“Willie non parte. Non partirà mai”: il ricordo di Domenico Zampolini

20/10/2025 | Notizie in evidenza, Storie e persone

Oggi, 20 ottobre 2025, Rieti ricorda Willie Sojourner, il leggendario cestista americano scomparso vent’anni fa, nella notte del 20 ottobre 2005, in un incidente lungo la Terminillese. Figura indimenticabile del basket italiano e protagonista delle grandi vittorie della Sebastiani, Sojourner contribuì alla storica conquista della Coppa Korac, diventando un simbolo di sportività, umanità e amore per la città.

In questa significativa ricorrenza, forse Willie avrebbe meritato qualcosa di più, ma la città è purtroppo distratta e segnata da eventi lontani dallo spirito sportivo che lui rappresentava. Rieti si trova così a fare i conti con due facce della stessa medaglia: da un lato la tragedia dell’autista morto nell’agguato al pullman dei tifosi del Pistoia, dall’altro la bontà d’animo e l’esempio umano di Willie, che del basket aveva fatto un messaggio di unione, rispetto e passione.

Un mese prima della sua morte, Sojourner era tornato a Rieti, accolto da oltre cinquemila tifosi in una festa indimenticabile. Quel palazzetto oggi  porta il suo nome e continua a ricordare un uomo che del basket fece una ragione di vita.

Questo il ricordo che ne conserva Domenico Zampolini:

“Ricordo ancora quella notte come se fosse adesso. Dormivo già da un po’, stanco ma sereno dopo una bella serata passata con Willie. Avevamo cenato insieme, scherzato, ricordato i vecchi tempi a casa di Maistrello con il nostro caro Raffaello . Era in forma, sorridente, pieno di quella sua energia tranquilla che sapeva trasmettere pace anche solo con uno sguardo. Poi ci salutammo, come sempre, con un abbraccio. Non potevo immaginare che sarebbe stato l’ultimo.

Poco dopo, nel silenzio della notte, il telefono squillò. Era un amico della polizia. La sua voce cercava di restare calma, ma tremava. “Domenico, c’è stato un incidente… Willie… puoi venire sulla via del Terminillo?”.
Rimasi interdetto. “Ma che dici? L’ho lasciato poco fa, stava benissimo… non scherzare.”
Poi sentii la pausa, il respiro spezzato, e quella frase che ancora oggi mi rimbomba dentro: “Vieni subito… Willie è morto”.
Non ricordo bene come mi vestii né come arrivai fin lì. So solo che guidavo come in un sogno, col cuore che batteva così forte da farmi male. Quando arrivai sul posto, la pioggia si era appena fermata e l’aria aveva quell’odore umido che precede l’alba. C’era un silenzio irreale, rotto solo dal rumore sommesso dei Vigili del fuoco e dalle voci basse di chi non sapeva come affrontare quel momento.
E poi l’ho visto. Tutta la sua mole, distesa e immobile, ma il viso era sereno… come se dormisse. Mi sono avvicinato piano, quasi temendo di svegliarlo, e gli ho accarezzato le guance per l’ultima volta. Erano ancora tiepide. Quel gesto mi è rimasto dentro come una ferita dolce e dolorosa insieme. Non riuscivo a credere che il mio compagno, il mio amico, il mio fratello, non ci fosse più.
Intorno a noi, un silenzio pieno di rispetto. I Vigili del fuoco si erano raccolti insieme, con gli occhi lucidi. Anche il magistrato era lì, non solo per dovere, ma per affetto: lui conosceva bene Willie, lo aveva applaudito tante volte al Palasport. Tutti sapevano che in quel momento non stavamo perdendo solo un grande atleta, ma un uomo vero, un’anima buona.
La città si svegliò con la notizia come con un colpo al cuore. Rieti pianse il suo gigante gentile. Sotto l’albero, fiori e silenzi, lacrime e preghiere. Poi la folla al Palaloniano, l’Ave Maria, il lungo applauso, l’inno americano che si mescolava con il dolore e l’orgoglio di chi aveva avuto la fortuna di conoscerlo davvero.
Quel giorno ho capito che Willie non sarebbe mai davvero partito. Perché chi lascia un segno d’amore, chi ha saputo donare sorrisi, rispetto e calore umano, non muore mai del tutto. Vive nei ricordi, nei racconti, nelle persone che gli hanno voluto bene.
Oggi, quando penso a lui, vedo ancora quel sorriso buono, quella calma serena che riusciva a mettere pace ovunque. E anche se il tempo è passato, ogni volta che entro al Palasport e vedo il suo nome, sento ancora la sua voce, la sua risata, la sua presenza viva.
Willie non parte. Non partirà mai.”

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