Sindaco di Rieti, già tre i candidati di destra

13/07/2025 | Il domenicale, Notizie in evidenza

di Massimo Palozzi – Alle elezioni mancano due anni, eppure questa settimana è scoppiata una curiosa corsa alla candidatura a sindaco di Rieti, in un confronto tutto interno al centrodestra.

Dopo l’uscita di due settimane fa dell’assessore Oreste De Santis, che ha ufficialmente sfiduciato l’attuale primo cittadino preannunciando un candidato leghista alle prossime amministrative (molto tiepido e di maniera è sembrato il sostegno successivamente espresso al sindaco dal capo locale della Lega Mariano Calisse), è stato lo stesso Daniele Sinibaldi a rilanciare, proponendo dalle colonne del Messaggero la propria disponibilità per un nuovo mandato. L’avviso ai naviganti è partito lunedì, in coincidenza con la pubblicazione della consueta indagine sulla governance del Sole 24 Ore, che colloca Sinibaldi al 41° posto nella classifica tra i sindaci dei 97 comuni capoluoghi italiani monitorati con un gradimento del 55%, in crescita di 2,8 punti percentuali rispetto alla sua elezione nel giugno 2022.

Per i maligni la data è stata invece scelta allo scopo specifico di anticipare e in qualche modo neutralizzare l’incontro pubblico organizzato il giorno successivo dalla Federazione Civica – Provincia di Rieti, durante il quale è stata annunciata la candidatura a sindaco di Claudio Valentini. L’attuale presidente del Consiglio comunale, eletto tre anni fa nella lista di Fratelli d’Italia, è il nome più altisonante degli scissionisti che a fine 2024 hanno costituito il gruppo consiliare Fratelli di Rieti in aperta polemica proprio con il sindaco e il suo cerchio magico. L’espulsione a marzo di Valentini, Emiliana Guadagnoli e Roberto Carlucci dal partito è stata la conseguenza inevitabile dello strappo, trasformatosi adesso in una vera e propria disfida nell’ambito di un progressivo disfacimento della maggioranza che governa Palazzo di Città.

Per tutta risposta, proprio i capigruppo di maggioranza mercoledì hanno licenziato un durissimo comunicato sancendo la rottura definitiva con gli ormai ex alleati, di cui hanno chiesto le dimissioni dagli incarichi istituzionali. Il bersaglio più grosso è lo stesso Valentini, che da inizio consiliatura ricopre il ben remunerato incarico (in termini sia politici che economici) di presidente della massima assise cittadina. Secca e sarcastica la replica del diretto interessato: “Mi dimetto se lo fa anche il sindaco”.

Agli osservatori neutrali questa precipitazione degli eventi è parsa subito anomala. Le accuse mosse a Sinibaldi dalla neocostituita Federazione (che oltre a Fratelli di Rieti accoglie l’Udc del capogruppo Maurizio Vassallo e #Io ci sto di Antonio Emili) riguardano principalmente l’esclusione dalla giunta e la mancata collegialità nelle scelte amministrative. Ma quello che ha dato più fastidio ai sodali di un tempo è stata la strategia che lo stesso Sinibaldi avrebbe messo in atto per vincere le elezioni con il loro contributo, avendo però già in mente di emarginarli una volta portato a casa il risultato. Un vero e proprio tradimento, insomma, sofferto in maniera profonda per la doppiezza dei comportamenti sia sul piano umano che politico.

I dissapori tra il gruppo di potere che governa Palazzo di Città e i malpancisti sono nati fin da subito. All’atto della costituzione della giunta avevano fatto rumore le esclusioni eccellenti di Roberto Donati (già consigliere delegato allo Sport) e dello stesso Emili, ex assessore ai Lavori pubblici e Urbanistica con Antonio Cicchetti. Proprio Emili ha iniziato da mesi una sistematica opera di bombardamento sull’attuale esecutivo, accusato a più riprese di non riconoscere il lavoro dei predecessori e di badare più all’immagine che alle cose concrete, peraltro con ampio uso di fondi sottratti a destinazioni più opportune considerando le ristrettezze di bilancio.

