Nella Capitale torna uno degli appuntamenti più attesi dagli appassionati di corsa: la Maratona di Roma. Tra migliaia di partecipanti (36mila i maratoneti che sfileranno per le vie di Roma e seimila gli staffettisti che si passeranno il testimone), anche quest’anno ci sarà un gruppo speciale che rappresenta la memoria storica della gara: i “Senatori”.
Il titolo non è simbolico, ma conquistato sul campo con costanza e sacrificio. Sono infatti chiamati “Senatori” quei maratoneti che, fin dalla prima edizione del 1995, hanno portato a termine ogni singola Maratona di Roma. In oltre trent’anni di storia, il loro numero si è progressivamente ridotto: oggi sono rimasti soltanto in 15 a poter vantare questo straordinario primato. Per loro, l’organizzazione prevede un’iscrizione gratuita e una presentazione ufficiale alla vigilia della gara, proprio come accade per i grandi campioni.
Tra questi fedelissimi spicca il nostro Felice Nucci, 70 anni. La sua è una storia di passione autentica e fuori dal comune. A differenza di molti runner, Felice non partecipa ad altre competizioni: il suo cuore è legato esclusivamente ai 42 chilometri della Capitale, che corre ogni anno senza eccezioni, sebbene quest’anno non in piena forma.
Il suo percorso sportivo è iniziato in modo particolare: per anni è stato un ciclista instancabile, abituato a salire quotidianamente sul Terminillo per lavoro, poi per diletto. Incuriosito dalla nascita della maratona romana, decise di cambiare prospettiva e mettersi alla prova correndo. Da allora non si è più fermato.
Il suo allenamento resta essenziale e legato al territorio: lunghe camminate tra Vazia, il Terminillo e la piana reatina, fino al centro di Rieti. Una preparazione semplice, ma sostenuta da una determinazione che non è mai venuta meno, neppure con il passare degli anni.
Per Felice, però, la maratona non è solo una sfida fisica. È soprattutto una lezione di vita. Nei suoi racconti e nei suoi libri, la descrive come un viaggio che rispecchia l’esistenza: l’entusiasmo della partenza, le difficoltà lungo il percorso, i momenti di dubbio e, infine, la gioia del traguardo. Un’esperienza che, per lui, ha senso soprattutto se condivisa.
Emblematico l’episodio in cui, a circa 15 chilometri dall’arrivo, ha soccorso una runner spagnola in lacrime, accompagnandola fino al traguardo. Un gesto che gli è valso anche un importante riconoscimento e che racconta meglio di qualsiasi tempo cronometrico il suo modo di vivere la corsa.
In un’epoca in cui lo sport è spesso legato alla prestazione, figure come Felice Nucci e gli altri Senatori ricordano il valore più autentico della maratona: resistenza, dedizione e solidarietà. Sono loro, con le loro storie, a custodire l’anima più profonda della Maratona di Roma.



