“Secondo la Cgia di Mestre tra il 2024 e il 2025 Rieti ha perso 200 imprese artigiane subendo un calo del 5,5 % delle aziende attive nel settore. Circa 800 le botteghe artigianali che hanno chiuso i battenti dal 1996. Una crisi dovuta a molteplici fattori di ordine generale, come la diffusione a macchia d’olio della grande distribuzione e l’avanzata del commercio on line” dichiara il consigliere comunale Antonio Emili. “È il riflesso di un’epoca segnata dalla cultura dell’usa e getta che induce all’acquisto di tanti e spesso inutili prodotti di poca o nessuna qualità, a dispetto dell’unicità, della rarità e della durevolezza dei beni creati o riparati ad arte dagli artigiani. Eppure è questo il campo in cui l’Italia ha speranze di resistere grazie all’abilità, alla creatività e alla sua storia artigiana, in un mondo altrimenti destinato al trionfo dell’e – commerce che semina vuoti e spegne le luci dei negozi, delle botteghe, dei borghi e delle comunità. Rieti non fa eccezione ed anzi mostra un calo ancor più verticale del settore che colloca la nostra al 22′ posto tra le 107 province colpite dalla contrazione delle imprese artigiane. Un comparto esposto al contraccolpo dell’aumento delle imposte locali e ai danni prodotti dalla scelta della giunta di estendere anche alla zona annonaria la possibilità di aprire altri centri commerciali oltre a quelli che già dilagano in tutto il nostro territorio. L’esatto contrario di quanto deve fare chi ha il dovere di salvaguardare il lavoro e la tenuta delle imprese artigiane attraverso la riduzione dei tributi, gli incentivi ai canoni calmierati e i contributi mirati all’innovazione, alla digitalizzazione e all’apertura ai mercati delle imprese locali. Perché l’artigianato è parte del mondo dei saperi, dei sapori e dei mestieri in cui siamo nati e alla sua salvezza è legato l’avvenire dei nostri figli” conclude Emili.



