È una mostra nata tra le macerie di Gaza, ma capace di attraversare confini e continenti, emozionando migliaia di persone. Si chiama HeArt of Gaza, un titolo che unisce le parole inglesi “heart” (cuore) e “art” (arte), ed è composta dai disegni realizzati dai bambini della Striscia. Un progetto che non passa dai grandi musei, ma che vive grazie all’impegno di scuole, università, biblioteche e associazioni che scelgono di ospitarlo e diffonderlo. Da noi l’esposizione è sotto le volte di Palazzo Papale e vi rimarrà sino al 20 giugno.
L’idea è nata nel luglio del 2024 durante il conflitto a Gaza dall’incontro tra il palestinese Mohammed Timraz e l’irlandese Féile Butler. Un’amicizia costruita a distanza, attraverso il racconto quotidiano della vita sotto le bombe.
“Dopo il 7 ottobre – racconta Timraz – io e Féile ci sentivamo ogni giorno. Lei era in Irlanda e io a Gaza. Un giorno mi ha inviato un disegno realizzato da sua figlia e io le ho mostrato alcuni disegni dei miei tre nipoti, Nour, Shahed e Sobhi, che all’epoca avevano 9, 7 e 5 anni”.
Tra quei fogli ce n’era uno che colpì profondamente entrambi: un disegno di Shahed che raffigurava un bambino senza testa. “Ci siamo fermati e abbiamo capito che non era normale che un bambino di sette anni rappresentasse una scena del genere. In quel momento ho deciso che dovevo fare qualcosa per loro”.
Da quella consapevolezza è nata una tenda artistica all’interno della quale Timraz ha iniziato a organizzare laboratori dedicati ai più piccoli. L’obiettivo era offrire uno spazio protetto dove esprimersi attraverso il disegno, lontano dalle immagini della guerra. Si proponevano temi semplici e belli come il mare, l’inverno, la scuola, i fiori. Giorno dopo giorno i bambini hanno iniziato a cambiare. Anche Shahed ha smesso di disegnare solo dolore e ha ricominciato a rappresentare cose belle. “È allora che ho capito che l’arte può aiutare a guarire e che il disegno può avere un potere terapeutico”.
Da quell’esperienza è nato HeArt of Gaza, diventato in pochi mesi un progetto internazionale. Le opere dei bambini hanno iniziato a viaggiare e a raccontare al mondo uno sguardo diverso sulla realtà della Striscia: quello dell’infanzia, fatto di paure ma anche di sogni, colori e speranza.
I numeri testimoniano il successo dell’iniziativa. Fino a qualche mese fa erano state organizzate circa 250 mostre nel mondo e oltre 150 si sono svolte in Italia. È il Paese che ci ha accolto di più.
Un legame speciale che l’ideatore del progetto attribuisce alla sensibilità delle comunità italiane e all’impegno dei tanti volontari che rendono possibile ogni esposizione portando ovunque un messaggio di pace, dando voce ai bambini di Gaza..
foto R. Fagiani
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