La faida interna al centrodestra cittadino ha tutta l’aria di durare a lungo con esiti al momento imprevedibili, visto che al momento l’amministrazione si regge grazie all’appoggio di due consiglieri eletti nelle liste dell’opposizione e poi passati in maggioranza (Franco Evangelista, entrato in Consiglio con Carlo Ubertini, e Alessio Angelucci, che ha conquistato il seggio sostenendo Simone Petrangeli).

Malgrado l’ovvia e scontata celebrazione dell’operato della giunta, lo stesso comunicato emesso giovedì dal deputato di FdI Paolo Trancassini è apparso piuttosto cauto sul futuro, non leggendosi alcun accenno alla eventuale ricandidatura di Sinibaldi.

Al netto del risentimento personale, gli argomenti spesi da Valentini e soci sono seri e potrebbero tranquillamente essere fatti propri dall’opposizione. I temi sollevati pongono interrogativi importanti sulla gestione del Comune, tanto in riferimento all’ordinario (cantieri, parcheggi, manutenzione) quanto in relazione allo sviluppo futuro della città (università, infrastrutture, sanità, aree industriali, turismo). A maggior ragione tenendo conto del peso del mancato raggiungimento dell’obiettivo di uscire dalla fase di predissesto al termine di un durissimo piano decennale, rinnovato di recente per altri dieci anni con gravi ripercussioni sui contribuenti. Tanto per avere un’idea, nel 2024 la Tari è aumentata del 10%, l’aliquota Imu è al massimo di legge e Rieti figura tra le dieci città italiane dove si paga l’addizionale Irpef più alta.

Il perché di questa fuga in avanti è difficile da spiegare. Nemmeno le fisiologiche manovre di riposizionamento in prossimità della scadenza naturale della consiliatura giustificano fibrillazioni tanto intense, dato che in teoria mancano ancora due anni. A meno che non sia alle viste un’anticipazione del prossimo appuntamento elettorale per il quale le diverse forze politiche dovrebbero sì riorganizzarsi e riaggregarsi con una certa sollecitudine.

L’ipotesi deve aver solleticato lo stesso Sinibaldi, il quale da tempo si sente forte di un consenso alimentato da una gestione piuttosto padronale del potere. La tentazione di rompere per andare a un definitivo redde rationem rischia però di trasformarsi in un azzardo potenzialmente letale per le ambizioni del giovane sindaco. In una città tendenzialmente di destra, come la storia degli ultimi trent’anni insegna, e in un momento storico politicamente assai favorevole (basti vedere la filiera istituzionale monomarca Comune, Provincia, Regione, Governo nazionale) la maniera migliore per perdere il controllo di Palazzo di Città sarebbe presentarsi divisi all’elettorato al termine di un logorante percorso di reciproca delegittimazione. Lo sa bene il fronte opposto, facilmente battuto nel 2022 per essersi frammentato seguendo proposte diverse e concorrenziali al proprio interno e ora alla ricerca di un’unità quanto più ampia possibile del centrosinistra. Giovedì il Pd ha licenziato una nota con l’impegno “a costruire un’alternativa seria e credibile, a partire dalle opposizioni presenti in Consiglio comunale, ma aperta anche a tutte le realtà civiche e sociali della città. Perché mentre si discute di chi comanda e si perde tempo nei litigi sui social, Rieti si ferma. E a pagare, ancora una volta, sono i cittadini”.

Sulla stessa linea le valutazioni di Avs, Rieti Città Futura e Psi-Nome-Rietinsalute, che evocano il rischio di una città “impantanata in questa crisi politica. Il Comune di Rieti è tornato ad essere strutturalmente deficitario ma nonostante questo la spesa corrente nel 2024 è incredibilmente aumentata di quasi 4 milioni di euro rispetto al 2023”.

Al momento la destra ha già in campo tre aspiranti sindaci: l’uscente Sinibaldi in cerca di una riconferma, lo sfidante Valentini e quello che sarà espresso dalla Lega. Decisamente troppi per tentare di mantenere l’egemonia sul Comune capoluogo, anche alla luce di provvedimenti impopolari come l’ondata di parcheggi a pagamento appena varata.

 

13-07-2025

Condividi su:

Format Rieti Settembre-Ottobre 2026

Categorie

Archivio