di Stefania Santoprete – Una casa, quella in via di Mezzo, da sempre dimora di Tito Cheli, giornalista e ex corrispondente Rai per il nostro territorio; punto di riferimento per il mondo dello spettacolo e dell’informazione, un luogo di accoglienza per artisti, giornalisti, attori e musicisti.
“La mia esperienza nel mondo dell’informazione mi ha portato a esplorare diversi settori, dal cinema al teatro, fino alla musica, la mia più grande passione – racconta Tito in questo nostro secondo incontro – Ho lavorato come addetto stampa per il Festival dei complessi di Rieti, successivamente presentato come “ Parata di primavera”, un evento in cui si respirava creatività e fermento. Ho avuto modo quindi di collaborare con Elio Palumbo e suo fratello Franco, sollecitato dal sindaco di allora.
Uno dei rapporti più significativi di quel periodo, in cui ero impegnato con il Giornale d’Italia, è stato quello con il questore Ferruccio Marchetti, che chiamavo affettuosamente “papà” per il legame umano e professionale che ci univa. Fu lui a ‘pacificare’ le coscienze e a far comprendere come non ci fosse nulla di scandaloso nell’apertura di quel locale in Via del Seminario in cui ero stato e coinvolto attivamente da Roberto Lucandri: il Club ’66.
Quel luogo tornò utile al momento dell’evento musicale più importante per Rieti, trasformandosi nella sala prove delle band giunte in città o come sede per le giurie popolari in occasione del Festival di Sanremo. La notte, per ovviare alla mancanza di fondi, andavamo io e Roberto ad affiggere i manifesti per pubblicizzare la Parata.”
Gli inizi
“La mia carriera giornalistica ebbe inizio con don Giovanni Benisio, cappellano dell’ospedale e apprezzato giornalista. Mi offrì l’opportunità di scrivere le prime brevi notizie sul periodico cattolico “La Voce”.
Tra i casi di cronaca più significativi che seguì, vi fu il delitto di Carmine Pitoni, l’autista ritrovato a Forca del Fuscello, e le ricerche di Aldo Moro. Durante quei giorni convulsi, si diffuse la voce che il corpo di Moro potesse trovarsi presso il Lago della Duchessa. Fui il primo a riportare la notizia sia in radio che in tv.
Nel 1977 entrai come corrispondente Rai, succedendo a Pietro Pileri. Negli anni feci parte del consiglio direttivo dell’Assostampa Romana e del consiglio di Bruxelles dei Giornalisti Europei. Incarichi che mi diedero modo di girare un bel po’. In uno di quei viaggi durante lo scalo in aeroporto ebbi modo di incontrare la persona più umile al mondo, Madre Teresa di Calcutta, il suo abbraccio mi è rimasto dentro…”
Epoche di fermento e trasformazione
Lo stesso Terminillo brillava grazie ad imprenditori che, seppur improvvisatisi tali, avevano una straordinaria capacità di trattare con il pubblico, oggi prevale spesso la supponenza. Tra le semplici ma importanti iniziative, la nostra montagna ospitava ad esempio una prestigiosa mostra canina di livello nazionale, un evento di richiamo che attirava visitatori da tutta Italia. In inverno, dopo una giornata sulle piste da sci, i turisti scendevano in città. Le feste si tenevano persino all’interno del teatro Flavio, che veniva ‘spogliato’ delle poltrone per l’occasione. I commercianti organizzavano eventi grandiosi, specialmente a Carnevale, trasformando i palchetti in spazi conviviali dove si potevano gustare frappe fatte in casa. L’intrattenimento musicale era garantito da orchestre di alto livello. Impensabile oggi: un Carnevale in famiglia allargato!”
Gli incontri
“Tanti gli incontri con personalità di spicco. Conobbi Lorella De Luca, protagonista del film “Poveri ma belli” e moglie del regista Duccio Tessari. Fu la famiglia Tosoni di Rieti a presentarmela, e nel tempo diventammo amici. La accompagnavo in giro per il centro, con una sosta da Gengarelli… Negli ultimi anni, a causa della sua malattia, mantenemmo un contatto soprattutto telefonico”.
Un altro ospite illustre fu Lucio Dalla, che soggiornò più volte in una delle cinque camere disponibili. “Nonostante la differenza d’età, trovammo subito una sintonia. Spesso sedeva alla mia tavola, gustando le fettuccine preparate da mia madre, Teresa. Quando ero impegnato, intrattenevano conversazioni sulla fede, un tema che lo affascinava più di quanto si potesse immaginare. Fu proprio ai frati della basilica di San Francesco d’Assisi che telefonò negli ultimi istanti di vita, mentre l’infarto lo colpiva. Due anni prima aveva scritto per loro “Francesco fammi volare”. Mia madre, affezionata a lui, si preoccupava quando non si faceva vedere per un po’, chiedendosi: “Dov’è quel vagabondo di Lucio?”.
Dalla era un tifoso appassionato della Virtus Bologna. Negli anni Settanta e Ottanta aveva un posto fisso in parterre per seguire le gare. Un giorno mi chiamò: “Arrivo sabato sera dopo un concerto, così domenica sono lì per la partita. Ho il problema di dove custodire il pulmino con tutta la strumentazione”. Dopo molte ricerche, riuscii a ottenere il privilegio di ripararlo in uno dei locali della nuova questura. L’indomani, con il questore assente e senza telefoni cellulari a disposizione, nessuno ci autorizzava a riprenderlo, creando una situazione surreale.
La mia esperienza giornalistica mi portò a incrociare molte figure di spicco, ad esempio Juliette Greco, Alberto Sordi, Romano Mussolini, con il suo talento musicale, unitamente a tanti altri nomi prestigiosi legati al mondo della musica (come il Maestro Arturo Sacchetti). Frequentavo spesso Cantalupo, dove Carlo Verdone possedeva una casa, accanto alla villa di Montesano.
Un ricordo particolarmente toccante è quello dell’onorevole Franco Maria Malfatti: porta alle lacrime Tito. “Ha fatto tanto per Rieti ed era una persona corretta e onesta. Quando arrivava per partecipare a un evento, passeggiavamo insieme e mi confidava di essersi reso conto di come alcuni approfittassero della sua benevolenza per interessi personali. Io e Loris (Scopigno n.d.r) gli volevamo molto bene. Malfatti soffriva per le continue richieste di lettere di raccomandazione e per la mancanza assoluta invece di proposte concrete per lo sviluppo della città. Aveva puntato sulla crescita del nucleo industriale di Rieti e sulla creazione di un percorso scolastico adeguato per rispondere alle esigenze delle aziende. Purtroppo, Rieti ha sempre avuto un brutto difetto: non sa essere riconoscente.”
“Tra le amicizie più significative della mia vita c’è quella con don Lorenzo Chiarinelli, vescovo emerito di Viterbo. Eravamo stati ragazzi insieme, e il nostro legame non è mai venuto meno. Uomo di grande cultura, ha avuto un ruolo fondamentale nella realizzazione e approvazione dei testi dei catechismi e ha insegnato a intere generazioni, come docente di religione al liceo classico “Varrone” e insegnante di filosofia, etica e antropologia culturale. Amico e seguace del cardinale Martini, presentò la sua rinuncia per motivi di salute a papa Benedetto XVI. Altrimenti, avremmo potuto vederlo diventare cardinale. Sì, debbo dire che la mia vita professionale e personale ha avuto la fortuna di essere stata segnata da incontri straordinari, momenti di grande fermento culturale, in un’epoca in cui Rieti brillava più di quanto oggi si ricordi”.



