Costini (Area) “No ai compiti delle vacanze? i genitori apprezzino gli insegnanti che fanno studiare i loro figli”

11/04/2025 | Attualità, Notizie in evidenza

alunni casa foto IA

“In questi giorni, nelle chat dei genitori delle scuole reatine, sta suscitando dibattito una lettera anonima inviata da alcuni genitori dell’istituto Cirese – comunica Chicco Costini (Area Rieti) –  La richiesta è chiara: chiedono alla preside di vietare agli insegnanti di assegnare compiti per le vacanze di Pasqua, sostenendo che i loro figli abbiano il diritto di riposarsi dalle fatiche scolastiche. Tra le righe, però, si intravede una motivazione meno dichiarata: il desiderio di evitare anche a se stessi il peso di seguire i figli nei compiti.

Da figlio di un’insegnante considerata “severa” e di genitori per cui il rendimento scolastico era il metro per valutare la nostra libertà, questa notizia mi ha sorpreso. Ricordo giornate scandite dal tempo dedicato ai compiti, con uscite e svaghi subordinati al loro completamento. Che agli studenti i compiti non piacciano è normale, fa parte del processo di crescita. Ma che a protestare siano i genitori mi sembra difficile da comprendere.

Ancora più sorprendente è che si critichi l’impegno degli insegnanti in un’epoca in cui i dati evidenziano un preoccupante declino culturale tra i giovani. Le statistiche parlano chiaro: gli adolescenti italiani faticano a comprendere testi scritti, hanno un vocabolario limitato e dipendono da strumenti esterni per fare calcoli. Questo scenario preannuncia un nuovo analfabetismo di ritorno, con conseguenze sociali gravi.

Eppure, quando emergono questi dati, la colpa ricade spesso sulla scuola e sugli insegnanti, accusati di non saper formare le nuove generazioni. Gli stessi insegnanti, però, sono malpagati, privi di autorevolezza, esposti all’arroganza di studenti e genitori, e spesso costretti a vivere anni di precariato. Nonostante questo, si pretende che non assegnino compiti, non valorizzino il merito né richiamino chi non si impegna, per evitare di “traumatizzare” ragazzi che, secondo questa visione, dovrebbero crescere senza responsabilità, senza rispetto per l’autorità e liberi di fare ciò che vogliono in nome di una presunta creatività.

La lettera dei genitori della Cirese sembra riflettere un’idea diffusa: per molte famiglie, la scuola non è più un luogo di formazione per preparare i giovani alla vita, ma un parcheggio per i figli mentre i genitori sono occupati. L’idea che, dopo l’orario scolastico, si debba “sprecare” tempo ad aiutarli con i compiti appare non solo scomoda, ma ingiusta, come se seguire il percorso educativo dei propri figli fosse un sacrificio della propria libertà.

Il risultato? Una generazione che fatica a riconoscere l’autorità, priva di senso di responsabilità e spesso impreparata. In un mondo sempre più competitivo, dove formazione, capacità di collaborare e competenze personali faranno la differenza tra il successo e l’emarginazione, questo atteggiamento è particolarmente rischioso.

Invece di lamentarsi con la preside per i compiti delle vacanze, quei genitori farebbero meglio a sostenere gli insegnanti nel loro ruolo cruciale, diventando alleati nella formazione dei figli. Dovrebbero preoccuparsi che i ragazzi comprendano l’importanza di questi anni scolastici, un’arma fondamentale per affrontare le sfide di un’epoca complessa. Lamentarsi dei compiti non aiuta: supportare chi educa, sì”

foto generata da AI

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