Caos Tari, si poteva evitare?

26/01/2025 | Attualità, Il domenicale, Notizie in evidenza

tari 2026

di Massimo Palozzi – La commissione consiliare Controllo e Garanzia tenutasi venerdì pomeriggio sullo spinoso tema della Tari si è conclusa con un sostanziale nulla di fatto: da un lato l’amministrazione a farsi scudo dell’inderogabilità dell’intervento e dall’altro le opposizioni a contestarne le modalità e chiedere la sospensione dell’esecutorietà delle cartelle.

Del resto non era difficile ipotizzare un esito diverso, vista la potenza con cui è deflagrata l’operazione di recupero partita nelle scorse settimane ad opera della Kibernetes, la società incaricata dal Comune di Rieti di riscuotere gli arretrati della tassa sui rifiuti (dei quali trattiene una percentuale su quanto incassato, oltre a ricevere una parte fissa corrisposta dall’ente).

Gli avvisi già spediti sono 1.750 su un totale di circa ottomila. A famiglie e imprese sono cominciate ad arrivare notifiche di pagamento contenenti cifre spesso elevatissime, frutto di calcoli complessi che tengono conto di parametri riferiti agli immobili (ampiezza delle superfici, destinazioni d’uso) e delle annualità non corrisposte, inclusi eventuali sanzioni e interessi.

Le lamentele si appuntano su due aspetti: l’entità del maxirecupero di quattro annualità tutte insieme e gli errori a volte marchiani, con cartelle suscettibili di essere annullate per vizi di forma. Sul tavolo ci sono poi due ulteriori questioni: il mancato contraddittorio preventivo, attivato solo in rari casi dalla Kibernetes con i contribuenti, e la prescrizione quinquennale della tassa.

Nonostante il malcontento e la prospettiva di una valanga di ricorsi alla Commissione tributaria, il Comune tira dritto e anzi ha già anticipato che entro l’anno saranno notificate anche le cartelle relative alle annualità dal 2020 al 2023.

La Tari era stata sospesa in passato sia a causa del terremoto sia per arginare gli effetti della pandemia Covid. A distanza di tempo e con il fiato della Corte dei Conti sul collo (il Comune Rieti si trova ancora alle prese con un duro piano di riequilibrio finanziario), Palazzo di Città ha quindi deciso di recuperare in blocco le spettanze accumulate nel periodo 2016-2019. Di fronte alla prima ondata di proteste il Comune ha difeso il proprio operato, pur concedendo una disponibilità all’ascolto che magari sarebbe stato utile manifestare prima per evitare un epilogo al limite della farsa. Il sacrosanto diritto-dovere dell’ente di riscuotere quanto dovuto si scontra infatti con una realtà economica piuttosto complicata per i reatini, che faticano ad affrontare un impatto finanziario di tale portata, a prescindere da ogni considerazione sulla fedeltà fiscale a cui dovrebbe essere tenuto ogni cittadino.

“I dati emersi sono frutto dell’incrocio di numerose banche dati pubbliche che vengono utilizzate e confrontate per far emergere criticità e disallineamenti”, ha spiegato l’assessore al Bilancio e Patrimonio Andrea Sebastiani mentre montavano rabbia e incredulità. Poi, nel tentativo di contenere il malcontento, la mossa di aprire al confronto con i cittadini inferociti.  “L’amministrazione comunale non intende vessare nessuno e per questo i nostri uffici stanno già compiendo un grande lavoro di dialogo con chi richiede informazioni o presenta domande in autotutela per conseguire la rettifica degli importi o l’annullamento dell’accertamento”. A distanza di una settimana la situazione non è però migliorata. Anzi, domenica scorsa Coldiretti ha licenziato una nota durissima a protezione delle aziende agricole che hanno ricevuto cartelle esattoriali della Tari errate e con cifre che in alcuni casi arrivano anche a cinquantamila euro. Somme per di più spesso non dovute, applicate su fabbricati agricoli esonerati dalla tassa sui rifiuti.

