Riceviamo da una volontaria della Caritas questa testimonianza:
“Ho scritto questa lettera per far comprendere quanto sia difficile favorire l’integrazione degli stranieri a causa della nostra burocrazia lenta e della mancanza di un reale sostegno.”
A tutti i Lettori,
Scrivo questa testimonianza, che è ancora soltanto una relazione parziale, mossa dal desiderio di rendere pubbliche le effettive e oggettive difficoltà che le persone migranti incontrano nel nostro tessuto sociale. Lo faccio in risposta a coloro che ritengono che gli immigrati vengano in Italia per approfittarsi della nostra solidarietà, evidenziando invece quanto sia ardua la loro sopravvivenza, specialmente a causa di ostacoli burocratici e organizzativi.
Mi presento come volontaria della Caritas di Vazia. La situazione dell’assistenza sociale in Italia, e in particolare nella regione Lazio e nella nostra città di Rieti, è deficitaria. Seguo da ormai dieci mesi una persona straniera di 50 anni, che sta faticosamente cercando di raggiungere l’autonomia per sé e per i propri figli di 14 e 16 anni. Tengo a precisare con forza: questa signora non si sta affatto approfittando del nostro sostegno, ma sta unicamente cercando di sopravvivere in questo contesto reatino, che non è affatto semplice.
Anch’io ero inizialmente incredula, ma dopo aver toccato con mano tutte le peripezie che si dovevano affrontare, ho ritenuto necessario dare la mia testimonianza.
Il labirinto iniziale: residenza e assistenza negate
La signora è a Rieti da un anno, dopo aver trascorso i primi due anni in altre regioni. Trovandosi senza un reddito, ha chiesto aiuto ai servizi sociali. La risposta istituzionale è stata netta: senza la residenza non avrebbe avuto nessun sostegno.
Come parrocchia, siamo intervenuti facendo da garante per aiutare la signora a trovare un alloggio che le permettesse di cambiare la residenza. Solo dopo aver ottenuto la residenza, con non poche difficoltà e vari appuntamenti, si è proceduto a compilare tutti i moduli per richiedere i bonus (tra cui affitto, utenze e libri scolastici per i figli), consegnati all’URP.
Ad oggi, sono passati ben sei o sette mesi, e non si è avuto nessun sostegno economico. Nel frattempo, la signora ha richiesto riduzioni per le utenze e la Tari, ma nonostante gli addetti allo sportello avessero assicurato l’arrivo delle bollette ridotte, ad oggi non è arrivato nulla.
L’equivalenza dei titoli di studio e la formazione professionale
Tra febbraio e marzo si è iscritta al CPI (Centro per l’Impiego), che, non trovandole un lavoro, le ha consigliato di frequentare un corso per Operatore Socio Sanitario (OSS), pagato dalla Regione.
Per poter accedere a questo percorso, era necessario il riconoscimento di equivalenza (validità) dei suoi titoli di studio. Ci siamo rivolti inizialmente all’Arci, che ha dato una prima indicazione.
Successivamente, il nostro parroco, dopo settimane, ha trovato un sacerdote peruviano che si è reso disponibile a tradurre i documenti dallo spagnolo all’italiano. Solo dopo questi passaggi si è potuto presentare, previo appuntamento (preso da Valeria Dell’Arci), in tribunale per l’ottenimento della validità dei titoli, un processo che ha richiesto anche il costo delle relative marche da bollo.
Dopo questi due distinti passaggi per la suddetta certificazione, la signora ha potuto, pur con qualche difficoltà, frequentare il corso OSS della durata di un anno, con tre appuntamenti settimanali. Da giugno, ha anche iniziato il tirocinio presso strutture riconosciute.
Il rifiuto della NASPI e il blocco della lingua
Il lavoro che la signora aveva presso una coppia di anziani è terminato ad agosto. Si è proceduto a fare richiesta della NASpI (indennità di disoccupazione), ma dopo oltre un mese ci è stato comunicato che non ne aveva diritto. La ragione? Il Centro per l’Impiego l’aveva iscritta al corso da OSS.
Un ulteriore, gravissimo ostacolo si è manifestato quando la scuola OSS ha richiesto una certificazione della lingua italiana. Abbiamo scoperto che esiste un unico centro abilitato (il Centro Provinciale Istruzione Adulti, che usa Fondi Europei PON). Nonostante la domanda per poter frequentare questo corso (che dovrebbe durare circa tre mesi) fosse stata presentata a febbraio, ad oggi, 29 ottobre, la signora non è ancora stata chiamata. La ragione che ci è stata fornita è la mancanza di docenti che possano smaltire la lunga lista d’attesa dei tanti stranieri presenti nella nostra città.
Abbiamo avuto un incontro a ottobre con la preside e il coordinatore di Cittadinanza Attiva, dove la preside ha illustrato le difficoltà e i complessi meccanismi (gestiti dal Ministero dell’Istruzione) per ottenere anche un solo docente in più. Si è ritenuto necessario richiedere un incontro con il provveditorato per affrontare questo blocco.
Sopravvivenza e salute
In tutto questo tempo fin qui descritto, la famiglia ha ricevuto aiuti alimentari dalla Caritas e, ultimamente, anche dalla Croce Rossa, distribuiti due volte al mese. Questi aiuti sono composti esclusivamente da scatolame, pasta, farina, olio di semi, merendine, zucchero e biscotti. Questi alimenti sono utili, ma non sufficienti per una famiglia. Mancano alimenti necessari alla salute, come verdura, frutta, carne, pesce e olio di oliva. Ricordo che i figli hanno patologie ereditarie di colesterolo e trigliceridi e avrebbero bisogno di una dieta sana.
Fortunatamente, la famiglia è seguita da un nuovo medico di famiglia e ha potuto avviare un lungo percorso di controlli, analisi e visite specialistiche presso le ASL. Per quanto riguarda la scuola, grazie all’aiuto degli stessi istituti e di alcuni professori, sono riusciti ad avere i libri scolastici, anche perché la richiesta del famoso bonus libri, anch’essa consegnata all’URP, sarà erogata solo a maggio 2026.
L’Odissea del trasporto pubblico
Abbiamo anche fatto richiesta all’ASM per il trasporto pubblico. Un figlio ha ottenuto l’autobus scolastico. L’altro figlio (16 anni) e la madre sono stati informati che, vista la certificazione ISEE pari a 0, avrebbero avuto uno sconto del 50%.
Qui si è aperta un’altra incredibile battaglia burocratica: l’abbonamento si effettua solo sul sito online della Regione Lazio, tramite una procedura complessa. Un parrocchiano ha speso tre giorni e più di tre ore per riuscire a completare questa richiesta.
Ad oggi, siamo venuti a conoscenza che per ottenere questo voucher bisogna anche comunicarlo al Comune tramite un ulteriore modulo. E una volta arrivato il voucher, bisogna recarsi nuovamente all’ufficio ASM per ottenere il famoso tesserino, che costerà più di 90 euro per ciascuna persona.
Questa è la realtà oggettiva dei fatti e delle difficoltà che devono essere superate da una persona che desidera l’autonomia e l’integrazione. Spero che questa testimonianza possa far comprendere a quanti più lettori possibile quanto sia difficile, e spesso frustrante, anche solo sopravvivere in Italia a causa delle lungaggini e delle complessità del nostro sistema.”
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