Sisma Amatrice, il ricordo dell’ex assessore Mezzetti: “Una ferita che non si rimargina”

24/08/2026 | Attualità, Notizie in evidenza

Terremoto amatrice
“Quello squarcio sulla terra di dieci anni fa è stato un durissimo colpo per un territorio che da quel giorno ha una ferita che non si rimargina” scrive Alessandro Mezzetti sul suo profilo Facebook in ricordo del Sisma che colpì Amatrice 10 anni fa.
“Alle 3 e 36 del 24 Agosto del 2026 un sisma distruttivo con epicentro Accumoli e Amatrice ha distrutto le speranze di generazioni intere che ancora ad oggi non rientrano dentro le proprie case.
Quella notte, di rimbalzo, nello stesso momento la città era tutta in piedi come buona parte della provincia e tutti si chiedevano dove fosse accaduta la tragedia più grande .
Ricordo un via vai di auto a Piazza Marconi, giornalisti davanti alla prefettura, notizie che poi ,col passare dei minuti indicavano che la devastazione aveva colpito al cuore la nostra provincia e i comuni di Accumoli e Amatrice dove ci recammo dopo poche ore con tutti gli operai dei Comune di Rieti e della Azienda servizi municipalizzati per prestare i primi aiuti.
Trovammo davanti a noi uno scenario apocalittico.
Aver vissuto quei momenti da assessore alla Protezione civile della città capoluogo per me è stata una esperienza che porterò sempre con me.
Il destino ha poi voluto che da sette anni ormai in quelle terre ci torno ogni giorno, da dipendente di uno dei comuni devastati e pian piano si vedono progressi di una ricostruzione che sa di tanto cemento ma di “meno paese” ma i ricordi di quei giorni rimarranno indelebili.
Oggi quelle terre hanno bisogno di futuro e di uno sviluppo consapevole dell’Appennino, perché dovranno diventare luoghi da vivere consapevolmente , rispettare, e non semplicemente da “abitare”.
Quelle terre oggi sono ancora, in buona parte, cantieri, e contestualmente ancora casette.
Quelle terre oggi rischiano la desertificazione umana e morale, aggrappate all’Appennino, ma senza un futuro .
Tanti soldi dovranno essere ancora messi a terra ma si sa, le aree interne oggi rischiano di diventare nuovi borghi svuotati di vite e di anima, senza identità, che ancora oggi chi le vive difende con le unghie.
Impariamo allora da chi le vive, chiediamo a chi le vive ancora se il percorso e’ quello giusto.
Impariamo dagli esempi positivi , facciamoli diventare simboli, evitiamo vetrine nelle ricorrenze, viviamo quei luoghi nelle lunghe giornate d’inverno . Ecco perché bisogna chiedere a chi sta lì cosa serve davvero lì.”
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