di Rino Panetti – Sono otto ragazzi reatini. Tutti giovani. Giovanissimi.
Solo sette mesi fa avevano la testa nella vita reatina come ogni altro ragazzo della loro età. Il basket? Sì, certo. Ma quasi un contorno.
Del resto erano stati chiamati a rappresentare Rieti in una categoria “inferiore”: la Serie D. Perché a Rieti si ha il palato fine, nel basket. A Rieti si è abituati a sognare in altro modo.
Poi, a settembre, arriva un coach argentino. Scende dalla Serie B per allenare questi ragazzi.
E in sette mesi si compie una piccola, vera magia.
Quel coach trasforma quei ragazzi in uomini. Trasmette loro il senso dell’impegno, del lavoro, della responsabilità. Lo fa gradualmente, senza mai indietreggiare. Lo fa nel modo che conosce meglio: con l’esempio e con il lavoro.
E quei ragazzi, giorno dopo giorno, iniziano a vedere negli allenamenti della NPC un impegno da rispettare. Le feste, i compleanni, le serate tirate fino a tardi probabilmente restano. Ma ora c’è una priorità: la NPC. Ora c’è un obiettivo.
In sette mesi hanno bruciato le tappe. Sono cresciuti. Sono diventati più uomini.
L’allenatore venuto dall’Argentina lo aveva detto al presidente prima di accettare l’incarico: se vogliamo risalire, costruiamo prima una base solida, a partire dai giovani della città.
Ecco perché ora meritano di essere seguiti da tutti noi, in quest’ultimo passo: la sfida per la promozione in Serie C.
Lo meritano perché sono reatini. Perché sono giovani che in sette mesi hanno dimostrato una maturità esemplare.
Meritano la stima della loro città. Meritano un grazie enorme.
Perché va benissimo celebrare gli atleti reatini che vincono Europei e Mondiali. Ed è giusto accogliere in pompa magna le squadre di Serie A.
Ma ciò che hanno fatto questi ragazzi in sette mesi va oltre il basket.
Hanno imparato il sacrificio. La responsabilità. L’impegno verso gli altri. Hanno imparato a diventare uomini insieme.
Ed è questo che Rieti dovrebbe andare ad applaudire sabato sera, al PalaCordoni.
Perché se dovessi scrivere una storia da film, non la scriverei sulla conquista di un campionato di Serie A o di una medaglia europea.
La scriverei su otto ragazzi reatini e su un allenatore venuto dall’Argentina che ha saputo essere, prima ancora che coach, guida e maestro.
21_05-26



