La protesta dei lavoratori di Birra del Borgo è arrivata ieri mattina a Milano. Dalle 10 alle 13, in piazza Gae Aulenti, i dipendenti dello stabilimento di Borgorose hanno manifestato per contestare la decisione di chiudere il sito produttivo e chiedere un futuro per i 27 lavoratori coinvolti nella vertenza.
“Non avete idea di cosa significa togliere 27 posti di lavoro in un piccolo paese di una piccola provincia del centro Italia. È come licenziare 100mila persone a Milano” si legge nei vari post.
La manifestazione arriva dopo la rottura definitiva del tavolo di trattativa. Secondo quanto riferisce AgenFood, l’incontro tra l’organizzazione sindacale e la società si è concluso con un nulla di fatto, a causa della distanza ritenuta ancora troppo ampia tra le parti.
Al centro della vertenza c’è la decisione della multinazionale di procedere alla chiusura dello stabilimento di Borgorose. Una scelta fortemente contestata dalle maestranze, secondo le quali ci sarebbero figure imprenditoriali realmente interessate ad acquisire il sito produttivo e a salvarne l’attività.
Ed è proprio su questo punto che la situazione si complica. Sempre secondo quanto riportato da AgenFood, la casa madre avrebbe progressivamente rialzato il prezzo richiesto, finendo di fatto per respingere le offerte presentate.
La strategia della multinazionale, riferisce ancora l’agenzia, sembrerebbe orientata verso la chiusura dello stabilimento, considerata preferibile alla cessione a terzi, anche se quest’ultima potrebbe comunque risultare vantaggiosa, seppure a cifre inferiori.
Una situazione che rende ancora più delicata la posizione dei 27 lavoratori e che porta a una domanda: se esistono soggetti interessati a rilevare lo stabilimento, perché non trovare una soluzione che consenta di mantenere in vita l’attività produttiva a Borgorose?
La vicenda, intanto, ha superato i confini del territorio reatino. La lettera di un dipendente di Birra del Borgo è stata pubblicata da Dagospia, portando all’attenzione nazionale i numeri e le ragioni della protesta. Successivamente anche Selvaggia Lucarelli ha rilanciato la storia, offrendo ai lavoratori una platea ancora più ampia.
Ma nelle ultime ore è emersa anche un’altra possibilità, che merita di essere approfondita: il Workers Buyout, cioè l’ipotesi che siano gli stessi lavoratori a rilevare l’attività attraverso una cooperativa.
A suggerire questa strada è stato un lettore intervenuto sulla vicenda attraverso Dagospia, richiamando un precedente concreto nel settore della birra italiana: il Birrificio Messina.
A Messina, 15 ex dipendenti dello storico birrificio, dopo la chiusura dello stabilimento, decisero di trasformare la perdita del posto di lavoro in un progetto imprenditoriale. Nacque così una cooperativa che riuscì a far ripartire la produzione e che negli anni è diventata uno dei casi italiani più conosciuti di workers buyout.
Naturalmente non significa che la stessa soluzione possa essere automaticamente applicata a Birra del Borgo. Un’operazione di questo tipo richiederebbe un piano industriale credibile, risorse finanziarie, competenze manageriali e condizioni concrete per rilevare e mantenere in attività lo stabilimento.
Ma il precedente di Messina dimostra che il workers buyout non è soltanto un’idea teorica.
E allora la domanda diventa inevitabile: è mai stata realmente presa in considerazione la possibilità di una cooperativa dei lavoratori per Birra del Borgo?
Nella lettera pubblicata da Dagospia, un dipendente sostiene che l’ipotesi di creare una cooperativa sarebbe stata proposta, ma che la multinazionale non avrebbe voluto prenderla in considerazione. Un’affermazione che, alla luce anche dell’esistenza di soggetti interessati all’acquisizione riferita da AgenFood, merita di essere approfondita.
Perché oggi sul tavolo non c’è soltanto la possibilità della chiusura. Ci sono, secondo quanto riferito, offerte di soggetti interessati, una trattativa interrotta e una proposta alternativa che potrebbe arrivare dagli stessi lavoratori.
La manifestazione di ieri a Milano, dunque, potrebbe rappresentare non soltanto una protesta contro la chiusura, ma anche l’inizio di una nuova fase: quella nella quale provare a capire se esiste un progetto concreto per mantenere in vita il birrificio di Borgorose: tutto dipende dalle richieste economiche.
Il precedente di Messina dice che una strada, almeno in determinate condizioni, può esistere.
Ora la domanda è: può essere percorsa anche a Borgorose?



