Una serata tra sport, amicizia e memoria andata sold out, quella che ha visto protagonista il giornalista di Sky Sport Stefano Meloccaro, tornato nella sua Rieti per presentare il libro “Di chi si parla quando si parla di tennis”.
Ieri pomeriggio il locale Bèer Sheva si è trasformato in una tribuna d’onore per assistere ad un viaggio appassionante nella storia di uno sport che oggi sta conquistando sempre più italiani.
Nel corso dell’incontro Meloccaro, incalzato dal giornalista sportivo Leonardo Valente, ha alternato riflessioni sul tennis moderno a una lunga serie di aneddoti personali, legati alla sua adolescenza trascorsa tra campetti improvvisati, tornei di quartiere e sogni sportivi condivisi con gli amici di sempre.
Tra i momenti più divertenti, il racconto del celebre “torneo delle scamorze”, organizzato da ragazzi nel quartiere di Madonna del Cuore: una strada chiusa al traffico, un filo per i panni usato come rete e le righe disegnate con i mattoni. “Giocavamo vestiti normali — ha ricordato sorridendo — io con jeans e camicia, mentre Pietro già sfoggiava una tuta Adidas blu perché era il più ricco del gruppo”.
Meloccaro ha spiegato come proprio da quelle partite improvvisate sia nata la sua passione per il tennis e, più in generale, per il racconto sportivo: “Noi parlavamo solo di sport. Basket, tennis, calcio: vivevamo così. La passione alla fine paga, anche se serve pure fortuna”.
Il giornalista ha poi sottolineato il ruolo fondamentale dei grandi narratori sportivi, ricordando figure come Rino Tommasi e Gianni Clerici, definiti “maestri” capaci di trasmettere curiosità e amore per il racconto dello sport.
Molto spazio anche al confronto tra il tennis di ieri e quello di oggi. Per Meloccaro, i campioni degli anni ’70 e ’80 avevano personalità più riconoscibili: “Non potevi confondere Borg con McEnroe o Connors. Ognuno aveva uno stile unico”. Oggi invece il tennis appare più standardizzato, anche se resta altissimo il livello mentale richiesto ai giocatori.
Non sono mancati i ricordi delle emozioni vissute da cronista accanto ai grandi campioni. Su tutti Roger Federer, definito “mai banale” nelle interviste e sempre disponibile senza filtri o addetti stampa. E poi Adriano Panatta, il mito della sua adolescenza: “Quando l’ho intervistato la prima volta è stata un’emozione enorme. Era il poster che avevo in cameretta”.
Tra le battute più apprezzate dal pubblico, anche il ricordo di uno scambio con l’australiano Pat Cash: “Da una parte c’era un vincitore di Wimbledon, dall’altra un vincitore del torneo di Poggio Mirteto”.
Meloccaro ha infine spiegato il senso del suo libro: non un manuale tecnico o statistico, ma un “quaderno di appunti” fatto di emozioni, dettagli laterali e storie umane. “Il tennis — ha detto — è soprattutto metafora della vita. Conta la testa, contano le emozioni, contano le persone che incontri lungo il cammino”.
22_05_26
ph M. D’Alessandro



