Abbiamo chiesto a mons. Domenico Pompili, nostro ex vescovo attualmente alla guida della diocesi di Verona, un ricordo del Pontefice a cui è stato legato da un rapporto di stima e sintonia profonda. Un legame consolidatosi nel tempo, soprattutto grazie a una visione pastorale affine, attenta ai poveri, alla periferia e ai temi sociali. Quando nel 2019 il Papa è tornato a Greccio per firmare la Lettera Apostolica Admirabile signum sul significato del presepe, Mons. Pompili lo ha accolto. In quell’occasione il loro legame si è reso visibile anche pubblicamente, nel segno della comune ispirazione francescana.
“Papa Francesco – dichiara a Format mons. Pompili, profondamente commosso per la scomparsa di Papa Francesco – ha avuto una particolare attenzione per Rieti, per la Valle Santa e poi successivamente per l’area colpita dal terremoto del Centro Italia.
Anzitutto, Papa Francesco ha mostrato una particolare attenzione alla Valle Santa, da cui è nato il suo desiderio di conoscere Greccio. Proprio per questo, il 4 gennaio 2016, fece quella famosa “fuitina” in incognito: si presentò prima a Rieti, poi a Greccio, per avvicinarsi personalmente a quell’esperienza che diede origine al primo presepe della storia.
In seguito, dopo il tragico terremoto dell’agosto 2016, la presenza del Papa si è fatta ancora più incisiva. Non si è limitato, il 4 ottobre, a visitare Amatrice, Accumoli e la zona dell’ ascolano, ma è stato realmente vicino alle persone in tutte le fasi dell’immediato post-terremoto. Si è interessato personalmente all’evolversi della situazione, sostenendo in modo concreto le prime emergenze, in un contesto segnato da condizioni di vita eccezionali.
È così che il suo legame con il territorio reatino si è andato via via approfondendo. Direi che tutto questo spiega perché, in dodici anni di pontificato, Papa Francesco è passato ben quattro volte da queste parti.”
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