Il Fiume Turano continua a soffrire. A valle della diga, in particolare nel tratto compreso tra Rocca Sinibalda e il territorio di Rieti, l’alveo è tornato a mostrare una marcata carenza d’acqua, aggravata dalla siccità e dalle scarse precipitazioni degli ultimi mesi. Una situazione che ha spinto il Comune di Rocca Sinibalda ad avviare un confronto con ENEL e con le istituzioni competenti dopo la petizione presentata dai cittadini.
La vicenda era tornata all’attenzione pubblica dopo il grave prosciugamento registrato tra il 6 e il 9 maggio, che secondo le prime segnalazioni sarebbe stato collegato a un guasto all’impianto mini-idroelettrico della diga. Il Comune, ricevuta la relazione dei cittadini l’8 giugno, ha quindi inviato il 20 luglio una nota formale a ENEL Produzione e a Ministero dell’Ambiente, Ministero delle Infrastrutture, Autorità di Bacino, Regione Lazio, Prefettura, Provincia e altri enti, chiedendo chiarimenti sulle cause dell’accaduto, sul deflusso delle acque, sulla sicurezza della diga e sui sistemi di allerta a valle.
ENEL, nella risposta del 31 luglio, ha spiegato che nei giorni del 6-8 maggio si erano verificati effettivamente problemi tecnici all’impianto mini-idro, affrontati attraverso l’apertura manuale delle saracinesche. Secondo la società, tuttavia, il deflusso minimo previsto dal disciplinare di concessione sarebbe stato garantito (Attualmente ENEL dichiara di rilasciare 200 litri d’acqua al secondo, quantità che dovrebbe assicurare almeno 100 litri al secondo al ponte di Posticciola).
È proprio questo uno dei punti centrali della vicenda. Nel successivo confronto tecnico con il Comune, ENEL avrebbe riconosciuto che l’attuale quantità di acqua rilasciata non è più adeguata alle condizioni climatiche e ambientali attuali. Il problema è che il parametro è fissato da un vecchio disciplinare di concessione e, fino a quando non sarà modificato, il gestore ritiene di dover rispettare quei limiti.
La soluzione strutturale passa quindi dalla Regione Lazio e, in particolare, dall’approvazione del nuovo Piano di Tutela delle Acque. Il nuovo quadro dovrebbe prevedere un aumento significativo del deflusso minimo vitale, indicato dal Comune in almeno tre volte rispetto ai livelli attuali. L’iter regionale, però, è in ritardo e non sono ancora chiari tempi e modalità di approvazione.
“Come Comune abbiamo voluto ricordare con chiarezza il grande vincolo che la diga rappresenta per il nostro territorio, un vincolo che nel tempo non è mai stato adeguatamente ristorato — né dalla Regione, né attraverso i sovracanoni, che restano di importo molto contenuto. Quel poco che negli anni si è riusciti a ottenere è stato frutto di battaglie legali portate avanti attraverso il BIM (Bacino Imbrifero Montano). È il momento che la politica, a livello nazionale e regionale, affronti seriamente il tema del pagamento dei servizi ecosistemici: i nostri Comuni custodiscono un valore ambientale altissimo, che le grandi aziende utilizzano per fare impresa, spesso a scapito dei territori e di chi ci vive.”
Nel frattempo il problema si è nuovamente aggravato. Il 13 agosto la Stazione Forestale di Rocca Sinibalda ha effettuato un sopralluogo, riscontrando una nuova e marcata essiccazione dell’alveo proprio nei giorni di Ferragosto. Una situazione documentata anche dai video realizzati da diversi cittadini.
A peggiorare il quadro contribuisce anche lo stato del corso d’acqua. Il Comune segnala da tempo cedimenti, alberi caduti, rovi e una generale carenza di manutenzione del letto del fiume. Anche gli affluenti del Turano, il Fosso di Stipes e il Fosso di Marangone, quest’ultimo sbarrato, non starebbero attualmente apportando acqua significativa al fiume.
ENEL ha inoltre chiesto controlli sui prelievi d’acqua effettuati dalle aziende agricole lungo il corso del Turano per l’irrigazione. Il Comune sottolinea però che il tratto maggiormente interessato dall’essiccazione si trova circa dieci chilometri a valle della diga, all’altezza e oltre Rocca Sinibalda, elemento che rende necessario valutare complessivamente tutte le cause della riduzione della portata.
Un punto, invece, sembra ormai condiviso: il cambiamento climatico e la scarsità di precipitazioni stanno aumentando la fragilità del sistema. Per il Comune, però, questo non può diventare un alibi per rinviare gli interventi necessari.
Adesso la priorità è l’emergenza del momento: il Comune ha mantenuto il contatto con i Carabinieri Forestali e ha sollecitato la Regione Lazio per un sopralluogo urgente.
Il confronto con ENEL ha dunque consentito di mettere alcuni punti fermi, ma non ha ancora risolto il problema. Il deflusso attuale viene considerato insufficiente, il nuovo Piano di Tutela delle Acque è ancora in attesa di un percorso definito, la manutenzione dell’alveo resta una criticità e il fiume, proprio in questi giorni, mostra nuovamente i segni di una situazione sempre più delicata.
La richiesta del territorio è ora quella di passare dalle verifiche alle decisioni, prima che la progressiva riduzione della disponibilità d’acqua renda ancora più difficile la tutela dell’ecosistema del Turano.



