Parlarne senza paura: Format dialoga con il Comandante dei Carabinieri Marra per parlare di violenza contro le donne

18/12/2025 | Cronaca, Notizie in evidenza

Non serve aspettare una data simbolica per parlare di violenza di genere. Anzi, più se ne parla durante l’anno, più le donne hanno strumenti concreti per riconoscere i segnali, chiedere aiuto e difendersi. È con questo spirito che Format ha incontrato il Colonnello Valerio Marra, Comandante Provinciale dei Carabinieri di Rieti, per una conversazione aperta e chiara su prevenzione, tutele e possibilità reali offerte oggi dallo Stato.

Colonnello, la violenza contro le donne resta un’emergenza. Come può una donna tutelarsi concretamente e a chi può rivolgersi?
“Negli ultimi anni sono stati compiuti passi enormi, sia dal punto di vista normativo sia operativo. La legislazione si è evoluta anche a seguito di fatti di cronaca gravissimi che hanno colpito profondamente l’opinione pubblica”. Il Comandante spiega che, accanto alle leggi, l’Arma dei Carabinieri ha investito molto nella formazione dei propri operatori: dalle scuole allievi alla Scuola Marescialli, fino alla preparazione degli ufficiali. A questo si affianca un lavoro costante di sensibilizzazione, non solo nelle scuole ma anche tra gli adulti, per rafforzare la fiducia nelle forze dell’ordine. Le caserme, ricorda, sono un presidio diffuso e vicino alle persone.

Quando si verifica una violenza in ambito domestico, quali strumenti immediati avete a disposizione?
“Negli ultimi mesi, anche a Rieti, abbiamo adottato diversi provvedimenti urgenti di allontanamento dalla casa familiare, soprattutto in presenza di episodi particolarmente gravi, come aggressioni avvenute davanti ai figli minori. Interventi sono resi possibili dal Codice Rosso, che ha velocizzato i procedimenti e reso più diretto il rapporto con l’autorità giudiziaria. L’obiettivo è intervenire subito, interrompere la violenza e ridurre il rischio di conseguenze irreparabili”.

Cosa succede se il presunto autore è in possesso di armi?
“In presenza anche solo di una possibile condotta violenta possiamo intervenire immediatamente ritirando le armi legalmente detenute. Spesso si tratta di persone incensurate, titolari di porto d’armi per uso sportivo o venatorio. In questi casi la prevenzione è fondamentale. Allo stesso tempo, la vittima viene informata della possibilità di rivolgersi a un centro antiviolenza o, se necessario, di trovare una sistemazione temporanea diversa dall’abitazione condivisa.”

Negli ultimi anni si parla molto anche di strumenti tecnologici.

Quanto è efficace il braccialetto elettronico?
“È uno strumento molto importante. Viene applicato soprattutto al presunto autore del reato nei casi di divieto di avvicinamento. Se il limite dei 500 metri viene superato, riceviamo immediatamente un alert”.

Nella maggior parte dei casi funziona bene, anche se esistono situazioni particolari, come la vicinanza delle abitazioni, in cui non è applicabile. In questi casi, vengono adottate misure alternative.

Oltre a questi, quali altre misure prevede la legge?
“C’è la vigilanza generica radiocollegata, che può essere disposta subito dalla forza di polizia e poi ratificata dal prefetto”.

Il Colonnello richiama anche la legge Roccella del 2023, che ha introdotto l’arresto in flagranza differita fino a 36 ore dal fatto: uno strumento importante per intervenire anche quando la violenza non è immediatamente contestabile. L’obiettivo resta sempre lo stesso: prevenire esiti estremi come il femminicidio.

Molte donne, però, esitano prima di denunciare. È possibile chiedere aiuto senza essere obbligate a sporgere denuncia?
“Le caserme dei Carabinieri, le stazioni, le tenenze e le compagnie sono sempre aperte. Una donna può rivolgersi ai Carabinieri anche solo per un confronto, un consiglio o un orientamento, senza l’obbligo immediato di denunciare. Esistono anche strumenti alternativi alla denuncia, come l’ammonimento del questore, introdotto già nel 2009 con la legge sugli atti persecutori. È una sorta di “cartellino giallo”: un avvertimento formale che interrompe molte condotte violente e spesso evita l’escalation verso procedimenti penali più gravi.”

