Di Luca Volpone – Questa volta cominciamo dal cassetto. Quello delle fotografie che, per un motivo o per un altro, non ho mai pubblicato e che tengo da parte pensando che prima o poi arriverà il momento giusto per tirarle fuori. Quel momento è arrivato. In questi giorni fotografare il cielo da Rieti non è stato semplice. La presenza di polveri sahariane nell’atmosfera ha ridotto parecchio la trasparenza del cielo e, quando si cerca di fotografare oggetti molto deboli, si sente eccome. Il cielo può sembrare sereno, le stelle esserci, ma tra noi e quello che vogliamo fotografare c’è un velo che assorbe e diffonde parte della luce. Insistere avrebbe significato probabilmente portare a casa immagini peggiori del solito. Così ho recuperato una fotografia che avevo conservato proprio per una puntata speciale di Sotto questo cielo. Risale al 26 ottobre 2025 e quella piccola macchia verde in mezzo alle stelle è C/2025 R2 (SWAN), una cometa che proprio in quei giorni stava attraversando il cielo dopo il suo passaggio nelle regioni interne del Sistema Solare. Ed è anche una buona occasione per parlare finalmente di qualcosa di diverso. Nelle ultime puntate siamo rimasti per parecchio tempo immersi tra nebulose, gas e polveri. Siamo entrati nella Proboscide d’Elefante, abbiamo osservato la Nebulosa Pellicano e, andando ancora più indietro, abbiamo incontrato M27, M57, M17 e persino altre galassie. Questa volta cambiamo completamente scala. Non dobbiamo percorrere migliaia o milioni di anni luce. Restiamo nel Sistema Solare.
C/2025 R2 (SWAN) venne individuata nel settembre 2025 nelle immagini dello strumento SWAN a bordo dell’osservatorio solare SOHO. Era una cometa di lungo periodo e, quando la fotografai alla fine di ottobre, aveva già superato il perielio, cioè il punto della sua orbita più vicino al Sole. Pochi giorni prima, il 20 ottobre, aveva raggiunto anche la minima distanza dalla Terra, circa 40 milioni di chilometri. Una distanza enorme per noi, naturalmente. In termini astronomici, decisamente meno. La cosa che colpisce immediatamente nella fotografia è il verde della chioma. E vale la pena fermarsi qui, perché non si tratta di un colore aggiunto durante l’elaborazione e nemmeno del colore del nucleo della cometa. Il nucleo vero e proprio è troppo piccolo e lontano per essere risolto in una fotografia come questa. Quello che vediamo è soprattutto la chioma, l’involucro di gas e polveri che circonda il nucleo quando una cometa si avvicina al Sole. Il riscaldamento provoca la sublimazione dei materiali volatili presenti sulla superficie e libera nello spazio gas e polveri. Tra le specie molecolari responsabili della caratteristica colorazione verde delle comete c’è il carbonio biatomico, C₂, che, eccitato dalla radiazione solare, emette intensamente nella regione verde dello spettro. In pratica, quel verde racconta che la cometa era attiva. Ed è una fotografia molto diversa da quelle che realizzo normalmente per questa rubrica anche per un altro motivo. Se una notte le condizioni non permettono di fotografare M27, posso riprovarci. M57 sarà ancora lì. La Pellicano sarà ancora nella costellazione del Cigno. Naturalmente anche questi oggetti cambiano, ma lo fanno su tempi che rispetto alla durata della nostra vita sembrano quasi infiniti. Una cometa no. Una cometa attraversa il cielo. Da una notte alla successiva cambia posizione rispetto alle stelle, può cambiare luminosità e attività, la chioma può evolvere e le code possono modificarsi sotto l’azione della radiazione e del vento solare. Se quella sera non la fotografi, la sera successiva non avrai esattamente la stessa cometa nello stesso cielo. Ed è forse questa la cosa che mi piace di più di quella fotografia. Sono appena due minuti di integrazione. Niente ore passate ad accumulare esposizioni come è successo con alcuni degli oggetti pubblicati nelle puntate precedenti. Due minuti sono bastati per fermare il passaggio di qualcosa che, semplicemente, stava andando altrove. Le comete sono anche tra gli oggetti più antichi che possiamo osservare nel nostro Sistema Solare. Sono costituite da ghiacci, polveri e materiale rimasto in gran parte poco alterato rispetto alle prime fasi della formazione del sistema planetario, circa 4,6 miliardi di anni fa. Studiarle significa quindi avere accesso a materiale che conserva informazioni sulle condizioni esistenti quando il Sole e i pianeti stavano ancora prendendo forma. Ed ecco perché quella piccola macchia verde non è poi così insignificante come potrebbe sembrare. Nelle scorse puntate abbiamo raccontato stelle che nascono dentro gigantesche nubi di idrogeno e stelle che, alla fine della propria vita, restituiscono materia allo spazio. Abbiamo guardato strutture grandi decine o centinaia di anni luce. Questa volta stiamo osservando qualcosa di immensamente più piccolo, ma che porta con sé materiale che appartiene praticamente all’infanzia del nostro Sistema Solare. C’è infine una cosa che una fotografia di una cometa riesce a raccontare meglio di tante altre immagini astronomiche: il cielo non è fermo. Lo percepiamo così perché le distanze sono immense e la nostra vita è troppo breve. Le stelle ci sembrano sempre al loro posto e le nebulose sembrano immobili. Ma lassù tutto si muove, tutto cambia, tutto evolve.
Il 26 ottobre dello scorso anno C/2025 R2 (SWAN) si trovava lì, in mezzo a quelle stelle. Ho puntato il Seestar S50 e per due minuti ho raccolto la sua luce. Oggi la cometa è altrove. La fotografia, invece, è rimasta nel cassetto quasi un anno. Forse aspettava soltanto qualche giornata di cielo sporco sopra Rieti per tornare fuori e ricordarci una cosa molto semplice: non tutte le fotografie astronomiche raccontano qualcosa che possiamo tornare a vedere quando vogliamo.
Alcune raccontano qualcosa che è passato di lì una volta sola, mentre noi, per fortuna, stavamo guardando.
Info
C/2025 R2 (SWAN)
Tipologia: cometa di lungo periodo
Scoperta: settembre 2025, nelle immagini dello strumento SWAN dell’osservatorio SOHO
Perielio: settembre 2025
Massimo avvicinamento alla Terra: 20 ottobre 2025
Caratteristica cromatica: chioma verde, alla quale contribuisce l’emissione del carbonio biatomico C₂
Ripresa: 26 ottobre 2025
Strumento: Seestar S50
Integrazione: 2 minuti



