Di Luca Volpone – Tra le costellazioni estive ce n’è una che custodisce uno degli oggetti più straordinari del cielo profondo. Nella costellazione della Volpetta, a circa 1.360 anni luce dalla Terra, si trova M27, la celebre Nebulosa Manubrio, la prima nebulosa planetaria mai scoperta nella storia dell’astronomia.
Fu individuata nel 1764 da Charles Messier, che la inserì nel suo celebre catalogo. A colpire gli astronomi fu la sua forma insolita, che nei piccoli telescopi ricordava un manubrio da palestra, da cui deriva il nome con cui è ancora oggi conosciuta.
Nonostante il termine, M27 non ha nulla a che vedere con i pianeti. L’espressione nebulosa planetaria nasce infatti da un equivoco storico: i primi telescopi mostravano questi oggetti come piccoli dischi sfocati, simili all’aspetto di Urano o Nettuno. Oggi sappiamo che si tratta invece degli ultimi istanti di vita di stelle simili al nostro Sole.
Quando una stella di massa intermedia esaurisce il combustibile nucleare, gli strati più esterni vengono espulsi nello spazio. Al centro rimane un nucleo estremamente caldo e denso, una nana bianca, la cui intensa radiazione ultravioletta continua a illuminare il gas circostante, facendolo brillare.
I colori della nebulosa raccontano la composizione del materiale espulso. Le regioni rosse sono dominate dall’idrogeno ionizzato, mentre le caratteristiche tonalità azzurre e verdastre rivelano la presenza di ossigeno doppiamente ionizzato. La distribuzione di questi elementi non è casuale: l’ossigeno si concentra soprattutto nelle regioni più interne, dove la radiazione della nana bianca è più intensa, mentre l’idrogeno è maggiormente presente negli strati più esterni.
Per molti anni si è pensato che M27 avesse una forma relativamente semplice. Le osservazioni moderne hanno invece mostrato una struttura tridimensionale molto più complessa, composta da numerosi gusci di gas in espansione, modellati da espulsioni successive di materia e dall’interazione con il mezzo interstellare.
Osservare M27 significa anche osservare il nostro futuro. Tra circa 5 miliardi di anni, quando il Sole avrà terminato il proprio combustibile nucleare, attraverserà una fase molto simile. Anche lui espellerà i suoi strati più esterni, formando una nebulosa planetaria destinata a dissolversi lentamente nello spazio. Al centro rimarrà una nana bianca, ultimo testimone della sua lunga esistenza.
In un certo senso, la Nebulosa Manubrio non è soltanto il ricordo di una stella ormai giunta al termine della propria vita.
È un’anticipazione del destino della nostra.
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Info
M27 – Nebulosa Manubrio, situata nella costellazione della Volpetta, a circa 1.360 anni luce dalla Terra.
Immagine ottenuta tramite stacking per un tempo complessivo di integrazione di 88 minuti, realizzata da Rieti con telescopio Seestar S50.
Elaborazione effettuata con SIRIL e ottimizzazione finale con Adobe Lightroom.



