Sisma, Trancassini: “La ricostruzione non è solo ricostruire muri, ma restituire futuro alle comunità”

2/09/2026 | Attualità, News

“La ricostruzione non può essere soltanto ricostruire muri e case, ma deve significare restituire futuro alle comunità”. È il messaggio lanciato da Paolo Trancassini, deputato di Fratelli d’Italia e Questore della Camera, intervenuto a Rieti al dibattito “Il Futuro Nasce dalla Ricostruzione”, ospitato nello spazio incontri della Fiera Campionaria Mondiale del Peperoncino.

A dieci anni dal terremoto del Centro Italia, il tema della ricostruzione torna così a intrecciarsi con quello, altrettanto decisivo, del futuro economico e sociale dei territori colpiti.

Secondo Trancassini, il Governo Meloni avrebbe impresso una direzione diversa alle politiche per il cratere. “Ha avuto il coraggio di riconoscere che Amatrice, Accumoli e Arquata sono realtà che vanno rifondate, non semplicemente ricostruite”, ha sottolineato, indicando nelle nuove norme e nelle risorse destinate al rilancio economico gli strumenti di quello che definisce un “cambio di paradigma”: “Meno assistenzialismo e più progettualità, sviluppo e responsabilità dei territori”.

Ma accanto alla ricostruzione degli edifici c’è una partita ancora più delicata: quella demografica. “La vera sfida della ricostruzione è fermare lo spopolamento”, ha detto Trancassini. “Prima ancora di pensare a riportare chi è andato via, dobbiamo impedire che altri siano costretti ad andarsene”.

Da qui il ruolo attribuito al sistema delle imprese e, in particolare, all’edilizia. “Dobbiamo stare accanto alle nostre imprese: quando si muove l’edilizia si muove un intero territorio”, ha spiegato. L’obiettivo, nelle parole del deputato, è trasformare la ricostruzione in una leva permanente di sviluppo: “Trasformare i cantieri in lavoro e il lavoro in futuro è la strada per tenere vive le nostre comunità”.

Un’impostazione che mette quindi sullo stesso piano ricostruzione fisica, occupazione, imprese e tenuta sociale dei territori. Il rischio, altrimenti, è quello di completare la ricostruzione degli edifici senza riuscire a ricostruire anche le comunità che li abitavano.

Il dibattito ha riunito rappresentanti delle istituzioni, del mondo dell’edilizia e del sistema produttivo, con l’obiettivo di fare il punto sulle prospettive della ricostruzione post-sisma.

Dopo i saluti istituzionali del sindaco di Rieti Daniele Sinibaldi e di Paolo Trancassini, l’introduzione è stata affidata a Roberto Bocchi, presidente di ANCE Rieti.

Sono quindi intervenuti Nicolò Rebecchini, presidente ANCE Lazio; Guido Castelli, Commissario straordinario del Governo per la ricostruzione dei territori colpiti dal sisma 2016; Manuela Rinaldi, assessore regionale ai Lavori pubblici e alle Politiche di ricostruzione; Gaetano Galli, referente ANCE Rieti del Coordinamento Sisma 2016; Patrizio Cricchi, presidente Formedil Rieti – Scuola Edile e CTP, e Massimo Mariani, membro del Comitato tecnico-scientifico del Commissario straordinario per la ricostruzione post-sisma nel Centro Italia.

Le conclusioni sono state affidate a Giuseppe Biazzo, presidente di Unindustria. A moderare l’incontro la giornalista Mediaset Simona Branchetti.

Il confronto ha riportato al centro una domanda che, a dieci anni dal terremoto, va oltre i tempi e i numeri della ricostruzione: come trasformare la ricostruzione in una vera occasione per ricostruire anche il futuro economico e sociale dell’Appennino centrale.

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foto R. Fagiani

 

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