corregge una prima voce circolata nelle ore successive: “No, assolutamente no. I ragazzi erano italiani”.
Una seconda testimonianza conferma il clima di preoccupazione nella zona e soprattutto la sensazione che episodi di questo genere tendano a concentrarsi nel fine settimana.
Un terzo testimone cita anche altri episodi di danneggiamento avvenuti nella zona, come quello di un portone di una cantina che, riferisce, sarebbe stato rotto tre volte.
Quello che racconta con certezza è il clima con cui i residenti affrontano il fine settimana.
“Attendiamo ormai il prossimo venerdì per vedere come andrà. Avremmo bisogno di telecamere, soprattutto nei vicoli dove regolarmente, e soprattutto d’estate, si verificano episodi che mettono a rischio la serenità degli abitanti. Le forze dell’ordine potrebbero identificarli attraverso i sistemi di videosorveglianza, convocare i genitori e chiamarli a rispondere dei danni provocati”.
l timore dei residenti è che episodi come questo non siano più fatti isolati. Nel centro storico, raccontano, il problema riguarda un insieme di situazioni che si ripetono soprattutto nelle serate del fine settimana: risse (come quella verificatasi nella notte tra sabato e domenica sul ponte romano), episodi di delinquenza, bravate, ma anche deiezioni e urine lasciate nei vicoli e negli angoli, con conseguenze evidenti per chi in quelle strade vive ogni giorno.
E quando una ‘bravata’ arriva fino al tetto di un edificio, il problema non è più soltanto il rumore, il degrado o un portone divelto. C’è il rischio concreto che qualcuno si faccia male. È questa la paura che resta ai residenti dopo quelle due notti: che prima o poi una di queste azioni sconsiderate possa trasformarsi davvero in una tragedia.
13_09_26
ph A. Fornara



