Errare humanum est… perseverare diabolicum. Un caso di mancata consapevolezza e valorizzazione

22/02/2026 | Attualità, Notizie in evidenza

 

del prof. Nestore Ciaramelletti* – Con questo articolo intendo tornare su una vexata quaestio che riguarda, ancora una volta, la valorizzazione storico-artistica della città di Rieti. Come già evidenziato in un precedente intervento, nel quale si metteva in discussione la capacità dell’attuale amministrazione di adottare una visione organica e consapevole della valorizzazione urbana, emerge nuovamente una grave criticità: l’assenza di attenzione verso il tessuto viario storico e verso quella urbanistica antica che costituisce l’essenza stessa dei nostri palazzi storici e dei quartieri del centro storico.

Si rende pertanto necessario, ancora una volta, mettere in dubbio una scelta quantomeno discutibile: il recente intervento di rifacimento del manto stradale che, in modo brutale e privo di una chiara logica storico-urbanistica, prevede una porzione curata, con la posa di sampietrini, e un’altra, come se non fosse ugualmente importante, trattata con un semplice strato di asfalto. Quest’ultima è caratterizzata dalla presenza di palazzi medievali e cinquecenteschi e si colloca all’interno del perimetro urbano di età romana; in molti tratti accanto a queste strade rimangono, ancora oggi ben visibili, le mura delle prima cinta muraria, come nel caso di via Centuroni o via Pescheria.

In vero, questo rifacimento del manto stradale, così com’è, non prende in considerazione in alcun modo il reticolo urbano collegato alle arterie principali, pur essendo anche questo all’interno del perimetro urbano antico della città.

Una visione parziale della città antica, esclusivamente legata all’asse viario del decumano est-ovest, oggi rispondente quasi perfettamente a via Cintia e via Garibaldi priva la stessa di quella idea organica e circoscritta che doveva avere in età antica. Rimane in definitiva un modo poco chiaro di valorizzare, condannando così, ancora una volta, un significativo segmento della città antica all’oblio.

Mi trovo dunque costretto a denunciare la poca sensibilità nei confronti del nostro patrimonio urbanistico. La tutela dei beni culturali non può limitarsi alla mera conservazione materiale: essa implica valorizzazione, consapevolezza, visione. Significa riconoscere ciò che è stato, comprendere ciò che è, e interrogarsi su ciò che sarà, in un’ottica di cura e di lascito morale ed etico alle generazioni future.

E se tutto questo non bastasse a smuovere le coscienze, occorrerebbe almeno riflettere sull’impatto che un turismo realmente consapevole delle ricchezze storiche della città potrebbe generare, non solo in termini economici ma anche di immagine e identità. Insisto, dunque, sulla necessità di una maggiore attenzione e consapevolezza nei confronti di un tessuto urbano e viario che, pur avendo subito nel tempo trasformazioni e alterazioni moderne, merita oggi — più che mai — rispetto, studio e valorizzazione.

 

*docente di scuola superiore e Archeologo

 

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