Cosa ci dicono i vandali del “Kobe Bryant”

21/06/2026 | Il domenicale, Notizie in evidenza

campo di kobe Bryant ph M.D'alessandro1

di Massimo Palozzi – Indignazione, sconcerto, frustrazione, rabbia. Le parole non bastano per descrivere lo stato d’animo di patron Roberto Pietropaoli, della Sebastiani basket e di tutta la città per l’ennesimo episodio di vandalismo contro il campo intitolato a Kobe Bryant. Dopo anni di abbandono, l’impianto di Campoloniano è diventato un gioiellino a partire dalla fine del 2024, quando sono terminati i lavori di ristrutturazione finanziati dalla stessa Sebastiani. E già allora, qualche giorno prima dell’inaugurazione ufficiale dell’11 gennaio 2025, la società si era sobbarcata le spese per riparare i danni degli idioti di turno che si erano divertiti a rovesciare le panchine e strappare le retine dei canestri. Neanche il tempo di assorbire il disappunto, che ancora a dicembre Pietropaoli era dovuto intervenire di nuovo per le stesse ragioni, non mancando nell’occasione di notare l’inciviltà imperante e la poca collaborazione delle istituzioni nella cura della struttura.

A sei mesi di distanza, l’ennesimo episodio con panchine divelte e canestri danneggiati. “Avevamo chiesto, anche in maniera dura, un aiuto per fare in modo di salvaguardare un bene messo a disposizione della collettività e più di una volta siamo intervenuti per provvedere a sistemare i danni”, è stata mercoledì la reazione della Sebastiani. “Ora però basta, non abbiamo più intenzione di investire denaro nella città, visto che i risultati sono questi”.

Lo sfogo è comprensibile. Il presidente Pietropaoli ne ha già parlato con il vescovo Vito Piccinonna. Conoscendolo, non sorprenderebbe se ancora una volta dimostrasse di mettere davanti allo scoramento la voglia di contribuire concretamente al decoro della città. Ma non è questo il punto. Il campo da basket degli ex Stimmatini è un’area di ritrovo, aggregazione e sano divertimento non solo per i ragazzi del quartiere. Con i suoi colori giallo e viola, in onore a quelli dei Los Angeles Lakers dove Kobe Bryant ha giocato durante la sua stellare carriera, ricorda a tutti che su quel cemento ha mosso i primi passi uno dei massimi campioni dello sport più amato a Rieti, prematuramente scomparso a soli 41 anni a gennaio del 2020. Proprio lì, il piccolo Kobe, giunto in città insieme al padre Joe ingaggiato dalla Sebastiani, negli anni Ottanta si divertiva a tirare al canestro. L’impianto di via Don Benedetto Riposati è quindi qualcosa di più di un semplice campetto di basket. Rappresenta un simbolo e insieme un omaggio a uno dei migliori cestisti di sempre, di cui Rieti conserva un affettuoso ricordo. Forse proprio per questo è diventato oggetto dell’accanimento continuo di qualche imbecille sfaccendato. Magari scopriremo che gli autori di queste scorribande sono quattro ragazzini annoiati che riescono a staccare lo sguardo dagli smartphone solo per imprese insensate come queste. Sarebbe un sollievo sapere che la città non è minacciata da bande di malavitosi o da pericolose gang criminali? In parte sì, ma l’interrogativo di fondo resta intatto di fronte a una devianza tanto stupida e perfino autolesionista, perché non è irragionevole pensare che tra i vandali in azione figurino persone che vivono in zona.

Alla fine del mese si concluderanno (forse) i lavori del Pnrr. Sulla loro efficacia, sulla loro qualità, sulla loro adeguatezza e finanche sul loro aspetto estetico ognuno è libero di pensarla a modo suo. Verso le pubbliche amministrazioni coinvolte, in primis il Comune, possono essere indirizzate le critiche più dure per le scelte fatte e per le modalità operative. Quando però le infrastrutture messe a disposizione di tutti sono oggetto di simili, ripetuti attacchi, si supera una linea rossa di civiltà. A maggior ragione se sono offerte da soggetti privati, come nel caso del campo di Casa Buon Pastore.

Più sorveglianza, più telecamere, maggiori controlli. Sono le richieste (legittime) che davanti a spettacoli desolanti come quello descritto si alzano da parte dei diretti interessati e dei tanti cittadini perbene. Probabilmente è l’unica soluzione per scoraggiare il ripetersi di irruzioni vandaliche, ma davvero ci siamo ridotti così? È un permanente stato di polizia quello che sogniamo per vivere decentemente?

I gesti di pochi scriteriati non devono ricadere su tutti, però ci sono eventi che per il loro simbolismo trascendono l’ambito in cui sono avvenuti. L’omicidio di Raffaele Marianella dopo la partita tra Sebastiani e Pistoia lo scorso 19 ottobre è stata opera di un gruppo circoscritto di criminali. Eppure ha gettato un’ombra su un’intera comunità, che fino a quel momento si pensava immune da certi estremismi.

Con il campo dedicato a Kobe Bryant la storia si ripete. Ovviamente non per la gravità degli episodi, ma per il retroterra culturale che denunciano. E qui ci dobbiamo mettere in discussione tutti, sia come singoli, sia come parti di una società complessa e in continua trasformazione: educatori, insegnanti, comunicatori, classe dirigente.

Famiglia, scuola, informazione, politica, associazionismo sono ancora all’altezza degli alti compiti a cui sono chiamati? Nella risposta a questa domanda sta forse il futuro di Rieti e non solo di un campetto di periferia.

 

21-06-2026

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