“Le parole che nutrono nascono dal silenzio”: Don Tony Drazza e la sfida di custodire volti e voci nell’era digitale

15/05/2026 | Attualità, Notizie in evidenza

Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali a Rieti

Nel tempo dell’intelligenza artificiale, della sovraesposizione digitale e dello “scrolling compulsivo”, la vera rivoluzione potrebbe essere il silenzio. È attorno a questa riflessione che si è sviluppato l’incontro con i giornalisti ed operatori della comunicazione con Don Tony Drazza, alla presenza del vescovo Vito e di don Marco Tarquini direttore dell’Ufficio delle Comunicazioni Sociali della diocesi di Rieti, dedicato al tema “Custodire voci e volti umani”, a partire dal messaggio di Papa Leone XIV per la LX Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali.

Un intervento intenso, quasi una meditazione pubblica sul rapporto tra umanità e tecnologia, nel quale il sacerdote ha insistito più volte sulla necessità di rallentare per non perdere sé stessi. “Le parole che nascono dal silenzio nutrono, quelle che nascono dall’invidia, dalla rabbia o dall’angoscia feriscono”, ha detto. Per Don Tony la custodia delle voci e dei volti non nasce dalla velocità né dall’ansia di produrre contenuti, ma da una vita interiore coltivata nel silenzio e nella profondità.

“Oggi continuiamo a ripetere: “Non posso fermarmi”. Ma cosa succederebbe davvero se ci fermassimo?”, ha chiesto ai giornalisti presenti. Secondo il Segretario particolare del Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana, il tempo contemporaneo ci ha convinti che il valore delle persone coincida con la loro produttività, con la rapidità delle risposte, con la capacità di essere sempre connessi. In questo modo, però, la comunicazione rischia di perdere verità e spessore.

Il riferimento costante è stato proprio al messaggio del Papa, che Don Drazza ha definito “rivoluzionario” già nella sua forma. “In un’epoca dominata dalla velocità e dai contenuti brevissimi, il Papa insiste nel consegnarci un testo di cinque pagine. È quasi un gesto controcorrente”. Una scelta che, secondo il sacerdote, invita a recuperare il coraggio della profondità e dell’attenzione.

Il cuore della riflessione riguarda la fragilità dell’umano dentro il nuovo ecosistema digitale. “Volti e voci sono sacri, unici”, ricorda il messaggio di Papa Leone XIV. Eppure oggi, attraverso intelligenza artificiale, manipolazioni e contenuti generati artificialmente, chiunque può appropriarsi di immagini, parole e identità altrui. “Siamo immersi in una multidimensionalità in cui diventa sempre più difficile distinguere la realtà dalla finzione”, ha osservato Don Tony.

Da qui nasce la necessità di “imparare di nuovo a leggere”. “Abbiamo passato anni della nostra vita a imparare le lettere, a leggere e scrivere bene. Forse oggi dobbiamo imparare a leggere quello che sta accadendo dentro questo mondo governato dagli algoritmi”. Il rischio, ha spiegato, è quello di essere travolti da un flusso continuo di informazioni che impedisce di comprendere davvero la realtà.

Per questo Don Drazza insiste sulla necessità della sintesi. “Non siamo capaci di contenere tutto. Dobbiamo imparare a scegliere ciò che è nutriente”. Una selezione che non riguarda soltanto le notizie, ma anche le immagini, i linguaggi, le relazioni e perfino il modo di abitare i social network.

Nel suo intervento il sacerdote ha richiamato tre atteggiamenti indicati dal Papa: responsabilità, cooperazione ed educazione.

La responsabilità nasce dalla consapevolezza che nessuna tecnologia è neutrale. “I sistemi che costruiamo danno forma alla mente morale nella quale le persone vivono”, ha ricordato. Per questo chi sviluppa strumenti tecnologici o produce comunicazione non può sottrarsi alle conseguenze etiche del proprio lavoro. Servono parole “buone e belle”, capaci di custodire e non di ferire.

Accanto alla responsabilità c’è poi la cooperazione. In un mondo che spinge all’individualismo, Don Tony ha ricordato che nessuno può affrontare da solo il cambiamento in corso. “Nessuno si salva da solo”, ha ricordato, sottolineando come soltanto relazioni autentiche e comunità vere possano contrastare la frammentazione prodotta dalla cultura digitale.

Infine l’educazione, intesa come aumento di riflessione critica, di consapevolezza nell’abitare il presente senza subirlo. Educare significa imparare a discernere, a riconoscere ciò che vale, a non lasciarsi guidare passivamente dagli algoritmi e dalle logiche della partecipazione continua.

Ma il passaggio più forte dell’incontro è arrivato quando Don Tony ha parlato del volto umano. “Per guardare davvero il volto di una persona non basta un impulso emotivo. Bisogna rallentare”. Ha invitato tutti a chiedersi quando sia stata l’ultima volta in cui abbiano parlato con qualcuno senza distrazioni, senza notifiche, senza il telefono tra le mani.

“Provate a pensare all’ultima persona che vi ha fatto questo dono. O all’ultima persona alla quale voi avete fatto questo dono”.

Per Don Tony è proprio qui che si gioca la sfida del presente: creare luoghi in cui ogni persona possa sentirsi custodita, ascoltata e riconosciuta. Luoghi capaci di restituire fiducia in un tempo in cui “la gente non si fida più di nessuno. E forse, il primo passo per custodire davvero le voci e i volti umani, è imparare di nuovo il valore del silenzio. Trovare del tempo da dedicare in esclusiva alle persone che si amano”.

A conclusione dell’incontro, il vescovo Vito Piccinonna ha raccolto e rilanciato le provocazioni emerse durante il dialogo con Don Tony Drazza, invitando i presenti  ad entrare davvero nel messaggio di Papa Leone XIV per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali.

“Vi invito quasi a sentirvi costretti a leggere il testo integrale del Papa- ha detto – definendolo un documento “molto dettagliato” e soprattutto attraversato da una grande sapienza pastorale e umana.

Il vescovo ha poi indicato il cuore della riflessione del Pontefice: l’attenzione alla persona in un tempo dominato dalla trasformazione tecnologica. “Qualcuno potrebbe chiedersi perché un Papa debba occuparsi di tecnologie. Ma il Papa ci ricorda che ogni rivoluzione cambia il modo di vivere delle persone e quindi interpella direttamente anche la Chiesa e l’umanità”.

Da qui il parallelismo con Papa Leone XIII, richiamato anche nella scelta del nome pontificale di Leone XIV. “Così come durante la rivoluzione industriale si rese necessaria un’alfabetizzazione di base per aiutare le persone ad affrontare il cambiamento, oggi – ha sottolineato il vescovo – la rivoluzione digitale impone una nuova alfabetizzazione: non solo tecnica, ma umana, etica e relazionale”

Al termine dell’incontro, il confronto con don Tony Drazza è proseguito in modo spontaneo e personale. I giornalisti presenti hanno messo da parte per un momento il proprio ruolo professionale, intervenendo non soltanto come operatori della comunicazione ma come persone attraversate da domande, inquietudini e timori davanti a un futuro sempre più difficile da decifrare.

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ph M. D’Alessandro 

si ringrazia M. Renzi per la foto di gruppo

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