Addio a Daniele Raimondi, giovane sindaco di Marcetelli

25/05/2025 | Il domenicale, Notizie in evidenza

Funerale Daniele Raimondi2

di Massimo Palozzi – Giovedì sono stati celebrati i funerali di Daniele Raimondi, il sindaco di Marcetelli morto due giorni prima a soli 42 anni. L’addio al giovane amministratore è stato lungo, doloroso e molto partecipato. Tra gonfaloni listati a lutto, il feretro ha dapprima ricevuto l’omaggio di rappresentanti istituzionali e semplici cittadini nella camera ardente allestita nell’aula consiliare della Provincia, quindi è stata la volta della messa nella basilica di Sant’Agostino a Rieti e infine la tumulazione nel cimitero di Marcetelli.

Da quando si è diffusa la notizia del decesso, un moto di sincera commozione ha attraversato il Reatino. La vicenda umana di Raimondi ha in effetti colpito tutti, al di là delle appartenenze politiche. Padre di una figlia piccola avuta dalla compagna prossima a diventare sua moglie, dal 2010 era sindaco del suo paese che lo aveva confermato altre due volte alla guida del più piccolo comune della provincia di Rieti.

Accanto all’amore per la famiglia, la politica e l’impegno civile costituivano insomma la sua cifra esistenziale fin da ragazzo. Quando venne eletto la prima volta conquistò il primato di più giovane sindaco del Lazio, ma già dal 2007 era presidente del consiglio comunale dei giovani di Rieti.

Quelli che lo hanno conosciuto ne hanno tratteggiato un profilo carico di dolcezza e ammirazione, sia come uomo che come amministratore. Il commosso ricordo dell’ex deputato Pd Fabio Melilli ha raccolto in poche righe un’intensità di sentimenti davvero toccante. L’elogio rivoltogli durante il rito funebre dal sindaco di Rieti Daniele Sinibaldi è a sua volta risuonato come un emozionante concentrato di tenerezza e nostalgia, dove si sono mescolati i ricordi di un’amicizia nata ai tempi dell’infanzia e poi cresciuta nel comune impegno politico, pur se su sponde differenti.

Il Partito democratico ha salutato Raimondi come un protagonista della comunità dem reatina: non solo amministratore attento e partecipe, non solo militante sempre presente, ma un amico sincero su cui si poteva contare in ogni occasione.

Funerale Daniele Raimondi sindaci

Le espressioni di cordoglio sono giunte numerosissime, dall’Anci al presidente della Regione Lazio Francesco Rocca a tante figure istituzionali. E davvero potente, pur nello strazio del momento, è risultata la sequenza della bara portata a spalla da alcuni sindaci della provincia con indosso la fascia tricolore.

Quando muore qualcuno, soprattutto se si tratta di un personaggio pubblico, è sempre in agguato il rischio di condoglianze di maniera espresse più per dovere che per convinzione. O peggio, che il sentimento anticasta prenda il sopravvento stimolando rigurgiti negativi se non addirittura di disprezzo. Per Daniele Raimondi non è stato così. Al netto degli aspetti protocollari, la commozione che ha percorso l’intera provincia è stata genuina e sincera. Segno di un’esistenza che, seppur breve, ha lasciato un’impronta profonda.

Quasi mai i piccoli comuni sono centri di potere. Chi si assume il compito di amministrarli sa che deve spendersi in prima persona per risolvere problemi di ogni sorta che non riguardano solo le questioni burocratico-amministrative, come i grandi temi legati all’isolamento e al rilancio delle aree interne che pure erano al centro dell’agenda politica di Raimondi. In realtà così ristrette, le difficoltà di una famiglia o anche di un singolo individuo si trasferiscono direttamente sul sindaco, sugli assessori e sui consiglieri comunali come il vertice di una rete di protezione che a volte funziona, a volte si dimostra impotente generando storie che da subito diventano collettive. Daniele Raimondi lo sapeva e interpretava il suo ruolo esattamente così. Se una spietata e logorante malattia non lo avesse portato via tanto presto, sarebbe stato una sicura risorsa per il territorio anche in posizioni diverse, magari assecondando una legittima aspettativa personale. Non sempre, del resto, le ambizioni crescono all’ombra dell’egoismo. Lo spirito di servizio può essere utilmente esercitato tanto in un piccolo comune quanto su scenari più ampi. L’importante è lo stile e quello di Raimondi ero lo stile giusto, che piaceva alle persone che lo conoscevano e lo amavano e che lo ha fatto diventare uno di famiglia anche per i tanti che lo hanno scoperto solo in occasione della sua dipartita.

Difficilmente l’agone politico offre esempi di apprezzamento univoco e trasversale come quello raccolto in suffragio del giovane sindaco di Marcetelli. Daniele Raimondi è riuscito anche in questa impresa. L’eredità che si trova a gestire il vice sindaco subentrato e quella con cui dovrà fare i conti il nuovo primo cittadino che sarà eletto non riguarda solo gli affari amministrativi, perché il confronto con il predecessore sarà inevitabile. Con meno di cento abitanti Marcetelli è il più piccolo comune del Lazio e uno dei più piccoli d’Italia, ma non per questo i problemi da affrontare sono meno complicati. La memoria di Raimondi farà da pungolo ai suoi successori, mentre le tracce della sua opera già lo celebrano tra dolore e rimpianto.

 

25-05-2025

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