di Antonella Millesimi – Sono molti anni che ricevo pubblicazioni dalla S.P.A.M., acronimo di Soli Pittori Artisti Mutilati: riunisce artisti italiani che, a causa di mutilazioni congenite o in conseguenza di malattie o traumi, dipingono con la bocca o con il piede.
Non ricordo come ne sia stata avvicinata e come abbia avuto inizio l’offerta del mio esserci per loro, ma conosco la ragione di tutto questo.
S.P.A.M. commercializza le opere degli Artisti di AbilityArt, che così vivono della loro creatività, senza ricorrere a forme di assistenzialismo.
Insomma, loro stessi sono la risposta al problema della disabilità.
Hanno un talento e non lo mortificano e seppelliscono nell’autocommiserazione, bensì lo fanno emergere, per altra via, ma sempre in risposta a quel verso che è nel cuore e che è il passo di danza che non perde mai equilibrio.
Ed è anche il rombo di un motore.
Sino al silenzio.
E, in quel silenzio, si può scivolare, oppure lo si può ascoltare così tornando ancora una volta a scegliere la versione originale del vivere.
Alex Zanardi aveva scelto di venire fuori da quel silenzio e così aveva iniziato a pedalare di braccia.
La passione, che, come un’impresa in dissesto, anziché mettere i sigilli, viene riconvertita, perché la vita è un continuo comparativo fra il vivere e lo stare fermi.
Da bambina, quando, andando su e giù per il vicolo, avvertivo che stavo perdendo il controllo della bicicletta e sarei potuta cadere, d’istinto la gettavo via, ma, un attimo dopo, ne afferravo una delle manopole del manubrio, la rimettevo in piedi e tornavo a pedalare.
Rimettere in piedi la vita è la sfida di ogni giorno, è il coraggio che conosce la paura ma che dalla paura non si fa portare via quel passo di danza che è nel cuore.
Vi era un sorriso nei suoi occhi ed una morbidezza delle labbra nella pronuncia delle parole da rendere bene evidente come la vera mutilazione non sia quella fisica, ma quella che taglia il verso, puro e vero, del cuore.
C’è voluto tempo, e un tempo di certo non facile, ma un tempo che Alex Zanardi non ha sprecato.
Un tempo nel quale a spreco ci ha donato la sua fiducia che, in tutto ciò che ci accade, vi è un senso ed albergano opportunità per vivere in pienezza.
Un tempo in cui è stata preparata la sua dimora: ora l’ha preso con Sé nel posto in cui, in piedi sulle sue gambe, sorridendo, può alzare il suo trofeo, con una scritta, incisa ed indelebile: “Chi si ferma è perduto”, come diceva sempre mio padre dimostrando, nonostante tutto, che può essere quotidiana concretezza.
Alex Zanardi non si è fermato e così non è andato perduto, né per sé né, a far buon profitto del suo esempio, per noi.



