Negramaro, a Rieti una notte ricca di musica, emozioni e umanità

9/08/2026 | Attualità, Notizie in evidenza

La voce di Giuliano Sangiorgi è arrivata al pubblico dello Scopigno prima ancora delle parole: limpida, potente, intensa, capace di accarezzare le strofe per poi esplodere nei ritornelli e lasciare migliaia di persone a cantare insieme a lui.

E forse è proprio questa una delle immagini più belle lasciate dai Negramaro a Rieti: uno stadio che, per una sera, ha cantato insieme. Generazioni diverse, storie diverse, persone arrivate per motivi diversi e ritrovatesi nello stesso coro.

La scelta di portare allo Stadio Manlio Scopigno una delle tappe del tour Una storia ancora semplice si è rivelata, alla luce della risposta del pubblico, azzeccata. Una tappa lontana dalle grandi città normalmente inserite nei circuiti dei grandi concerti, ma capace di regalare alla band un’accoglienza importante.

Sugli spalti e sul prato, per quanto possibile davanti a un palco posizionato all’altezza degli spogliatoi, c’erano famiglie, coppie, gruppi di amici, mamme e figlie. E anche alcuni bambini. Persino qualche piccolo amico di classe di Stella, la figlia di Giuliano Sangiorgi.

Perché i Negramaro, in oltre vent’anni di storia, sono riusciti in qualcosa che non è affatto scontato: parlare a generazioni diverse. I più giovani hanno cantato a memoria Marziani e Luna piena, mentre chi è cresciuto con la band ha ritrovato le proprie canzoni in Mentre tutto scorre, Nuvole e lenzuola, Parlami d’amore e in tutti quei brani che ormai fanno parte della memoria musicale di una generazione.

Una scaletta che attraversa più di vent’anni di musica e che, a Rieti, ha avuto un ingrediente in più: il pubblico.

Quando c’era da cantare, Giuliano si è fatto da parte e ha lasciato spazio alle persone. E Meraviglioso, cantata prima dalla sua voce e subito dopo da migliaia di persone insieme, è diventata uno dei momenti più partecipati della serata.

Ma dentro il concerto c’è stato molto più della loro musica. A cominciare dalla band, solida e precisa, capace di sostenere e arricchire ogni passaggio dello spettacolo. E poi i richiami alla musica internazionale, con alcuni brani che hanno preso per qualche istante una direzione diversa, lasciando spazio a contaminazioni e citazioni sonore, prima di tornare alla loro forma originale.

Giuliano Sangiorgi ha ricordato grandi artisti che non ci sono più, da Lucio Dalla a Lucio Battisti, fino a Francesco Guccini, al quale è stato dedicato un intenso omaggio con Dio è morto. Sul palco ha ballato, giocato, sfidato il pubblico, senza mai risparmiarsi. Ma ha anche cercato momenti più intimi, sedendosi al pianoforte e cambiando ritmo, atmosfera e dimensione.

Poi il pensiero alla pace, ai bambini di Gaza, a tutti i bambini vittime delle guerre, ai genocidi. E ancora il riferimento ai naufraghi attraverso una modifica a una frase di Com’è profondo il mare. Un passaggio che ha riportato al centro un tema ricorrente della serata: la necessità di non perdere la capacità di riconoscersi nell’altro, quella che Giuliano ha indicato semplicemente come umanità.

Lo stesso tema è tornato verso la fine dello spettacolo. Sul grande ledwall alle spalle della band, un’animazione grafica ha dato voce a degli alieni che si rivolgono agli esseri umani e li accusano di essere responsabili dei disastri che stanno devastando il pianeta. Il punto di vista si ribalta completamente: il vero “nemico” non arriva dallo spazio. Siamo noi, con le nostre azioni, a mettere in pericolo il mondo che abitiamo e, alla fine, noi stessi. “Restate uniti…restate umani!”

Un concerto che fa ballare, cantare e divertire, ma che lascia anche qualche domanda.

E alla fine rimane il rapporto costruito tra il palco e il pubblico. Una band che, dopo più di vent’anni, continua a cercare un contatto diretto con le persone e un pubblico che risponde con le mani alzate, i cori, gli sguardi e le parole cantate tutte insieme.

A Rieti quel contatto c’è stato.

Lo si è visto nelle persone che conoscevano ogni parola e in quelle che magari erano arrivate semplicemente per ascoltare qualche canzone e si sono ritrovate dentro una festa collettiva.

Una notte piena di musica, certo. Ma anche di ricordi, valori e umanità.

Una storia, ancora semplice.

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