Tito Cheli, paladino del nostro invidiabile patrimonio culturale

19/02/2025 | Notizie in evidenza, Storie e persone

Tito cheli11

Incontriamo Tito Cheli, colui che per anni ha raccontato le vicende della nostra terra, anche attraverso i canali ufficiali di mamma RAI, come corrispondente locale, nella sua casa di via Di Mezzo. In quelle stanze sono passati molti protagonisti del mondo dello spettacolo, politici e persone di cultura, che non hanno disdegnato un piatto caldo preparato al momento da mamma Teresa, anche per quel “mezzo vagabondo” di Lucio, come lo definiva affettuosamente.

Lucio è Dalla, che arriva a Rieti giovanissimo per un Festival dei Complessi al Teatro Flavio Vespasiano, evento di cui Tito cura l’Ufficio Stampa, a supporto di Roberto Lucandri (entrambi fondatori del Club ’66), coinvolti da Elio Palumbo e suo fratello Franco. Ma questa è un’altra storia, che racconteremo nella prossima puntata.

Corrispondente del Giornale d’Italia e poi della RAI, Tito si è inserito nel mondo dell’informazione a 360 gradi: cinema, teatro e la sua grande passione, la musica.

“Ho avuto l’opportunità di conoscere il Maestro Arturo Sacchetti, importante organista, vincitore di ben tre edizioni del Grand Prix du Disque di Parigi, direttore del Coro da Camera della RAI, insegnante di canto gregoriano, polifonia e composizione al Conservatorio di Santa Cecilia, e direttore artistico della Radio Vaticana per molti anni. Sono ancora in contatto con lui per valorizzare uno dei protagonisti della polifonia romana e italiana del Seicento e Settecento: Giuseppe Ottavio Pitoni.”

A Tito Cheli va riconosciuto il merito di aver promosso la cittadinanza onoraria al musicologo Prof. Siegfried Gmeinwieser, con la seguente motivazione: “Gli studi e le successive pubblicazioni del Prof. Gmeinwieser hanno contribuito a far conoscere Pitoni nel mondo internazionale della cultura musicale, apportando un notevole prestigio alla nostra città.”

Giuseppe Ottavio Pitoni nacque a Rieti, in via Centuroni, ma si trasferì con la sua famiglia a Roma, per poi farvi ritorno giovanissimo come Maestro nella cattedrale. La sua fama si deve soprattutto al suo interesse per la teoria della composizione e al suo impegno nel campo della musica sacra. In Canada esiste una fondazione per il canto che nel 2011 ha registrato musiche della Cappella Giulia del Vaticano, di cui Pitoni fu Maestro dal 1719 al 1743, legando il suo nome a queste opere.

“Sono orgoglioso della mia città paterna, Arezzo – aggiunge Cheli – patria del monaco che inventò il pentagramma, dove si tiene un concorso internazionale di polifonia. Ebbene, per alcuni anni, uno dei brani obbligatori era proprio di Pitoni. A Rieti ho organizzato due convegni internazionali sulla sua figura, ma poi è calato il silenzio.”

C’è amarezza per l’indifferenza che la politica ha mostrato negli anni verso aspetti che potrebbero giovare al nostro territorio. “Sono concentrati sul potere, litigano per il posto, e poi nascono gli ‘Amici di Rieti’, ‘Amici Fratelli’… Gli ho fatto notare che ci sono anche i ‘Cugini di campagna’ e i ‘Gemelli di Guidonia’! Li possono chiamare come vogliono! Si definiscono tutti paladini della democrazia, ma la loro impostazione politica è monarchica!” Poi parte l’affondo: “Così come non ha saputo valorizzare questo suo figlio, Rieti non sa valorizzare se stessa. Non ha una dignità di ‘essere’, eppure ha tanto potenziale. Sono anni che mi batto per evidenziare motivi di orgoglio che potrebbero fare la differenza.”

Chiediamo a Tito qualche esempio.

“Quanti anni sono passati dalla visita di Papa Giovanni Paolo II? 43! A Porta Cintia, durante il saluto alla città, pronunciò parole toccanti, esprimendosi come se fosse cittadino di questa terra: ‘Carissimi! Questa terra, oltre a essere illustre, ha dei motivi che la rendono tanto cara a me. Nel lontano 1946, quando ero giovane studente, feci il giro dei santuari francescani di questa zona e ne porto ancora negli occhi gli stupendi paesaggi e, soprattutto, nel cuore le indescrivibili emozioni da essi suscitate… sempre mi è piaciuto, inoltre, il vostro superbo Terminillo. Oggi, pertanto, non vengo qui come forestiero, poiché ritrovo non solo una parte della mia vita passata, ma ritrovo soprattutto voi, cari reatini, che siete il primo titolo di vanto di questa terra.’

Proposi una targa che ricordasse alcune di queste parole di ammirazione, ma non se n’è fatto nulla.”

La lista dei nomi illustri nati a Rieti, che Tito sta redigendo, è lunga.

Mariano Vittori, teologo e vescovo; Matteo Salvi, nato a Botte di Sedrina, allievo di Donizetti, scelse Rieti perché gli ricordava la sua Bergamo e, al contempo, poteva tornare a lavorare spesso a Roma. Compositore famoso soprattutto per aver completato la musica dell’opera incompleta di Donizetti, Il duca d’Alba, eseguita nel 1882, quarant’anni dopo la morte di Donizetti. È sepolto nel nostro cimitero, in una delle tante tombe dimenticate. Carlo Jucci, nato a Rieti, che creò insieme al notaio Gianfelice l’Istituto di Genetica Agraria. Eugenio Guarniero Dupré Theseider, nipote dello storico dell’arte Francesco Palmegiani. Sergio Solmi, poeta, critico letterario e partigiano, nato in via Pennina; Domenico Petrini, filologo e critico letterario, enfant prodige della cultura italiana, nato in quel palazzo di via Roma costruito dalla famiglia grazie alla vincita di un concorso europeo per aver estratto   dal guado la tintura blu scelta per le divise dell’esercito napoleonico. Pierluigi Mariani, massimo esponente del dialetto reatino al fianco di Giovanni Marconicchio; la grande soprano Maria Viscardi, nata vicino all’ex bar Gengarelli, che dopo essere stata in Argentina si è esibita al fianco di Mattia Battistini nel nostro teatro; Eugenio Garin, uno dei più autorevoli storici della filosofia e della cultura dell’Umanesimo e del Rinascimento; Renzo de Felice, considerato il maggiore studioso del fascismo; Dino Fedri, pianista preferito dal celebre tenore Beniamino Gigli; e infine, Gianni Fontaine, regista, che realizzò il primo documentario su San Francesco nella Valle Santa, una copia del quale ho donato alla Fondazione Varrone.”

Da sempre alla guida del Comitato Cittadino ‘Nazareno Strampelli’, Tito Cheli si augura che da questo invidiabile patrimonio culturale si possa ancora partire per eventi di particolare risonanza.

Condividi su:

Format Rieti Maggio-Giugno 2026

Categorie

Archivio