Per chi suona la campanella?

11/06/2025 | Editoriale, Notizie in evidenza

di Stefania Santoprete – La campanella ha suonato. In un attimo, un fiume di ragazzi ha invaso il cortile, spingendosi fuori dai portoni come se l’aria di giugno fosse la prima vera boccata di libertà. Corrono, ridono, respirano a pieni polmoni quella stagione che profuma di promesse, di futuro. La scuola resta alle spalle, almeno per un po’. Via la sveglia, via i libri, basta compiti, basta interrogazioni e tremori da verifica.

Ma non per tutti. C’è chi ancora deve compiere l’ultimo passo. Quello decisivo.

Tra pochi giorni, anche loro usciranno da quel cancello con il cuore che batte forte, una risata liberata dopo l’ansia dell’esame, un mazzo di fiori in mano – perché ormai si usa così – e le braccia dei genitori pronte ad accoglierli, orgogliosi. Convinti, in quel momento, che no, non sentiranno la mancanza di niente. Né dei corridoi, né dei professori, né di quelle giornate troppo mattiniere per essere vissute.

Eppure… Pochi giorni fa ho accompagnato un gruppo di uomini – ex ragazzi – in visita al loro vecchio istituto, l’Istituto Tecnico Industriale, cinquant’anni dopo il diploma. Un ritorno che ha scaldato l’aria, carico di ricordi e stupore. E quando hanno incontrato gli studenti delle attuali quinte, scesi in aula magna per accoglierli, qualcosa è scattato. Si sono riconosciuti. Negli occhi, nella smania, nella voglia di spaccare il mondo e di fuggire dallo studio. Nella stessa irrequietezza, nella passione confusa di chi ha ancora tutto da scegliere e nulla di certo tra le mani. Non tutti, oggi come allora, perfettamente convinti di avere fatto la scelta giusta. In molti casi, in quegli anni Settanta, determinata dall’estrazione sociale o dalla convinzione di non poter o voler continuare gli studi all’università. Sicuri però di essere riusciti a portar via da quelle aule qualcosa in più di una lezione, di nozioni o capacità di calcolo: gli strumenti per ridisegnarsi la vita su misura. In pochi hanno seguito fedelmente il tracciato degli studi. Altri hanno deviato, imboccando strade inaspettate. Eppure ce l’hanno fatta. Hanno affrontato il mondo, si sono adattati, hanno costruito.

Cinquant’anni fa era diverso. Si cresceva in fretta. Il lavoro non mancava con un nucleo industriale in piena crescita, il futuro sembrava più accessibile. Bastava un diploma per pensare a un posto fisso, una casa, dei figli.

Oggi siamo spesso costretti ad ascoltare il rammarico di trentenni pieni di talento e istruzione che ancora cercano un punto d’appoggio. Lo sconforto di chi fatica ancora ad essere preso sul serio in questa società. Così, le scelte vengono posticipate. A loro viene chiesto di continuare a specializzarsi, attendere: sospesi, fuori tempo. Ma attendere cosa?  Ti impongono di procrastinare, ritardare la tua realizzazione personale incatenandoti ad una formazione che sembra indispensabile ma che poi si rivela, inesorabilmente, frustrante nella sua poca utilità di impiego. Un orologio biologico che, nelle ragazze, suona come il tic tac del coccodrillo mentre gli uomini, eterni Peter Pan, possono continuare a rimandare scelte decisive.

La progettualità resta in stand-by. E la biologia – che non guarda i curriculum – continua a dettare i suoi tempi: tra i 16 e i 28 anni, dice, c’è il massimo potenziale di fertilità, mentre la realtà sociale, invece, spinge in là ogni traguardo.

Con stipendi bassi, case irraggiungibili, precarietà cronica, diventa difficile anche solo immaginare una vita “compiuta”.

… E allora il sogno si allontana, ma non muore mai. Resta lì, nascosto, pronto a riemergere quando meno te lo aspetti. Come una campanella che, alla fine, suonerà di nuovo. Un futuro che, pur immerso nell’incertezza, ragazzi, è sempre possibile. Un futuro che, sebbene diverso da quello che avevamo immaginato, avrà comunque la sua bellezza, la sua unicità. Perché, alla fine, è proprio nell’incertezza che risiede la vera forza di crescere, di reinventarsi, di scoprire nuove strade. E come ci hanno mostrato quegli ex-studenti, a volte è proprio il cambiamento imprevisto a regalarci le opportunità più sorprendenti.

Clar & Vinci

Format Rieti Novembre-Dicembre 2025

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