Messa all’angolo, l’amministrazione non ha potuto far altro che organizzare un incontro giovedì per spiegare tempi, modalità ed eventuali rimedi. Alla riunione hanno partecipato il sindaco Daniele Sinibaldi, lo stesso assessore Sebastiani e il dirigente del settore finanziario per ascoltare le ragioni di rappresentanti di categoria, sindacati e alcuni consiglieri di minoranza. Al termine è stata decisa la creazione di un tavolo permanente di monitoraggio sui tributi e avanzata la richiesta di proroga della scadenza dei termini per il saldo, mentre sindaco e assessore hanno insistito sulla necessità di mettersi in regola attraverso ravvedimenti o istanze in autotutela entro i 60 giorni a disposizione.

Alla vigilia, Sebastiani aveva anticipato che “il problema che si sta riscontrando è la mancata presentazione della dichiarazione Tari. Pertanto, questa sarà anche l’occasione per allineare gli archivi e sgravare le aziende dall’imposizione, qualora rientrino nella relativa casistica”.

L’emersione di attività da regolarizzare o assolutamente sconosciute all’ufficio tributi ripropone la vecchia questione del diffuso fenomeno di evasione ed elusione, che ora si sta affannosamente cercando di risolvere con modalità però talmente brutali da aver provocato un caos enorme e senza aver chiarito se l’inerzia degli ultimi trent’anni sia stata determinata da mero lassismo o dal preciso disegno politico di non disturbare i contribuenti infedeli.

I mancati introiti della fiscalità locale sono notevoli. Nei cinque anni scorsi la Tari non pagata ha raggiunto la cifra record di 3,9 milioni di euro e solo nell’ultimo triennio il Comune ha incassato appena il 61% del gettito.

Ovviamente il caso è esploso anche a livello politico. Il gruppo consiliare del Pd ha denunciato martedì la totale chiusura della giunta al confronto su ogni tema amministrativo di rilievo. “Continuiamo ad essere molto preoccupati per la gestione degli avvisi che ormai hanno gettato la città nel panico: né il sindaco né l’assessore hanno ben compreso la gravità di ciò che sta succedendo ed il modo scellerato in cui hanno pensato di gestire il recupero crediti”.

Non manca nemmeno il fuoco amico. La neo costituita Federazione di Centrodestra tra frondisti ex Fratelli d’Italia (ora confluiti in Fratelli di Rieti), Io ci sto e Udc, formalmente ancora in maggioranza, si è unita al coro delle critiche: “L’ondata di cartelle della Tari che ha colpito la cittadinanza ha sollevato molteplici contestazioni nei confronti di tale azione di recupero. Tante, troppe famiglie e imprese lamentano l’enormità degli importi richiesti e delle sanzioni irrogate, non di rado in relazione a immobili dismessi e a ruderi abbandonati”. Oltre a questo, “la mancanza di un contraddittorio sul tributo richiesto, l’applicazione delle sanzioni del 200% per più di un’annualità in caso di omessa dichiarazione”, insieme a “un’ampia fattispecie di probabili invalidità che investe l’operato della Kibernetes, avvalorano le contestazioni dei cittadini” evidenziando “la necessità che la giunta promuova il riesame istruttorio e la sospensione dell’efficacia esecutiva delle intimazioni di pagamento inviate. Al contempo la giunta Sinibaldi è chiamata a invertire la rotta nella gestione dei rifiuti che ad oggi registra un netto peggioramento del servizio”.

E mentre i social ribollono, c’è chi fa notare come uno degli impegni contenuti nelle linee programmatiche del sindaco Sinibaldi fosse la diminuzione del carico fiscale per cittadini e imprese. Al contrario, negli ultimi due anni la Tari a Rieti è aumentata del 17%. Nel 2024 i costi per le famiglie reatine hanno raggiunto i 373 euro, contro i 329 della media nazionale, con un incremento del 9,4% rispetto al 2023. Un balzo in avanti che, secondo il Rapporto 2024 dell’Osservatorio Prezzi e Tariffe di Cittadinanzattiva ripreso da Open Rieti, colloca il capoluogo sabino all’ottavo posto in Italia per il più alto aumento percentuale.

 

26-01-2025

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