di Massimo Palozzi – Presso la sede di via Borsellino della Camera di Commercio Rieti-Viterbo, si è tenuta mercoledì la conferenza stampa di lancio del marchio collettivo “REA Qualità Reatina”. Con l’occasione è stato presentato il Comitato di gestione e controllo presieduto da Enza Bufacchi, ufficialmente insediatosi il 30 maggio scorso.
REA è un marchio territoriale promosso dall’ente camerale e dalla sua Azienda speciale Centro Italia. Sebbene sia minore per importanza rispetto ai più noti IGP e DOC, presenta potenzialità che vale la pena esplorare.
L’idea di fondo è caratterizzare le produzioni locali associando un ampio numero di aziende della provincia con le rispettive peculiarità qualitative. Da una parte, dunque, si tratta di un’azione di stimolo al miglioramento produttivo e professionale degli operatori economici della zona, dall’altra di messa in risalto delle eccellenze reatine attraverso un sigillo di facile riconoscibilità.
Nelle intenzioni il nuovo marchio aspira a diventare un acceleratore per l’intero distretto, visto che non si limiterà a mettere in evidenza le espressioni di un singolo settore. Spazierà infatti dall’agroalimentare all’artigianato, dai servizi al turismo, con l’unico vincolo che il processo produttivo avvenga in prevalenza all’interno della provincia secondo i disciplinari adottati dalla Camera di Commercio.
Lo stretto legame con il territorio è già evidente nella grafica e nel nome. REA ricorda infatti la mitica Rea Silvia madre di Romolo e Remo, tradizionalmente considerata come possibile eponima di Reate. La grande R azzurra che campeggia nel logo è stata invece pensata per richiamare la ricchezza dei corsi d’acqua in un movimento reso ancora più evocativo dalla forma della consonante.
Al di là delle suggestioni del pittogramma, il progetto porta con sé la concretezza del successo registrato da oltre vent’anni nella Tuscia, dove il marchio è riuscito a imporsi come garanzia nei confronti dei consumatori e degli utenti. L’auspicio è di replicare quell’esperienza anche a Rieti attraverso la partecipazione delle imprese locali, chiamate a costituire un palinsesto di proposte capace di rendere appetibile l’offerta di un territorio omogeneo, se non nelle sue articolazioni specifiche, almeno negli standard di qualità offerti.
Come spiega l’Ufficio Brevetti, il marchio collettivo è un segno che serve a contraddistinguere prodotti o servizi di più imprese per la loro specifica provenienza, natura o qualità. Non si sostituisce al marchio individuale ma garantisce ai consorziati una riconoscibilità basata su elementi comuni che in questo caso sono dati dalla dimensione geografica. Ovviamente, la mera provenienza di un prodotto o servizio da un determinato comprensorio non garantisce di per sé l’eccellenza né del processo generativo né del risultato finale. Per poter utilizzare il marchio, è quindi necessario che le attività interessate posseggano requisiti in grado di qualificarle nel rispetto di parametri stringenti.
La globalizzazione ha imposto modelli di consumo spesso incompatibili con livelli minimi di qualità, magari basati su prezzi allettanti o semplicemente sostenibili per ampie fasce della popolazione. Questo però a scapito non solo delle proprietà intrinseche dei beni o dei servizi, ma anche dei riflessi sulla salute, sulla sicurezza e sul benessere ambientale. Il ritorno a un consumo consapevole e responsabile rientra ormai in tutti i prontuari così come nelle linee guida licenziate dai maggiori organismi nazionali e internazionali. Il marchio REA si inserisce a pieno titolo in questo filone con il doppio obiettivo di affinare le tecniche di produzione e aiutare le aziende a guadagnare fette di mercato più ampie. Per invogliarle a partecipare, al momento non sono previsti costi di iscrizione.
I promotori credono molto in un segno distintivo come quello presentato in settimana. In attesa delle adesioni da parte delle imprese, per poter chiudere il cerchio sarà necessaria una capillare opera di diffusione della conoscenza del marchio affinché non si risolva nell’ennesima etichetta confusa tra mille altre.
Su questo aspetto lo sforzo organizzativo del Comitato di gestione dovrà essere all’altezza delle aspettative suscitate in fase di lancio dell’iniziativa. L’idea è ottima, ma per funzionare è necessario il concorso di tutti gli attori coinvolti, inclusi quelli istituzionali. Mai come in queste occasioni occorre fare rete mettendo in campo il massimo delle risorse che il territorio può offrire.
08-06-2025



