Concerto Negramaro, una tantum o il primo di una serie?

8/03/2026 | Il domenicale, Notizie in evidenza

 

di Massimo Palozzi  – Lasciando da parte quello che sta succedendo nel mondo, la notizia della settimana sarebbero le celebrazioni per la Giornata Internazionale della Donna che cade proprio oggi. In una dimensione ancora più localistica, spicca tuttavia l’annuncio dato mercoledì dal Comune del concerto dei Negramaro in programma allo stadio Manlio Scopigno il prossimo 8 agosto (i biglietti sono già in vendita, sebbene i dettagli saranno resi noti nelle prossime settimane).

Ma perché la normale esibizione di un gruppo musicale dovrebbe produrre un’eco così ampia? La risposta è semplice: perché si tratta di un evento più unico che raro in queste latitudini.

Stampa e amministrazione stanno dando grande rilievo al concerto della band salentina, rimarcandone appunto l’eccezionalità. Dal canto loro, gli osservatori più critici, pur rallegrandosi dell’appuntamento, sottolineano come la forte montatura pubblicitaria e la correlativa frenetica aspettativa da parte del pubblico rappresentino la prova evidente della disabitudine della città a simili eventi e dunque della marginalità di Rieti rispetto al circuito dei grandi concerti o rappresentazioni teatrali. A corroborare una simile lettura c’è un dettaglio di non poco conto. La data reatina è stata infatti inserita non solo nel tour estivo del gruppo capitanato da Giuliano Sangiorgi, ma anche nel programma de “L’Aquila 2026, una grande avventura per Rieti”. Circostanza che contribuisce ad alimentare il dubbio sulla reale natura dell’evento, se si tratti cioè di un’esibizione una tantum per arricchire un progetto a scadenza o invece la prima di una serie di spettacoli di grandi nomi della scena musicale italiana.

Sgombriamo subito il campo da ogni possibile equivoco: il concerto dei Negramaro è una bellissima iniziativa. Smaltito l’entusiasmo seguito all’annuncio, non vanno però sottovalutate le preoccupazioni di chi teme che si risolva in un appuntamento isolato all’interno di un programma pensato per le celebrazioni dell’Aquila Capitale della Cultura 2026.

A parte qualche rara e sporadica eccezione, finora Rieti è rimasta sostanzialmente fuori dall’agenda dei manager dello spettacolo. Mancanza di spazi idonei, stimato scarso bacino di pubblico locale, collegamenti scoraggianti per gli appassionati forestieri hanno concorso a mantenere la città estranea alla programmazione dei tour degli artisti più affermati. A tutti questi elementi va poi aggiunto un approccio politico quantomeno timido, come dimostra da anni la stagione piuttosto fiacca del Flavio. In quel caso la location non mancherebbe di certo. Il teatro reatino è un gioiello, ma le opere in scena di livello nazionale sono contenute in un lasso di tempo ridottissimo e con un numero di rappresentazioni irrisorio per le aspirazioni culturali anche di un piccolo capoluogo di provincia che ora cerca di aprirsi a una dimensione universitaria.

Il concerto dei Negramaro segnerà un’inversione di tendenza? Il timore di molti è che non sarà così. Passato il fervore per l’anno aquilano, potrebbe essere fin troppo facile pronosticare il ritorno a una mediocritas molto poco aurea.

Altri dubbi riguardano poi la preparazione della città a ospitare eventi del genere. Il riferimento non è alla passione dei reatini. Qui si parla di infrastrutture, accoglienza, capacità gestionale. In questi ultimi anni il precedente di riferimento, vale a dire la Fiera internazionale del Peperoncino, ha mostrato come tutte le esibizioni canore siano state ospitate in piazza Mazzini. Da un lato per sfruttare la presenza della gente in giro per gli stand gastronomici, dall’altro perché è la soluzione più immediata ed economica. Almeno dal punto di vista degli organizzatori. Per il cuore della città, eventi popolari come quelli legati alla fiera costituiscono invece uno stress grave, peraltro in un’ottica del tutto decontestualizzata sul piano spazio-temporale: prima del Peperoncino poco o nulla, dopo il Peperoncino altrettanto.

L’effettiva valorizzazione del centro storico imporrebbe scelte diverse. Una delle quali potrebbe essere proprio la distribuzione sul territorio degli eventi collaterali in ambiti più idonei a ospitarli. Questo allevierebbe la pressione su un delicato equilibrio storico-architettonico, oltre che socio-urbanistico, aprendo la città a una fruizione diffusa delle manifestazioni in cartellone.

Le polemiche proprio sul prato dello stadio in occasione della recente partita di rugby dell’Italia XV contro lo Scozia la dicono lunga sulle difficoltà nel gestire certe situazioni. L’impatto di un palco con tutte le attrezzatture e di qualche migliaio di spettatori non sarà di sicuro meno ruvido dei tacchetti dei giocatori. Per parafrasare Woody Allen, speriamo almeno che non piova.

 

08-03-2026

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