Di Luca Volpone – Nelle ultime puntate di Sotto questo cielo abbiamo seguito il ciclo della vita delle stelle. Abbiamo osservato le grandi culle cosmiche dove nascono, come M17, ammirato le loro ultime tracce luminose nelle nebulose planetarie M27 e M57 e spinto lo sguardo fino alla Galassia dei Fuochi d’Artificio, NGC 6946, dove le stelle più massicce concludono la loro esistenza esplodendo come supernove. Questa sera torniamo a osservare gli ultimi istanti di vita di una stella, ma da una prospettiva ancora diversa. L’oggetto protagonista è NGC 6302, conosciuta in tutto il mondo come la Nebulosa Farfalla. Si trova nella costellazione dello Scorpione, a circa 3.400 anni luce dalla Terra, ed è una delle nebulose planetarie più spettacolari mai osservate. Il suo nome deriva dalla straordinaria forma delle due grandi ali di gas che si estendono nello spazio per oltre due anni luce. Ma dietro questa apparente delicatezza si nasconde uno degli ambienti più estremi della nostra Galassia. Al centro della nebulosa si trova infatti una delle nane bianche più calde mai osservate, con una temperatura superficiale stimata superiore ai 200.000 gradi Celsius. Una temperatura quasi quaranta volte superiore a quella della superficie del nostro Sole. È proprio questa intensa radiazione a illuminare il gas espulso dalla stella durante le ultime fasi della sua evoluzione. Le immagini ottenute dai grandi osservatori mostrano la Nebulosa Farfalla con spettacolari contrasti tra il rosso dell’idrogeno ionizzato e l’azzurro dell’ossigeno doppiamente ionizzato. Nella fotografia realizzata da Rieti emerge invece soprattutto la componente rossa della nebulosa. La debole emissione dell’ossigeno è molto più difficile da registrare con uno strumento compatto come il Seestar S50 e richiederebbe tempi di integrazione sensibilmente più lunghi o strumenti più sensibili. I colori non sono casuali. Il rosso che domina l’immagine è prodotto dall’idrogeno ionizzato (Hα), il gas più abbondante dell’Universo, eccitato dall’intensa radiazione della stella centrale. Le emissioni azzurre, dovute principalmente all’ossigeno doppiamente ionizzato ([O III]), sono presenti nella nebulosa ma risultano molto meno evidenti in questa ripresa. È la stessa fisica che abbiamo incontrato osservando M27 e M57, ma qui avviene in un ambiente ancora più estremo, alimentato da una delle nane bianche più calde conosciute. Le due “ali” non sono immobili. Si stanno espandendo nello spazio a velocità superiori ai 600 chilometri al secondo, modellate dal vento stellare e dalla radiazione proveniente dal nucleo centrale. Quella che osserviamo oggi è quindi una fotografia di un processo ancora in corso.
Ed è forse questo l’aspetto più affascinante: la Nebulosa Farfalla non è una forma scolpita nel cielo. È un istante che dura migliaia di anni, ma pur sempre un istante nella vita dell’Universo.
Mentre noi osserviamo la sua elegante simmetria, la nebulosa continua lentamente a espandersi. Tra decine di migliaia di anni sarà ormai così rarefatta da confondersi con il mezzo interstellare e di lei rimarrà soltanto la nana bianca al centro, destinata a raffreddarsi lentamente per miliardi di anni. Forse è questo il filo invisibile che lega tutte le tappe del nostro viaggio Sotto questo cielo. Le stelle nascono, vivono, cambiano forma e restituiscono allo spazio la materia di cui saranno costruite nuove generazioni di stelle, pianeti e, forse, nuove forme di vita.
La Farfalla non rappresenta la fine di una stella. Rappresenta il momento in cui l’Universo trasforma una fine in un nuovo inizio.
Info
NGC 6302 – Nebulosa Farfalla
Costellazione: Scorpione
Distanza dalla Terra: circa 3.400 anni luce
Natura: Nebulosa planetaria
Temperatura della nana bianca centrale: oltre 200.000 °C
Immagine realizzata da Rieti durante una caldissima notte estiva con telescopio Seestar S50.
Elaborazione di 211 minuti di scatti fotografici mediante stacking in SIRIL e ottimizzazione finale con Adobe Lightroom.



