di Massimo Palozzi – I prossimi mesi si presentano densi di aspettative, almeno a giudicare da alcune notizie che hanno caratterizzato la settimana. Martedì l’Università Tuscia ha annunciato ad esempio che dal primo agosto saranno aperte le iscrizioni al corso di laurea triennale in Scienze dell’Agricoltura, appena attivato nel polo reatino. Dopo quello di Viterbo è il secondo corso di laurea in Scienze agrarie nel Lazio.
“Con questo nuovo corso rafforziamo la nostra presenza a Rieti e rispondiamo a una domanda formativa concreta, sostenendo la crescita di un territorio ricco di potenzialità”, ha dichiarato il rettore della Tuscia Stefano Ubertini, per il quale “il polo universitario di Rieti rappresenta un esempio virtuoso di come l’università possa contribuire allo sviluppo delle aree interne”.
In effetti l’attivazione di nuovi corsi di laurea non contribuisce soltanto all’ampliamento dell’offerta didattica, ma lancia un segnale di vitalità per l’insediamento accademico che cerca di mettere stabili radici attraverso la formula interateneo, basata cioè sulla coesistenza della stessa Tuscia e dell’Università La Sapienza di Roma. La coabitazione tra i due atenei al momento pare funzionare, sebbene in un delicato gioco di equilibri facili da rompere. Sempre più evidente è invece la marginalizzazione degli attori locali nelle scelte e nella gestione. Le improvvise dimissioni di Mariella Cari da presidente della Sabina Universitas, rassegnate 15 giorni fa a un anno esatto dalla nomina a seguito delle lotte intestine alla Fondazione Varrone, ne sono la riprova più recente e rumorosa.
Cambiando totalmente genere, mercoledì al Park Hotel Villa Potenziani è stato dato il via al conto alla rovescia per i Campionati Europei Under 18 di atletica leggera che si disputeranno in città nel 2026. Dal 16 al 19 luglio, circa 1700 atleti provenienti da 48 paesi si contenderanno allo stadio Guidobaldi i 40 titoli in palio, nel corso di una manifestazione che offrirà a Rieti una vetrina per mostrarsi al mondo come una piccola capitale dell’atletica e, perché no, dell’accoglienza.
Chiusi i cantieri del Pnrr, il capoluogo sabino dovrebbe presentarsi nella sua forma migliore. Se i reatini non vedono l’ora di riprendersi la città soffocata da una contemporaneità di opere forse programmate con minor scrupolo del necessario, anche agli ospiti potrebbero aprirsi opportunità nuove per godere del territorio in maniera piena e coinvolgente. Sempre che i lavori siano stati effettuati a regola d’arte e con una tenuta nel tempo maggiore di tanti esempi del passato.
A guardare certe risistemazioni, qualche dubbio viene. La preoccupazione è che nel giro di pochi mesi si verifichino rotture, cedimenti o altre disgrazie tali da vanificare lo sforzo, l’investimento economico e i disagi patiti dalla gente.
Al momento non c’è ragione di pensare che i materiali utilizzati e le tecniche impiegate non rispondano ai più stringenti criteri di durata e affidabilità. Se però questa prospettiva dovesse essere tradita dagli eventi, allora si tratterebbe di una questione seria.
Al di là dei dettagli, esiste un problema generale di qualità dell’azione amministrativa. Venerdì Luigi Gerbino ha diffuso un lungo comunicato che a leggerlo bene è una (involontaria) stroncatura della politica del centrodestra negli ultimi anni. Gerbino non è certo uno di sinistra, ma un amministratore comunale di lungo corso ex Forza Italia e poi costantemente nell’orbita dell’attuale maggioranza. Non a caso, nel 2023 il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca lo ha nominato presidente dell’Ater (ex Case Popolari) e prima ancora era stato presidente dell’Asm. Ecco, proprio a proposito dell’Asm, Gerbino ha sottolineato l’errore di vendere le farmacie comunali per fare cassa e liquidare il socio privato. I soldi ricavati dalla vendita sono stati infatti destinati ad altri scopi e il Comune non dispone più di attività in grado di fornire preziosa liquidità alle esauste casse municipali, stremate da lunghi anni di gestioni riconducibili quasi per intero allo stesso colore politico di chi oggi detiene il potere. Se queste sono le premesse, un po’ di cautela non guasta.
Prima della recente immissione forzata di capitali nel circuito delle pubbliche amministrazioni, a Rieti è regnato uno stallo pressoché totale, rotto solo dagli interventi nel centro storico nel quadro dei Plus (Piani locali urbani di sviluppo), approvati dall’ultima giunta Emili e realizzati sotto il sindaco Petrangeli. I soldi del Pnrr e dei progetti che gli orbitano intorno devono dunque servire non a realizzare interventi di facciata ma a gettare le basi per un cambiamento strutturale e duraturo. Sia perché lo suggerisce il buon senso (oltre che la legge) sia perché, soprattutto, si tratta di finanziamenti per larga parte presi in prestito. Il che significa che non sono un regalo dell’Ue ma andranno restituiti attingendo alle risorse fiscali.
A proposito di buon senso, suona eccessivamente allarmistica la campagna montata contro il taglio degli alberi di viale Maraini. Messa così, sarebbe una battaglia di civiltà a cui qualunque cittadino assennato dovrebbe partecipare. Scendendo un po’ più in profondità, pare chiaro che, se ci sono alcune piante malate o secche, giocoforza dovranno essere rimosse e sostituite con esemplari nuovi, anche per salvaguardare la pubblica incolumità.
Dal Comune hanno assicurato che la valutazione verrà effettuata da esperti, tenendo conto di tutti i vincoli normativi, e che gli eventuali interventi saranno selettivi e mirati. Anche in questo caso non c’è ragione di ritenere che invece si stia pensando ad abbattimenti indiscriminati e generalizzati in spregio al valore storico ed ecologico dell’alberatura dello storico viale. Sindaco e assessore sono stati chiari. O no?
20-07-2025



