IC 5070: il Pellicano che vola nel cielo di Rieti

27/08/2026 | Notizie in evidenza, Sotto questo cielo

IC 5070 Proboscide d’Elefante, IC 1396A, ph L. Volpone

Di Luca Volpone – Nella scorsa puntata di Sotto questo cielo siamo entrati nella Proboscide d’Elefante, IC 1396A, scoprendo ancora una volta che nel cielo ciò che appare buio non è necessariamente vuoto. Spesso è vero proprio il contrario: quelle macchie nere che interrompono la luce sono enormi concentrazioni di gas e polveri, luoghi nei quali la materia si addensa e dove possono cominciare a formarsi nuove stelle. Questa settimana rimaniamo nello stesso grande racconto, quello della nascita stellare, ma ci spostiamo nella costellazione del Cigno. A circa 1.800 anni luce da noi si trova IC 5070, la Nebulosa Pellicano.

Il nome, come spesso accade in astronomia, nasce dalla nostra abitudine di cercare qualcosa di familiare anche dove familiare non c’è praticamente nulla. Osservata nel suo insieme, la nebulosa ricorda infatti il profilo di un pellicano, con la testa e il lungo becco. Ma quella figura che ci sembra quasi disegnata nel cielo è in realtà una gigantesca regione di gas e polveri nella quale stanno nascendo nuove stelle. IC 5070 fa parte dello stesso enorme complesso interstellare della vicina Nebulosa Nord America, NGC 7000. Nelle fotografie sembrano due oggetti distinti, ma fisicamente appartengono alla stessa grande regione. A creare l’illusione della separazione è soprattutto L935, un’estesa nube di polveri che assorbe la luce proveniente da dietro. Quello spazio apparentemente nero tra le due nebulose, quindi, non è vuoto. È pieno di materia che semplicemente impedisce alla luce di raggiungerci. Ed è proprio questo contrasto una delle cose che trovo più interessanti nella fotografia realizzata da Rieti. Il rosso dell’idrogeno attraversa buona parte dell’immagine, ma non lo fa in maniera uniforme. Ci sono filamenti luminosi, bordi più netti, zone appena percettibili e improvvise regioni scure. Guardandola bene si ha quasi l’impressione di osservare una nube terrestre illuminata dall’interno. Naturalmente qui le dimensioni cambiano completamente: quelle strutture non si estendono per metri o chilometri, ma per anni luce. Il colore rosso che domina l’immagine è soprattutto la firma dell’idrogeno ionizzato. La radiazione ultravioletta prodotta dalle stelle più calde ed energetiche della regione strappa gli elettroni agli atomi di idrogeno. Quando elettroni e protoni si ricombinano vengono emessi fotoni a precise lunghezze d’onda. Una delle più importanti è la riga H-alfa, a circa 656,3 nanometri, che cade nella parte rossa dello spettro visibile.

È una vecchia conoscenza di questa rubrica. L’abbiamo incontrata nella Rosetta, in M17 e, naturalmente, nella Proboscide d’Elefante della scorsa puntata. Oggetti diversi, forme diverse, distanze diverse, ma dietro quelle tonalità rosse ritroviamo la stessa fisica. Nella Nebulosa Pellicano, però, possiamo vedere anche qualcosa di più. La radiazione delle giovani stelle massicce non si limita a far brillare il gas, lo sta modificando. I fronti di ionizzazione avanzano nella nube, erodono le zone meno dense e modellano quelle più compatte. È così che nascono alcuni dei bordi, delle colonne e delle strutture che vediamo nella fotografia. Per noi sembrano immobili. Non lo sono affatto. Stiamo semplicemente osservando un processo talmente lento rispetto alla durata della nostra vita da sembrarci congelato. Su scale di centinaia di migliaia o milioni di anni, questo paesaggio cambierà. Alcune strutture verranno disperse, altre compresse, altre ancora potrebbero diventare il luogo nel quale nasceranno nuove stelle.

Ed è l’aspetto più affascinante. Nello stesso luogo convivono distruzione e nascita. Le stelle già formate consumano e disperdono la nube dalla quale sono nate, mentre in altre zone la pressione esercitata sul gas può contribuire a comprimerlo. Quando una regione diventa sufficientemente densa e fredda, la gravità può prendere il sopravvento e iniziare un nuovo collasso. Una nube genera stelle. Le stelle trasformano la nube. E da ciò che rimane possono nascere altre stelle. È un filo che, puntata dopo puntata, comincia a unire molti degli oggetti che abbiamo osservato insieme. Con M27, M57 e la Nebulosa Farfalla abbiamo visto cosa può accadere quando una stella arriva alle ultime fasi della propria esistenza e restituisce parte della sua materia allo spazio. Con M17, IC 1396A e ora IC 5070 guardiamo invece luoghi nei quali la materia interstellare sta partecipando al processo opposto, quello che porterà alla formazione di nuove stelle. Non sono storie separate. Sono momenti diversi dello stesso continuo riciclo cosmico.

C’è poi un piccolo paradosso. La Nebulosa Pellicano e la vicina Nord America occupano nel cielo una regione enorme, molto più estesa della Luna piena. Eppure non alziamo gli occhi durante una notte estiva vedendo gigantesche nebulose rosse sopra le nostre teste. La loro luminosità è distribuita su una superficie molto ampia e il nostro occhio non riesce a percepirne facilmente le deboli emissioni. La fotografia astronomica fa qualcosa che noi non possiamo fare: raccoglie pazientemente la luce. Questa immagine è il risultato di 84 minuti di integrazione con il Seestar S50. Minuto dopo minuto, fotone dopo fotone, il sensore ha accumulato una luce troppo debole perché il nostro occhio potesse mostrarcela in questo modo. E non è necessario inventare nulla: strutture, zone oscure e differenze di luminosità erano già lassù. Bisognava soltanto aspettare abbastanza a lungo perché emergessero.

E poi c’è la distanza. La luce registrata in questa fotografia è partita dalla regione della Nebulosa Pellicano circa 1.800 anni fa. Quando iniziò il suo viaggio verso di noi, sulla Terra esisteva ancora l’Impero Romano. Ha attraversato lo spazio per diciotto secoli e, in una notte d’agosto del 2026, una minuscola parte di quella luce è finita sul sensore di un telescopio puntato verso il cielo da Rieti. A quel punto il nome “Nebulosa Pellicano” diventa quasi secondario. Il pellicano ce lo abbiamo messo noi, perché abbiamo bisogno di dare un nome e una forma alle cose per sentirle un po’ meno lontane. Là fuori, invece, c’è qualcosa di molto più interessante di una figura disegnata nel cielo: una gigantesca nube di idrogeno e polveri nella quale stelle appena nate stanno illuminando e scolpendo la materia dalla quale sono emerse, mentre nel buio, nascosta ai nostri occhi, altra materia si prepara forse a diventare luce.

Info

IC 5070, Nebulosa Pellicano
Costellazione: Cigno
Distanza: circa 1.800 anni luce
Tipologia: regione H II e regione di formazione stellare
Complesso nebulare: associata a NGC 7000, Nebulosa Nord America
Emissione predominante: idrogeno ionizzato, H-alfa
Ripresa: Rieti, Seestar S50
Integrazione: 84 minuti

Condividi su:

Format Rieti Maggio-Giugno 2026

Categorie

Archivio