I 90 anni di Gianni Letta e i compiti a casa

20/04/2025 | Il domenicale, Notizie in evidenza

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di Massimo Palozzi – Auguri a Gianni Letta che martedì ha compiuto 90 anni. Giornalista di lungo corso (è il direttore del Tempo per antonomasia), manager della comunicazione, politico influente senza aver mai ricoperto cariche elettive, incarna alla perfezione l’essenza dell’uomo di potere vero, per quanto assai poco esibito. Viene celebrato come un abilissimo tessitore di trame diplomatiche, sempre però all’insegna di uno stile senza sovraesposizioni, nonostante i ruoli istituzionali di prestigio, i mille incarichi e le frequentazioni ai massimi livelli. Lo si ricorda principalmente come eminenza grigia di Silvio Berlusconi, di cui è stato a lungo sottosegretario a Palazzo Chigi e che lo vedeva addirittura al Quirinale. Per tutti comunque un interlocutore rispettoso e rispettato, al punto che ancora oggi in molti lo cercano per un parere o un consiglio. E anche gli avversari continuano a riconoscergli una dote sempre più rara: l’autorevolezza garbata.

A Rieti è legato a doppio filo. Non solo perché è reatina la moglie Maddalena Marignetti, ma perché con la città ha mantenuto un vincolo di lunga durata, ufficialmente celebrato nel 2022 con il conferimento della cittadinanza onoraria in virtù delle sue attività come presidente della Fondazione Flavio Vespasiano e presidente onorario dell’associazione A.S.D. Scopigno Cup.

Nella settimana in cui iniziano le vacanze di Pasqua (le scuole si sono chiuse giovedì e riapriranno il 23) a un vecchio saggio come Letta verrebbe da chiedere un’opinione illuminante sulla vexata quaestio che nei giorni scorsi ha tenuto banco in molti confronti pubblici e in moltissime chat private: compiti sì o compiti no.

Tutto è nato da un’iniziativa piuttosto bizzarra, una lettera anonima (anonima!) inviata alla preside della primaria Cirese per chiederle di sensibilizzare i professori a non caricare di compiti a casa gli alunni durante la pausa pasquale. In sintesi, i non meglio identificati genitori segnalavano la necessità per i bambini e per loro stessi di restare con il cervello sgombro e tempo a disposizione per lo svago, dando alle vacanze l’esatta dimensione di astensione dal lavoro e quindi dallo studio.

La dirigente non ha gradito, in particolare per le modalità omertose con le quali gli estensori della missiva hanno inteso porre alla sua attenzione una problematica comunque seria, che da sempre affanna operatori e frequentatori del mondo della scuola.

Sull’utilità dei compiti a casa esistono correnti di pensiero diverse. La più accreditata è quella che sposa la linea del buon senso. Ok a un po’ d’esercizio tanto per mantenersi allenati e non perdere il ritmo, più che le nozioni, ma senza eccedere. Del resto i compiti coinvolgono spesso anche i genitori, che invece vorrebbero godere di quei giorni di libertà senza doversi preoccupare di analisi logica, equazioni o della poesia da mandare a memoria.

È probabile che non se ne esca, benché la materia sia stata normata addirittura nel 1964 con una circolare dell’allora ministero della Pubblica istruzione, aggiornata cinque anni dopo dalla numero 177 del 14 maggio 1969 avente ad oggetto: “Riposo festivo degli alunni. Compiti scolastici da svolgere a casa”. In oltre due pagine di burocratese d’antan, il dicastero di viale Trastevere (la cui sede è arricchita da decorazioni di Antonino Calcagnadoro) già oltre mezzo secolo fa sviluppava una premessa riassumibile nella necessità di consentire ai ragazzi la partecipazione a manifestazioni formative esterne e complementari alla scuola e al contempo di favorire le relazioni familiari soprattutto il sabato e la domenica, giungendo alle seguenti conclusioni: “In considerazione del duplice ordine di esigenze finora prospettate, questo Ministero è venuto nella determinazione di disporre che agli alunni delle scuole elementari e secondarie di ogni grado e tipo non vengano assegnati compiti scolastici da svolgere o preparare a casa per il giorno successivo a quello festivo, di guisa che nel predetto giorno non abbiano luogo, in linea di massima, interrogazioni degli alunni, almeno che non si tratti, ovviamente, di materia, il cui orario cada soltanto in detto giorno”. Nel profluvio di virgole l’attenzione era concentrata in special modo sui fine settimana, ma il discorso potrebbe essere facilmente esteso alle vacanze in senso lato.

Psicologi e pedagogisti sono per lo più orientati a tarare la consistenza dei compiti entro i canoni dell’equilibrio, se non della moderazione, perché c’è chi effettivamente esagera. La preoccupazione è anche quella di evitare crisi di rigetto. Leggere un libro come un obbligo durante le vacanze rischia ad esempio di indurre una qualche forma di allontanamento dai libri, se la lettura viene percepita come una vessazione e non come una formidabile occasione per ampliare gli orizzonti e vivere avventure ed emozioni solo sfogliando le pagine di carta o, al limite, scorrendo un’edizione digitale.

A volte il rifiuto nasce proprio da esperienze negative vissute in età scolare e quasi mai l’imposizione produce risultati a lungo termine. Vero è, però, che il senso del dovere e dell’autodisciplina comporta sacrifici, inclusi quelli che potrebbero apparire inutili ma che rivestono comunque grande importanza per fortificare il carattere e aiutare a esprimere la personalità dell’individuo.

Con il metodo Montessori la questione appare risolta: ai piccoli alunni niente compiti dopo la scuola, per la felicità di tutti. Si tratta in ogni caso di una pratica minoritaria pure a Rieti. Così il dibattito continua, come le lamentele degli studenti e delle loro famiglie. Buona Pasqua.

 

20-04-2025

immagine d’archivio

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