La scuola di Borgorose simbolo della sofferenza delle aree interne

9/05/2026 | Il domenicale, Notizie in evidenza

La scuola di Borgorose

di Massimo Palozzi  – Il tema delle aree interne è come un fiume carsico: ogni tanto emerge nel dibattito politico per poi inabissarsi e sparire fino alla prossima occasione.  Una delle quali è la formulazione degli organici provinciali degli insegnanti, a sua volta strettamente connessa al dimensionamento scolastico.

Per quanto riguarda Rieti, il numero dei posti per il prossimo anno è rimasto invariato rispetto a quello in corso, con 1890 unità di personale distribuite tra i vari gradi: 204 all’infanzia, 590 alla primaria, 413 alla secondaria di primo grado e 683 alla secondaria di secondo grado. Stesso discorso per gli insegnanti di sostegno: 323 totali, di cui 23 all’infanzia, 118 alla primaria, 77 alla secondaria di primo grado e 105 alla secondaria di secondo grado.

Il temuto ridimensionamento a causa del calo demografico e dell’entrata in vigore della riforma degli orari negli istituti tecnici e professionali non si è insomma verificato, ma ad agitare le acque ci ha pensato il diniego all’istituzione della prima classe dell’Istituto tecnico ed economico di Borgorose, dove sono state autorizzate solo due classi (una quarta e una quinta) per non aver raggiunto il minimo di 27 alunni.

Secondo lo Snals, “la mancata attivazione di una classe prima, pur in presenza di soli sette iscritti, equivale alla chiusura nell’arco di due soli anni dell’unica scuola secondaria di secondo grado presente in quel territorio”. Esiste tuttavia la possibilità di un’autorizzazione in deroga, introdotta con la legge di Bilancio del 2022. “Tale norma”, ricorda il sindacato, “prevede l’individuazione, di concerto con il Mef, di un contingente di posti dell’organico di diritto finalizzato a garantire la formazione di classi con numero di alunni ridotto rispetto a quanto previsto dal DPR 81/2009: si tratta di una opportunità riguardante le scuole situate in aree caratterizzate da fragilità socioeconomica, da alti tassi di dispersione o in contesti geografici soggetti a spopolamento”.

L’allarme è stato raccolto per primo dal sindaco di Borgorose Mariano Calisse, che martedì ha sparato a zero contro l’Ufficio scolastico regionale del Lazio, per non aver consentito l’apertura della prima classe dell’Ite, e contro la Pisana per la sua inerzia politica. La decisione è stata definita “illegittima nel merito e nel metodo”, evidenziando come lo stesso decreto 81, “insieme alle Linee guida Miur sul dimensionamento scolastico, preveda espressamente la possibilità di deroga per i Comuni classificati nelle aree interne, proprio per garantire il diritto allo studio e contrastare la dispersione scolastica”.

Nella classificazione della Strategia nazionale aree interne, Borgorose viene in effetti considerata area intermedia, motivo per il quale, chiarisce il sindaco, “la deroga non è una concessione ma un diritto. Docenti, aule e studenti ci sono. Manca solo la volontà di non far morire una scuola”.

La vicenda ricorda il film del 2024 “Un mondo a parte” interpretato da Antonio Albanese e Virginia Raffaele, dove si racconta la lotta per mantenere aperta una scuola elementare all’interno del Parco Nazionale d’Abruzzo di fronte alla carenza di alunni. Una lotta dalla forte valenza sociale che ritorna nelle considerazioni del primo cittadino di Borgorose: “sette studenti non sono un numero, ma sette famiglie che hanno scelto di restare sul territorio. Sono un presidio contro lo spopolamento. Negare questa opportunità significa costringerli a spostarsi verso Rieti o L’Aquila, con costi e disagi importanti. Significa continuare a svuotare il Cicolano”.

Nonostante gli incarichi romani e lo stretto legame politico con l’amministrazione regionale, Calisse non ha risparmiato critiche alla giunta guidata da Francesco Rocca: “Se da un lato l’Usr applica le norme senza flessibilità, dall’altro è ancora più grave l’assenza della Regione, che ha competenze precise sulla programmazione dell’offerta formativa. Doveva intervenire, difendere i territori, invece i sindaci restano soli davanti a decisioni prese solo sui numeri e non sul buon senso”.

L’intemerata a mezzo stampa ha sortito gli effetti sperati. Nel giro di ventiquattr’ore è infatti arrivato l’annuncio della deroga grazie all’intervento del deputato Paolo Trancassini. Adesso si tratta di definire gli aspetti tecnici, ma la correzione di rotta parrebbe acquisita, con grande giubilo del sindaco che ha salutato quest’ultimo passaggio come una vittoria.

Benché a lieto fine, il caso dell’Ite di Borgorose resta paradigmatico dell’approccio per niente sistemico al problema dell’abbandono delle aree interne, acuito dagli effetti dei terremoti. La recente convocazione dei comizi elettorali ha riproposto la questione anche sul piano istituzionale. Fra due settimane, ad esempio, a Marcetelli si voterà per il rinnovo del consiglio comunale (10 membri) e per eleggere il nuovo sindaco che succederà a Daniele Raimondi, prematuramente scomparso un anno fa. Marcetelli conta 69 abitanti e da sempre figura ai primi posti nella classifica dei Comuni più piccoli d’Italia. Lo si potrebbe a giusto titolo considerare il simbolo della polverizzazione demografica nel nostro paese, ma tra gli altri enti al voto nel Reatino in questa tornata figurano pure Montenero Sabino, con appena 280 residenti, e Cottanello con 530.

Le dinamiche abitative di questi paesi sono molto influenzate dalla stagionalità. D’estate o nei periodi di festa si riempiono di gente, spesso originaria del posto. Il punto è evitare senza ipocrisie propagandistiche che i locali se ne vadano per mancanza di opportunità, ponendo magari le basi affinché qualcuno vi faccia addirittura ritorno. In questo senso, una scuola aperta o qualsiasi altra infrastruttura serve molto di più rispetto a iniziative spot come la vendita di immobili a un euro per favorire il ripopolamento dei borghi abbandonati.

 

10-05-2026

 

 

Condividi su:

Format Rieti Settembre-Ottobre 2026

Categorie

Archivio