Indice climatico, per Rieti si fa dura

28/06/2026 | Il domenicale, Notizie in evidenza

di Massimo Palozzi – Se questi giorni vi sono sembrati caldi, sappiate che potrebbe peggiorare. Non solo per le previsioni che annunciano un’estate bollente, ma anche in rapporto ai dati degli anni passati.

Martedì il Corriere della Sera ha pubblicato uno studio condotto insieme a iLMeteo.it sull’indice climatico 2026. In pratica una graduatoria basata su diversi parametri per stabilire il livello di benessere legato al clima tra i 108 capoluoghi di provincia italiani. La classifica si riferisce al 2025, ma è molto interessante il raffronto con gli anni precedenti.

Nel complesso, Rieti si è collocata al 62° posto per indice di vivibilità, con un miglioramento di ben 16 posizioni rispetto al 2024 e addirittura di 23 rispetto all’85^ raggiunta nel 2023. Davvero un salto consistente, visto che per tutti gli anni Venti il capoluogo sabino ha galleggiato stabilmente al di sopra dell’80° piazzamento e solo l’anno scorso ha conosciuto questa crescita, che la pone comunque sempre nella parte bassa della tabella.

Le voci più critiche sono state le ondate di calore (74 giorni), il caldo africano (19 i giorni nei quali la temperatura massima è stata uguale o superiore a 34 gradi) e l’escursione termica, con 12 gradi di fluttuazione rispetto alla media annuale. Bene invece le notti tropicali, (addirittura nessuna nel 2025), le piogge intense, cadute per sole 4 ore nell’anno, ma soprattutto gli eventi estremi, con un unico giorno nel quale si sono registrati nubifragi e venti forti.

Tra gli indicatori che hanno riportato il giudizio “ottimo”, i ricercatori hanno incluso pure l’assenza di giorni con nebbia fitta (visibilità inferiore a mille metri) e quelli freddi: soltanto uno in cui la temperatura massima si è mantenuta sotto i tre gradi centigradi.

Per i profani questi ultimi due elementi suonano positivi solo in apparenza. L’assenza di banchi di nebbia è un indubbio vantaggio per la circolazione e per il tasso di umidità che con le basse temperature è davvero difficile da tollerare. Meno evidente pare invece l’incidenza benefica sui tradizionali ritmi della natura e sulle coltivazioni tipiche della Piana, favorite in passato da un microclima in cui la nebbia era protagonista assoluta.

A livello esperienziale, nemmeno il (relativamente) poco freddo induce a un’immediata esultanza. Se non si gela si vive meglio e si risparmia sul riscaldamento, non c’è dubbio. Ma al di là di queste osservazioni banali, la mutazione in tempi tanto rapidi dei cicli climatici in precedenza osservati per lunghissimi periodi lascia perplessi sui suoi reali effettivi positivi.

I non più giovani ricordano gli inverni con le strade ghiacciate, i marciapiedi scivolosi come piste di pattinaggio e la brina sui campi. Oppure le fontane trasformate in statue, con tanto di stalattiti di ghiaccio, e la difficoltà a tirare su le serrande di garage e negozi sigillate dal gelo.

Al netto dell’effetto nostalgia, da sempre il freddo umido è un topos tra i più riconosciuti dell’annalistica locale. Fino a non molto tempo fa romani e ternani guardavano con invidia a Rieti come a un luogo dove trovare refrigerio quando l’afa si faceva insopportabile. Oggi non è più così. Nel giro di pochi anni il capoluogo è finito in fondo alla classifica nazionale per le bizzarrie climatiche collegate all’aumento repentino delle temperature e poco importa che nel resto del paese le cose non vadano meglio. Qui a farne le spese non è solo la città. Fa caldo persino al Terminillo e non è una buona notizia.

Per come è cominciata l’estate, questo 2026 si candida a far perdere a Rieti parecchie posizioni nella classifica sul benessere climatico che sarà stilata il prossimo anno, sempre che altrove non succeda di peggio. Oltre a prendere atto della mutazione quasi genetica del contesto, è quindi giunta l’ora di riconsiderare certi stilemi ambientali trasformati in stereotipi. Per aggiornarli, certo, ma anche per farne oggetto di riflessione.

Se tra i principali luoghi comuni resiste l’idea di una Rieti fredda e umida, i numeri dicono invece che è necessario un cambio di prospettiva. Insistere su un modello di sviluppo come quello ipotizzato con il Tsm2 rischia ad esempio di creare aspettative difficilmente realizzabili, indirizzando finanziamenti verso obiettivi antistorici. Lo stesso dicasi per la sempre meno adeguata preparazione a prevenire e affrontare fenomeni atmosferici estremi, con le loro conseguenze sia dirette che indirette.

Il problema non si pone tanto in termini di emergenze più o meno catastrofiche, tipo il devastante incendio sulla Salaria di metà settimana, quanto piuttosto in relazione all’ordinaria amministrazione. Pulizia delle caditoie, cura del verde e dei bordi stradali, manutenzione degli argini sono operazioni da fare a ciclo continuo. Vedere viale Maraini trasformarsi in un fiume a ogni acquazzone lascia aperti dolorosi interrogativi sulla qualità complessiva degli interventi. Oltre la propaganda e il luccichio delle opere realizzate grazie ai fondi del Pnrr, la quotidianità rimane il grande tema irrisolto per il presente e, soprattutto, per il futuro.

 

28-06-2026

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