Un pigmento di 5.300 anni fa riemerge nel Giudizio Universale: la scoperta che ne accresce il valore

12/06/2026 | Cultura, Notizie in evidenza

Redazione – Il restauro non restituisce soltanto colori e forme perdute. A volte riporta alla luce storie che attraversano i millenni. È quello che è accaduto durante l’intervento sul Giudizio Universale dei fratelli Torresani, dove le analisi hanno rivelato una scoperta destinata a suscitare l’interesse di studiosi e storici dell’arte: la presenza del cosiddetto “blu egizio”.

A raccontarlo è Tommaso Sensini dello Studio Tre Tecnologia e Restauro di Arezzo, che ha curato il recupero dell’opera. Si tratta di un pigmento straordinario, rarissimo, considerato il primo colore artificiale prodotto dall’uomo. La sua storia inizia oltre 5.300 anni fa nell’antico Egitto, per poi attraversare il mondo romano e scomparire gradualmente dall’uso artistico per secoli.

La sorpresa è che questo pigmento, ritenuto rarissimo, è stato individuato proprio all’interno del grande affresco dei Torresani. Gli studiosi lo hanno rintracciato in alcuni degli azzurri più chiari e luminosi dell’opera, un dettaglio che apre scenari affascinanti. La presenza del blu egizio crea infatti un collegamento inatteso con alcuni dei più grandi protagonisti del Rinascimento italiano. Recenti studi hanno documentato il suo utilizzo nelle opere di Raffaello e, probabilmente, anche in quelle del Perugino. Ritrovarlo qui suggerisce connessioni, conoscenze e scambi culturali che attraversavano l’Italia centrale del Cinquecento.

Ma la scoperta scientifica è soltanto uno degli elementi che accrescono il valore del Giudizio Universale. Secondo Sensini, l’opera rappresenta uno degli esempi più completi di questo tema iconografico ancora oggi conservati. I fratelli Torresani guardano chiaramente ai grandi maestri del loro tempo: da un lato Michelangelo e il suo Giudizio Universale della Cappella Sistina, dall’altro Luca Signorelli, autore degli straordinari affreschi del Duomo di Orvieto, dai quali riprendono figure, geometrie e organizzazione dello spazio.

Eppure il dato forse più sorprendente riguarda proprio gli autori. I Torresani non furono soltanto pittori capaci e aggiornati sulle novità artistiche del loro tempo. Furono anche abili organizzatori. In appena due anni riuscirono infatti a portare a termine un’opera monumentale di circa 200 metri quadrati, coordinando collaboratori e botteghe come una vera impresa artistica ante litteram.

Grazie al restauro, oggi il Giudizio Universale non recupera soltanto la sua bellezza originaria. Recupera anche una parte della sua storia nascosta: quella di un pigmento nato sulle rive del Nilo migliaia di anni fa e arrivato, attraverso secoli di conoscenze e segreti di bottega, fino alle mani dei Torresani.

 

ph M. Festuccia

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