La carrozzina di Eros

3/08/2025 | Il domenicale, Notizie in evidenza

LocoMotiva con Eros Scagnoli

di Massimo Palozzi – Ha suscitato un’ondata di sdegno e riprovazione il ritrovamento mercoledì dello scooter elettrico completamente distrutto appartenente a Eros Scagnoli, un giovane reatino affetto da tetraparesi spastica. La stessa indignazione si era sollevata alla notizia del furto del mezzo avvenuto domenica sera davanti al PalaSojourner, lasciando l’uomo privo dell’unico strumento in grado di permettergli una mobilità autonoma. Un gesto incomprensibile e doppiamente vile, che ha causato conseguenze pesantissime a una persona già provata da una grave infermità. Fortuna che la solidarietà si è manifestata rapidamente e concretamente grazie in particolare al presidente dell’associazione LocoMotiva, Virgilio Paolucci, il quale ha subito messo a disposizione di Eros il proprio quadriciclo elettrico fino all’arrivo di uno nuovo.

La Squadra mobile della Questura di Rieti ha risolto il caso in pochi giorni, rintracciando il veicolo ormai ridotto a un rottame e identificando gli autori, una coppia di fidanzati reatini già noti alle forze dell’ordine e responsabili di altri furti nelle stesse ore.

Che fosse stato qualche sbandato, o una bravata, o un furto su commissione, poco conta. Ciò che resta è il senso di frustrazione e profonda tristezza per un’azione disumana e senza attenuanti. A Eros non è stato infatti rubato solo un oggetto, ma un ausilio fondamentale per vivere in maniera un po’ meno difficile le sue giornate. In qualche misura gli è stato sottratto un pezzo di vita.

La vicenda dello scooter capita peraltro nel pieno della bagarre sul diritto a disporre di mezzi per il trasporto autonomo da parte di chi è affetto da patologie che ne rendano indispensabile l’utilizzo.

A gennaio è entrato in vigore il nuovo decreto che dopo venticinque anni ha aggiornato le tariffe relative ai cosiddetti Lea (Livelli essenziali di assistenza). Benché lungamente atteso, il provvedimento ha creato incertezze interpretative e difficoltà gestionali in varie Regioni perché rischia nei fatti di escludere la fornitura degli ausili alla mobilità destinati alle persone con disabilità.

Fino all’anno scorso i pezzi di ricambio per le carrozzine elettriche, come motori, batterie, comandi, ruote, rientravano nei Lea e quindi erano garantiti dalle Asl. Dal 1° gennaio, invece, in diversi casi i costi sono passati dal Servizio sanitario nazionale a carico del singolo utente, con aggravi di spesa spesso insostenibili per i privati.

La questione è finita al centro di un’interrogazione parlamentare presentata dal Movimento 5 stelle, alla quale lo scorso 25 giugno ha risposto il ministro della Salute Orazio Schillaci. Schillaci ha chiarito che le Regioni e le Asl sono tenute a stipulare contratti attraverso gare pubbliche per apparecchiature come carrozzine a motore elettrico e altri dispositivi per la mobilità personale. Il ministro ha poi evidenziato che i capitolati di gara devono prevedere obbligatoriamente tre garanzie fondamentali: l’adattamento o la personalizzazione dei dispositivi da parte di professionisti sanitari abilitati, la manutenzione ordinaria e la riparazione o sostituzione dei componenti non più funzionanti. Chiedere agli assistiti di pagare di tasca propria è dunque contrario alla legge.

Il problema nasce dal fatto che il precedente decreto tariffe del 1999 prevedeva voci specifiche di spesa per le riparazioni o la sostituzione di parti come le batterie, il cui prezzo si aggira intorno ai 600 euro. Il nuovo decreto dispone invece che le Regioni acquistino le carrozzine elettriche tramite gare pubbliche, includendo nei contratti anche manutenzione e riparazioni. Ma poiché le carrozzine elettriche vanno personalizzate sulle esigenze del singolo utente, è piuttosto complicato predisporre dei capitolati di gara per l’acquisto di mezzi uno diverso dall’altro.

Il tema della disabilità richiede un’attenzione continua, considerando che gli sforzi per migliorare la qualità della vita degli interessati e delle loro famiglie non sono mai sufficienti. In Italia si stima che siano quasi 13 milioni le persone con disabilità fisiche, sensoriali o intellettive, di cui un quarto gravi. Per chi vive questo tipo di condizione anche il più piccolo dettaglio può fare la differenza: un sostegno economico, un’agevolazione fiscale, un’assistenza professionale, il rispetto dei posti auto riservati, l’abbattimento delle barriere architettoniche, tutto è utile e a volte indispensabile.

Mercoledì il gruppo consiliare del Pd al Comune di Rieti ha sollevato il problema del dimezzamento delle ore dedicate agli educatori specializzati in Comunicazione aumentativa e alternativa rispetto all’anno scolastico precedente. “Una decisione ancora più incomprensibile”, scrivono i consiglieri del Partito democratico, “alla luce del fatto che i fondi regionali destinati a questo servizio risultano invariati rispetto allo scorso anno. La Comunicazione aumentativa è un supporto fondamentale per i bambini con disabilità comunicative e rappresenta spesso l’unico strumento per permettere loro di partecipare alla vita scolastica e sociale. Ridurre le ore di questo servizio sarebbe una scelta davvero inspiegabile perché colpisce i più fragili”. Secondo l’assessore alle Politiche sociali del Comune di Rieti, Giovanna Palomba, la contrazione del servizio è in realtà dovuta proprio alla diminuzione del contributo regionale grazie al quale viene offerto. Rispondendo al Pd, l’assessore ha spiegato  che l’ente “annualmente investe circa 560.000 euro per assicurare l’assistenza specialistica, attribuendo ad ogni bambino e bambina con disabilità un monte ore molto al di sopra delle altre realtà territoriali”, peraltro in un quadro generale piuttosto preoccupante, visto “l’aumento di diagnosi che, solo per il prossimo anno scolastico, arriva al 30% in più del precedente”.

 

03-08-2025

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