di Massimo Palozzi – Nella pur ricca annalistica locale, l’opera di Mario Santarelli è arrivata a colmare un vuoto. Da qualche giorno l’autore ha dato alle stampe il libro in due volumi “La sanità reatina e sabina – Tra passato, presente e futuro” in cui racconta la storia delle pratiche mediche che hanno caratterizzato il territorio, dagli antichi rimedi all’intelligenza artificiale. Il ricavato delle vendite sarà devoluto in beneficenza.
Il prof. Santarelli è un medico di lungo corso, direttore da oltre vent’anni anni del reparto di Radioterapia dell’ospedale San Camillo de Lellis di Rieti. Ma è pure fortemente attivo nel volontariato, il che gli ha permesso di trasferire su pagina l’impronta di una spiccata sensibilità nei confronti di chi vive il disagio della malattia o della solitudine. Non è un caso che la dedica in apertura sia rivolta “a tutti coloro che cercano sollievo” e “a tutti coloro che si impegnano per donare sollievo”.
L’anelito al conforto dalla sofferenza psico-fisica e l’aspirazione all’umanizzazione delle cure costituiscono in effetti la cifra morale, prima ancora che stilistica, di questo lavoro. Come ha giustamente osservato Roberto Lorenzetti durante la presentazione nella sede della Sabina Universitas, Santarelli è riuscito a schivare la trappola in cui cadono molti medici che si dedicano a scrivere sulla loro materia d’elezione. I due tomi non ricostruiscono infatti la storia della medicina a Rieti e in Sabina, o almeno non solo. Offrono piuttosto un excursus di largo respiro sulle metodiche sperimentate lungo le varie epoche per assistere infermi ed emarginati, attraverso la progressiva emancipazione dalle pratiche ancestrali di affidamento a divinità come la dea sabina Vacuna (vero e proprio genius loci ritratta in copertina), per approdare all’applicazione dei più avanzati protocolli socio-assistenziali al culmine di un ininterrotto percorso di affinamento di talenti e saperi. L’omaggio a molti illustri colleghi che hanno onorato la professione medica rappresenta allora la naturale conseguenza di un discorso sul filo della continuità, sviluppato però senza alcun autocompiacimento corporativo.
Non mancano poi capitoli intensi dedicati alle confraternite e al microcosmo del volontariato, che con spirito altruistico affianca operatori e manager nello sforzo di far funzionare la sanità provinciale anche sul piano burocratico-amministrativo. L’offerta dei servizi dedicati alla salute forma del resto un meccanismo complesso e sfaccettato, di cui le abilità di medici, infermieri, tecnici e ausiliari rappresentano soltanto un tassello. Magari il più importante, che non avrebbe tuttavia modo di esprimere per intero le proprie potenzialità se non inquadrato in un contesto operativo efficace e coerente con la missione di fondo.
Nonostante la mole dell’opera (232 pagine il primo volume, 256 il secondo), la prosa agile e brillante di Santarelli rende la lettura scorrevole, alla scoperta di un mondo dove non di rado l’evidenza scientifica si intreccia con credenze popolari o dove il servizio agli umili e ai dimenticati incrocia i giganti della storia, come nel celebre episodio della cauterizzazione degli occhi subita da san Francesco a Fonte Colombo.
E se l’attualità resta ancorata alle speranze di realizzazione dei nuovi ospedali di Rieti e Amatrice o agli auspici della riduzione delle liste d’attesa, l’incalzante racconto delle vicende che hanno caratterizzato nei secoli la sanità reatina non risente minimamente degli affanni dell’oggi. Dalle erbe miracolose del Terminillo alle preparazioni galeniche delle abbazie, il libro di Santarelli possiede la rara capacità di trasportare il lettore a spasso nel tempo per scoprire o riscoprire usanze remote, fino ad approdare a un presente segnato da personalità ben impresse nella memoria collettiva.
Che l’autore non sia uno storico di professione nulla toglie al rigore della ricerca. I fatti narrati sono il frutto di indagini approfondite, condotte con lo zelo e lo scrupolo dello scienziato e con il supporto di un’ampia bibliografia. Traspare come in quest’opera il prof. Santarelli abbia applicato al lungo lavoro di ricomposizione di dati ed eventi lo stesso puntiglioso metodo utilizzato nel trattamento dei suoi pazienti o nell’attività didattica di docente universitario. Il risultato è un testo prezioso per ogni studioso che si accosti all’approfondimento delle vicende locali nel suo complesso, perché le informazioni riportate compendiano un corpus che va al di là del settore medico, spaziando dall’evoluzione del pensiero scientifico alle trasformazioni sociali del territorio reatino-sabino. Al contempo si rivela un’opera godibile come un appassionante romanzo storico, dove ogni capitolo apre scenari che al lettore lasciano l’irresistibile curiosità di scoprire il seguito in quelli successivi. Formidabile poi la l’idea di chiudere con un glossario dialettale medico, in cui è possibile ritrovare parole ed espressioni vernacolari spiegate nel loro autentico significato originario.
Non è la prima fatica storico-letteraria di Mario Santarelli. Nel 2024 il professore aveva già pubblicato un libro su Santa Rufina di Cittaducale, dando prova di una evidente vocazione nel ricostruire le vicende della sua terra. Con “La sanità reatina e sabina” si conferma scrittore di vaglia, oltre che ricercatore attento e puntuale, in uno sforzo di custodia della memoria che è insieme omaggio al passato e stimolo a tramandare alle generazioni future il patrimonio culturale di Rieti.
08-07-2026