Quali tutele sono previste per le vittime che decidono di farsi avanti?
“Quando una donna si presenta in caserma può essere assistita da uno psicologo e avviata a un percorso di sostegno. È previsto anche il gratuito patrocinio dello Stato, per avere assistenza legale senza costi”.

Anche i luoghi dell’ascolto fanno la differenza. A Rieti sono state attivate le ‘stanze protette’. Che ruolo hanno?
“Abbiamo inaugurato a Poggio Mirteto la Stanza di Dora, dedicata a Dora Fabbo, moglie del generale Carlo Alberto dalla Chiesa. È stata una cerimonia molto significativa, alla presenza di Rita Dalla Chiesa, del Procuratore della Repubblica, della Prefettura e delle altre forze dell’ordine. Queste stanze rappresentano un luogo sicuro, riservato e accogliente per le vittime, e servono anche ad accendere un faro su aree del territorio, come la Bassa Sabina, dove il fenomeno può essere sottovalutato.

Quanto incide il fattore culturale nella violenza di genere?
“In alcuni contesti, anche legati a realtà di immigrazione, persistono visioni culturali che relegano la donna a un ruolo di sottomissione. È fondamentale che le donne sappiano che in Italia esistono tutele precise e che i Carabinieri sono sempre a disposizione di chi si trova in difficoltà. L’intesa con la Procura della Repubblica di Rieti è totale: lavoriamo insieme per adottare strumenti efficaci e tempestivi. L’aumento di denunce e arresti va letto in modo positivo, perché porta alla luce ciò che prima restava sommerso.”

E dopo la condanna dei soggetti maltrattanti?
“Oltre alla pena, la legge prevede percorsi riabilitativi. In caso di prima condanna fino a due anni, può esserci la sospensione condizionale della pena con programmi di recupero”.

Come funziona il coordinamento sul territorio tra Carabinieri e Polizia di Stato, soprattutto nei casi di violenza domestica?
” La città di Rieti è suddivisa in due settori nell’ambito del piano coordinato di controllo del territorio, affidati rispettivamente all’Arma dei Carabinieri e alla Polizia di Stato. In questo contesto lo scambio di informazioni è continuo e fondamentale. Può accadere, ad esempio, che in un quartiere come Campoloniano, il più popoloso della città, con circa 13.500 abitanti, un giorno intervengano i Carabinieri per un episodio di violenza domestica e il giorno successivo la competenza territoriale passi alla Polizia di Stato, che potrebbe trovarsi a intervenire nuovamente. La documentazione puntuale di questi interventi, prevista dalla legge, consente di ricostruire nel tempo una determinata condotta criminosa, anche in assenza di querela, e rappresenta un elemento essenziale ai fini dell’eventuale procedimento penale e della successiva condanna del responsabile”.

Il Colonnello Marra ci ricorda purtroppo che il rischio zero non esiste: anche se si possono ritirare armi e adottare misure preventive, una persona violenta può trovare altri modi per agire. L’obiettivo è ridurre il rischio il più possibile, riconoscendo per tempo i segnali di una violenza più grave. Ci sono casi, seppur rari, di donne che si trovano a essere anche loro responsabili di maltrattamenti: questo dimostra che il fenomeno va affrontato senza pregiudizi. Ma ciò che conta davvero, sottolinea, è la fiducia: fiducia nelle forze dell’ordine e nella magistratura. Negli ultimi anni, grazie a una legislazione più efficace, i procedimenti penali sono diventati più rapidi e incisivi. E soprattutto, conclude Marra, “sapere cosa c’è, a chi rivolgersi e che non si è sole è già un modo per difendersi. Non serve aspettare il 25 novembre: ogni giorno dell’anno è importante parlare di violenza, conoscere le tutele e sentirsi protette”.

ph M. D’Alessandro

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