Sta accadendo in diverse città del Centro e Nord Italia: giovani laureati e laureate in cerca di un impiego vengono contattati da aziende che promettono ruoli d’ufficio, ma dietro la facciata dei “colloqui di selezione” si nasconde tutt’altro.
La storia di Francesca è emblematica. Dopo aver inviato decine di curriculum a varie aziende, un mese fa riceve una telefonata: le propongono un colloquio per una posizione di front o back office nel nuovo punto vendita di una società del settore energetico a Terni. La chiamata sembra legittima, il tono è professionale, l’offerta concreta. Le dicono che hanno ricevuto il suo curriculum tempo prima e che finalmente si è aperta una posizione adatta a lei.
Francesca non ricorda di aver mai fatto domanda per quella specifica azienda, ma come succede a molti in cerca di lavoro, non esclude di aver inviato il proprio profilo tra le tante candidature. Decide di accettare l’appuntamento.
Da subito, però, qualcosa stona. L’indirizzo fornito per il colloquio non corrisponde alla sede ufficiale della società, bensì a un appartamento in un condominio. Sul citofono non compare alcun nome riconducibile all’azienda. Dopo qualche tentativo, Francesca riesce comunque a raggiungere un ufficio collegato al marchio e si presenta all’incontro.
Il colloquio, tuttavia, è una farsa: nessuna domanda sulle competenze, nessuna spiegazione precisa sul ruolo, nessuna informazione sulla retribuzione. Solo discorsi vaghi su “opportunità di crescita” e “espansione sul territorio”. Alla fine, l’intervistatore la invita a tornare il giorno successivo, vestita in modo professionale ma “senza tacchi”, per una giornata di presentazione in cui, a detta loro, le verrà mostrato l’ambiente di lavoro.
Solo grazie al racconto di un conoscente, Francesca scopre che quella “giornata di selezione” è in realtà un turno intero di vendita porta a porta, senza alcuna retribuzione, per proporre contratti di fornitura energetica. Un’esperienza che altri, purtroppo, hanno già vissuto sulla propria pelle.
“Scioccata da questa vicenda, nonché da quello a cui avrei potuto andare incontro se solo per puro caso non fossi stata avvisata, ho fatto qualche altra ricerca e ho scoperto che su alcuni gruppi Facebook in cui si denunciano gli annunci di lavoro ingannevoli, le attività non proprio trasparenti di questa azienda a Terni sono già tristemente note. Gli autori dei post dicono di essere stati spinti a firmare un documento in cui acconsentivano a trascorrere la giornata con tale società e di non aver ricevuto alcuna retribuzione. È possibile fare qualcosa per impedire ad altre persone di cadere in questa trappola che, per chi sta entrando nel mondo del lavoro e ha poca esperienza coi colloqui, è veramente mortificante? “
Da parte nostra possiamo contribuire a diffondere questo caso, affinché altri non vengano tratti in inganno con lo stesso metodo. A chi invece si trovi in situazioni diverse, ricordiamo che è possibile sporgere denuncia nei casi in cui “chiunque, con artifici o raggiri, induca una persona in errore procurando a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno, commette il reato di truffa”, punito dall’articolo 640 del Codice Penale.



