L’isola che non c’è

21/04/2026 | Notizie in evidenza, Riete dde nojantri

di Matilde Fallerini – Tra il ponte romano dell’età repubblicana, composto da tre archi e l’antico “Pons Fractus” esisteva un isolotto di forma allungata, che divideva le impetuose acque del   Velino in due bracci, ricongiungendosi poi per attraversare le luci principali dell’antico ponte. Questa, insieme a due mulini situati nelle due rive opposte del fiume e collegati tra loro da una palizzata, regolava l’equilibrio idraulico dell’areaPianta di un tratto del Velino con l’isolotto, realizzata nel 1688 dall’architetto romano Francesco Sforzini e la chiesa di San Giovanni in Statua arch Fallerini1

urbana. L’isolotto e i mulini appartenevano alla nobile famiglia dei Potenziani, la piccola isola, contornata da vegetazione fluviale custodiva al suo interno un orto, mentre le sue sponde ricche di gamberi e di rane, erano un luogo ambito dai pescatori del Borgo, tanto che dal XV secolo divenne consuetudine del comune di mandare al papa e alla sua corte pontificia “salme” di gamberi, soprattutto in prossimità della quaresima e nei giorni di vigilia. Nel corso del tempo, il braccio posto alla sinistra dell’isolotto iniziò ad interrarsi per i detriti che si andavano depositando sul fondale, mentre sul lato opposto i proprietari delle case rivierasche realizzarono dei terrapieni di protezione, ricavandoci anche dei piccoli orti. Tutto questo ridusse la larghezza del corso dell’acqua, indirizzandola solo verso la luce centrale del ponte, iniziando così, nel corso del tempo, l’innalzamento del fiume. Molti furono i progetti per ovviare tutto questo, nel frattempo i due mulini vennero abbandonati e nell’ottocento l’isolotto modificò il suo aspetto trasformandosi in due isole di piccole dimensioni poste una davanti all’altra. In questo tratto del fiume c’erano anche alcuni porti posti nelle sue sponde, a destra c’era il porto dei Ciechi “portus cecorum” vicino a S. Giorgio, detto poi di San Francesco e più avanti, di fronte all’isola, il porto dei Pellicciai “portus pellipariorum”, uno scalo legato alla produzione e al commercio delle pelli, ricordato anche dalla soprastante  via Pellicceria e poi divenuto proprietà dei Potenziani, mentre sull’altra sponda verso il Borgo, c’era il porto S. Angelo, poi tutti trasformati in porti pubblici. Il porto dei Potenziani fu chiuso nel 1929, mentre tracce dell’isola rimasero fino all’inizio dell’Ottocento, oggi non ne resta che un grosso terrapieno posto sul lato del Borgo, formatosi dall’interramento del braccio sinistro del Velino e attualmente detto “isola ecologica”.

 

Foto 01 –          I resti dell’isola sul Velino nei primi del Novecento. E’ visibile la luce centrale del ponte quasi completamente occlusa.

Foto 02 –          Pianta di un tratto del Velino con l’isolotto, realizzata nel 1688 dall’architetto romano Francesco Sforzini e la chiesa di San Giovanni in Statua.

Foto 03 –          Il vecchio porto Potenziani ormai chiuso. Lavori per la difesa della città dalle inondazioni risalenti agli anni trenta del Novecento.­­

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