Dentro le note del tempo: il Maestro Fusacchia ed il Giubileo della Cattedrale

4/11/2025 | Notizie in evidenza, Storie e persone

Maestro Angelo Fusacchia ph M. D'Alessandro01

di S. Santoprete – Siamo entrati nell’anno giubilare della nostra Cattedrale di Santa Maria. Ottavo centenario della Dedicazione da parte di Onorio III, avvenuta il 9 settembre del 1225. Per l’occasione, la Chiesa di Rieti ha promosso un anno di iniziative spirituali, culturali e artistiche. Un cammino che vuole unire la memoria alla bellezza, la fede alla conoscenza, per riscoprire – attraverso concerti, mostre, incontri e pubblicazioni – la storia, l’arte e l’eredità spirituale di uno dei luoghi più identitari della città.

I lavori di restauro, attualmente in fase conclusiva, termineranno entro la fine di novembre. Il 3 dicembre, alle ore 16.00, sarà presentato quanto realizzato a livello strutturale e artistico. Particolare rilievo verrà dato al completo ripristino della Cappella di Santa Barbara e all’intervento sull’abside, dove si conserva il ciclo pittorico dedicato alla Vergine Maria, cuore iconografico della Cattedrale. Il percorso dell’anno culminerà anche in una preziosa produzione editoriale, articolata in tre pubblicazioni: gli atti del convegno promosso tre anni fa dal Ministero della Cultura con il sostegno della Fondazione Varrone, curati dal direttore dell’Archivio di Stato; un volume di lettura architettonica e artistica curato dalla professoressa Manuela Marinelli, per offrire uno sguardo diverso sul complesso della Cattedrale; e infine il catalogo dell’Archivio Musicale del Capitolo, frutto del lavoro certosino del Maestro Angelo Fusacchia, che con pazienza e dedizione ha dato nuova voce a un tesoro silenzioso.

Ed è proprio da qui che inizia un’altra forma di restauro: quello dell’ascolto.

Tra le voci che più profondamente raccontano l’anima di questo Giubileo, quella del Maestro Angelo Fusacchia vibra come un canto antico e insieme attuale. Ricercatore rigoroso, musicista sensibile, custode appassionato, Fusacchia da anni si prende cura di un patrimonio che pochi conoscono, ma che custodisce una parte essenziale dell’identità spirituale e culturale di Rieti: l’Archivio Musicale del Capitolo della Cattedrale. Entrare in quella sala, tra carte ingiallite e pentagrammi tracciati a mano, è come varcare una soglia del tempo. L’intervista avviene proprio lì, tra scaffali e fascicoli, sotto lo sguardo discreto dei maestri di cappella che, nei secoli, hanno scritto e suonato per accompagnare la liturgia, la vita della comunità, i suoi giorni solenni e le sue feste più intime. “Molti di questi manoscritti erano conservati vicino all’organo, in un armadio. Per anni sono rimasti lì, dimenticati. Poi, poco a poco, sono tornati alla luce,” racconta Fusacchia con quel tono familiare di chi non ha mai smesso di ascoltare.

Il fondo è imponente, vivo. Include partiture liturgiche, ma anche arie d’opera, stampe ottocentesche francesi, trattati teorici, doni, acquisti, manoscritti passati di mano in mano, da maestro a maestro, da sacrestia a palco. La maggior parte del materiale è manoscritto, unico, irripetibile. A dare forma a questo lavoro, negli anni Ottanta, è stato l’Ibimus, Istituto di Bibliografia Musicale, sotto la guida del professor Salvatore Di Salvo, oggi ancora al fianco di Fusacchia nel processo di aggiornamento e completamento della catalogazione, che sarà pubblicata e presentata entro la fine dell’anno.

Molti documenti sono già disponibili nel sito del RISM, il catalogo internazionale delle fonti musicali, ma il cuore del lavoro è qui, tra le mani del maestro, tra le sue letture attente e le sue interpretazioni sul podio. “Ci sono nomi noti, ma anche compositori completamente dimenticati. Alcuni manoscritti sono autentiche rivelazioni. Ma ciò che più conta è la continuità: qui c’è una storia musicale ininterrotta, che attraversa i secoli e parla ancora a chi sa ascoltare.”

Uno dei capitoli più affascinanti di questa storia riguarda Antonio Rina, compositore reatino del Settecento, allievo di Leonardo Leo, autore di oltre cento manoscritti conservati proprio nell’archivio della Cattedrale. La sua musica è elegante, piena di grazia, e sarà protagonista di diversi concerti nel corso dell’anno giubilare. “Era un musicista raffinato, preciso, attento alla melodia. La sua riscoperta è un dono per la nostra città,” dice Fusacchia, con orgoglio sincero.

Ma non è l’unico tesoro. Tra le carte spunta un rarissimo “Tantum ergo” per contralto e orchestra di Gioachino Rossini, donato a un canonico reatino che viveva a Napoli. Insieme a lui giunsero altre musiche sacre, napoletane, oggi praticamente introvabili altrove. Ci sono anche alcune composizioni di Giuseppe Baini, zio del biografo di Palestrina, che durante il periodo napoleonico inserì nei suoi Magnificat un’invocazione per l’imperatore: “Domine salvum fac imperatorem nostrum Napoleonem”, frammento di storia tra fede e potere.

Ma la musica, per Fusacchia, non è solo studio. È vita. È emozione da condividere. Ed è per questo che l’anno giubilare prevede almeno quattro concerti, distribuiti nei momenti più significativi, durante i quali saranno eseguiti brani inediti o dimenticati, tutti legati alla storia musicale della Cattedrale. “Vogliamo restituire queste musiche al loro luogo, al loro tempo, ma anche al nostro ascolto di oggi. Non è solo memoria: è un atto di amore.”

Amore è, forse, la parola che meglio racchiude il senso di questo lavoro. Perché serve amore per dedicare anni a una ricerca spesso silenziosa, lontana dai riflettori, tra carte fragili e note mute. E serve amore per farle risuonare di nuovo, per dar loro voce e pubblico, per restituirle alla vita liturgica e culturale della città.

“Quello che colpisce – conclude il maestro – non è tanto il singolo manoscritto, quanto l’insieme. È come se, foglio dopo foglio, voce dopo voce, questa Cattedrale ci stesse raccontando una storia lunga ottocento anni. Una storia fatta di fede, di arte, di musica. E di persone che hanno creduto che valesse la pena conservarla.”

E allora, in questo Giubileo, mentre si restaurano muri e affreschi, mentre si stampano atti e si raccontano architetture, è anche grazie a lui, ad Angelo Fusacchia e al suo silenzioso, tenace, prezioso lavoro, se possiamo sentire di nuovo la Cattedrale cantare.

ph M. D’Alessandro

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