“Finalmente il direttore della ASL Maccari ha provato a fornire risposta ad alcune delle questioni sollevate a mezzo stampa da NOME Officina Politica sul robot chirurgico Da Vinci. Lo ha fatto in una recente intervista al Messaggero, in cui però Maccari riporta informazioni parziali, fa puntualizzazioni senza cogliere il senso delle critiche ed utilizza toni trionfalistici per confermare dati allarmanti. Rilancia con toni da propaganda che “l’urologia di Rieti avrà il posto che merita nella sanità regionale” e cita la rinnovata attrattività del nosocomio reatino per le professionalità mediche.” comunica NOME Officina Politica.
“L’intervista è stata poi ripresa dal quotidiano Italia Oggi, dove si dice addirittura che il robot chirurgico del nostro nosocomio viene dal futuro, anziché dire più propriamente – come spiegheremo – che in realtà viene dal passato.
Commentiamo con ordine le sue dichiarazioni, tentando di diradare la sempre più fitta nebbia su questa vicenda ancor poco discussa in città.
Sull’utilizzo del robot chirurgico. L’ iperplasia prostatica benigna non è, come afferma Maccari, un intervento che richiede una stretta necessità di intervento robotico. Piuttosto, il robot è usato prevalentemente in chirurgia oncologica, quindi in ambito urologico gli interventi effettuati con robot sono la prostatectomia e la nefrectomia.
Sui numeri. In sei mesi 18 interventi urologici effettuati: un disastro per l’economia di un robot chirurgico, che dovrebbe essere usato per centinaia di interventi ogni anno per poter avere una giustificazione economica. Quindi nessun intervento svolto fuori dall’urologia, quando è noto e documentato che se non si allarga l’uso in diverse discipline chirurgiche sarà impossibile arrivare a numeri decenti. Non si capisce inoltre come ci sia già una lista di attesa di 17 pazienti con numeri così bassi se, come afferma Maccari, l’organico è al completo e gettonisti e specializzandi corrono tutti a Rieti grazie al robot.
La precisazione sulle modalità di acquisto. La tipologia “multi port vs single port” non rileva sul tema della donazione fatta dalla Fondazione Varrone, pretesa in denaro e non accettata in natura (come avvenuto altrove ad esempio a Firenze) che ad avviso di NOME Officina Politica avrebbe consentito di conseguire vantaggi.
Maccari sostiene poi che aspettare il modello nuovo avrebbe comportato rinviare l’acquisto, confermando quindi l’acquisizione di un modello obsoleto (Xi) quando quello nuovo (5) era già disponibile da luglio 2025.
Infine, il gioco di parole riportato nell’intervista per motivare l’acquisto su piattaforma Consip (“abbiamo l’obbligo di comprare principalmente sulla piattaforma”, o è obbligo o non è) conferma quanto noto, ovvero che in presenza di motivazioni giustamente argomentate, sarebbe stato possibile reperire sul mercato modelli diversi o a prezzi inferiori.
A questa confusione si contrappone il silenzio della Fondazione Varrone, che pare disinteressata a verificare se i milioni donati stiano realmente dando un beneficio alla sanità del territorio.”
09_07_26



