di Massimo Palozzi – Premessa a scanso di equivoci: la realizzazione di un parcheggio da oltre cento posti lungo viale Morroni, nei pressi del cavalcavia di via Pietro Nenni dove prima c’era un marmista, è cosa buona e giusta. Dà infatti un po’ di respiro a chi deve lasciare la macchina dopo l’eliminazione di molti posti auto in piazza del Suffragio nell’ambito delle operazioni di recupero di Porta d’Arce.
L’area in questione appartiene a Rete Ferroviaria Italiana che l’ha ceduta al Comune attraverso un verbale di assegnazione provvisorio a cui seguirà la stipula del contratto di comodato d’uso. Nel frattempo l’amministrazione ha potuto procedere ai primi interventi per la bonifica dell’area tramite l’Asm, che in settimana ha provveduto allo sfalcio e alla pulizia del terreno. Con l’occasione, è stato scoperto e smantellato l’ennesimo bivacco utilizzato probabilmente dagli spacciatori che operano in zona.
La creazione di un nuovo parcheggio in prossimità del centro risponde alle ripetute sollecitazioni di residenti e commercianti, soffocati dalla miriade di cantieri aperti in città che ormai da mesi stanno rendendo la vita difficile a tutti (nei giorni scorsi i titolari delle attività dell’ultimo tratto di via Garibaldi hanno lamentato un calo del fatturato del 30%). Non illudiamoci però che sia la panacea per i problemi di viabilità che affliggono Rieti. Per estensione dell’abitato e per abitudini dei cittadini, il nuovo parcheggio si trova infatti troppo lontano da tutto. Sulla carta la nuova area di sosta dovrebbe servire da punto di interscambio grazie alla sua (supposta) vicinanza con la stazione ferroviaria e con il capolinea Cotral. In realtà è una vicinanza relativa, se non fittizia, in rapporto alle dimensioni urbane. Parcheggiare fuori Porta d’Arce per andare fino a piazza Berlinguer a prendere l’autobus o il treno, a piedi o con i mezzi dell’Asm, non sembra in effetti molto plausibile.
Il nuovo parcheggio bilancia i posti auto persi a piazza del Suffragio e questo è un elemento di grande importanza. Attenzione però a vendere un’opera come strategica quando con ogni probabilità non lo diventerà.
La parte più attiva del centro storico, per intenderci il quadrante intorno a piazza Vittorio Emanuele da piazza Cavour a via Pennina lungo il cardo, e da porta Cintia all’intersezione di via Garibaldi con via San Francesco lungo il decumano, non beneficeranno se non in misura minima di quest’opera. L’attuale disordine nella distribuzione dei parcheggi e la loro carenza, acuita dai lavori del Pnrr, reclamano uno schema complessivo che stenta a palesarsi. Molte speranze sono riposte nel piano Fesr 2021-2027 attraverso il quale la Regione Lazio finanzierà ulteriori parcheggi. Nel frattempo la sosta rimane piuttosto complicata anche per la resistenza degli utenti all’utilizzo del parcheggio a pagamento di piazza Mazzini-piazza Oberdan. Lo si nota nel quotidiano e ancor più durante le manifestazioni ospitate nelle piazze o i riti celebrati nella basilica di Sant’Agostino.
Forti si levarono le polemiche lo scorso agosto in occasione delle esequie dello storico parroco mons. Salvatore Nardantonio, quando diversi automobilisti parcheggiarono in divieto di sosta lungo viale Morroni, lamentandosi poi per le multe ricevute. L’accusa rivolta al Comune fu di voler fare cassa su un funerale, mentre dal Comando della Polizia municipale si puntualizzò che le auto sanzionate erano quelle poche messe davvero male.
Folklore a parte, il tema è importante e annoso. Per una corretta mobilità urbana un piano del traffico moderno ed efficiente non è un accessorio ma uno strumento fondamentale per il governo del territorio, di cui invece si sono perse le tracce.
Martedì il Comune ha annunciato l’entrata in servizio della linea circolare nel centro storico, contrassegnata con il numero 102. In 20 minuti i nuovi mezzi in dotazione all’Asm percorrono grosso modo il quadrante di cui abbiamo parlato prima con partenze dalle 7:30 alle 14:10.
Per l’assessore comunale all’Urbanistica, Centro storico e Valorizzazione dell’identità locale, Giovanni Rositani, il neonato servizio è parte di un disegno complessivo che ingloba i lavori di rigenerazione urbana (relativi tanto a vie e piazze quanto, prossimamente, al tratto interno del fiume Velino), il rilancio dell’università nel centro storico e l’attivazione di nuovi parcheggi come quello di Porta d’Arce. L’ambizione dichiarata è “realizzare una città che nei prossimi decenni possa essere modello quanto a qualità della vita, mantenendo ed esaltando le sue caratteristiche storiche sapendo coniugare fruibilità ed efficienza”.
Qualunque reatino assennato non può che fare il tifo affinché questa prospettiva si realizzi. Al momento le premesse difettano però di coerenza, pensando ai cantieri concentrati solo su alcune parti della città, mentre altre sono rimaste completamente fuori dai radar. Soprattutto, lascia perplessi la gestione dell’ordinaria amministrazione prima della quantità di fondi europei piovuta nella casse municipali con tempistiche e vincoli di destinazione particolarmente stringenti.
La malamovida ormai cronicizzata proprio negli angoli più pregiati del centro storico è solo un esempio delle difficoltà che vive Rieti. L’ubriacatura da cantieri prima o poi passerà e di certo la città sarà più bella e comoda da vivere. Ma è un miglioramento che ad oggi non assicura di per sé il raggiungimento di standard minimi per una città come la nostra. Naturalmente bisogna anche sapersi accontentare. Dice il proverbio che il meglio è nemico del bene e anche il benaltrismo è più uno slogan che una direttrice di vita. Questo non autorizza però la classe dirigente locale a speculare in maniera eccessiva su una stagione irripetibile di finanziamenti straordinari.
15-06-2025



