Liberi sulla Carta saluta con rammarico Rieti: il festival dell’editoria indipendente trova casa a Roma

26/08/2025 | Attualità, Libri, Notizie in evidenza

Michele Santoro a LSC22 ph M. D'Alessandro22

Sembrava aver trovato il suo spazio naturale, quasi definitivo, nel cuore della Sabina e della città di Rieti. E invece Liberi sulla Carta, la fiera dell’editoria indipendente che per tredici edizioni ha portato cultura, libri, incontri e visioni nel territorio, lascia Rieti e si trasferisce a Roma, dove dal 12 al 14 settembre 2025 vivrà la sua prima edizione nella capitale, presso il Borghetto San Carlo, in via Cassia 1420.

Una notizia che, pur segnando un’evoluzione significativa per la manifestazione, lascia anche rammarico e amarezza in chi credeva che il territorio reatino potesse davvero essere la casa stabile di un progetto culturale di valore nazionale. Un progetto che in questi anni ha dato voce all’editoria indipendente, costruito dialoghi, generato pensiero e acceso l’entusiasmo di tanti lettori, autori, editori e cittadini.

“Spiace tantissimo che Rieti e il reatino non abbiano potuto – o saputo – supportare adeguatamente quello che ritenevo essere un fiore all’occhiello della città e del territorio”, ha scritto un affezionato sostenitore del festival. E aggiungiamo: proprio in un momento in cui Rieti ospita sempre più studenti universitari, un’offerta culturale di qualità avrebbe potuto e dovuto essere una priorità.

Le parole più forti e più sincere arrivano però dal direttore artistico del festival, Fabrizio Moscato, che in un lungo messaggio pubblico ha raccontato il momento difficile che ha preceduto questa ripartenza e le ragioni profonde del trasferimento:

“Dopo l’annuncio della nostra chiusura, avete condiviso, commentato, raccontato, domandato. Soprattutto: avete ricordato.
Avete ricordato cosa Liberi sulla Carta è stato — e quanto spazio avesse ancora per crescere.
Quelle centinaia di condivisioni, quella marea silenziosa ma ostinata di affetto, attenzione, rabbia, gratitudine, ci ha investiti come un’onda. E ha fatto quello che da soli non eravamo più in grado di fare: ci ha rimessi in cammino”.

Una rinascita che però non avverrà nel luogo in cui tutto è cominciato. Rieti, per quanto sia stata culla e teatro di tante edizioni straordinarie, non ha saputo o voluto trattenere il festival quando ce n’era bisogno. Moscato non lo nega:

“In questo lungo periodo ci siamo trovati a pensare che chi ci ha spesso elogiati pubblicamente — con parole importanti — poi, nel momento in cui serviva davvero, non ha mosso un dito per trattenerci.
Ma noi oggi scegliamo di guardare avanti, c’è una pagina nuova da scrivere.
Guardiamo a chi ha voluto costruire, non solo applaudire.
A chi non si è limitato a dire “bravi”, ma ha chiesto: “come possiamo aiutarvi?”

Liberi sulla Carta riparte da Roma, entrando a far parte della programmazione dell’Estate Romana, con un programma di grande spessore: oltre 20 presentazioni di libri, tre serate spettacolo, workshop, reading, mostre e ospiti come Giuliana Sgrena, Sandro Medici, Anna Foglietta, Maria Grazia Calandrone e l’Associazione Donne di Carta. Il tema scelto per quest’anno, “Terra Mia”, è un invito alla riscoperta delle radici, della memoria e del legame tra individuo e luogo.

Il festival manterrà anche le sue storiche attività parallele: il Premio Arthè per racconti brevi, una mostra fotografica interattiva, un’area dedicata ai bambini e momenti teatrali curati da Marco Zordan con Cecilia Lavatore e Marta La Noce.

Fabrizio Moscato chiude il suo messaggio con una nota di speranza e determinazione:

“Liberi sulla Carta riparte da qui, con l’entusiasmo intatto, una nuova motivatissima squadra, l’esperienza di quindici anni sulle spalle e il sogno sempre vivo di fare della cultura un bene comune.
Speriamo che chi ci ha amati nelle piazze, nelle sale, tra i libri e tra le parole, voglia continuare a camminare con noi.
Che chi ha riconosciuto la magia irripetibile di Liberi sulla Carta sappia ritrovarla, anche in un luogo nuovo, sotto un altro cielo, ma con la stessa tensione ideale”.

Una storia che si chiude, un’altra che si apre. Ma il cuore, almeno in parte, resta dove tutto è cominciato. E anche il rammarico dei tanti che avevano vissuto con entusiasmo quelle edizioni, ipotizzando un futuro in espansione che coinvolgesse l’intero centro storico e aprisse a diverse forme e voci dell’editoria indipendente, della narrazione, della cultura. Non certo questo triste epilogo, che sa tanto di sconfitta per Rieti.

foto di repertorio M. D’Alessandro

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