Anche a Rieti aperto ufficialmente il Giubileo

5/01/2025 | Il domenicale, Notizie in evidenza

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di Massimo Palozzi – Con una solenne celebrazione, lunedì la diocesi di Rieti ha aperto ufficialmente il Giubileo del 2025.  La liturgia ha avuto inizio con un momento di preghiera presso la basilica di Sant’Agostino, prima che una lunga processione si snodasse verso la cattedrale di Santa Maria dove il vescovo Vito Piccinonna ha presieduto la concelebrazione eucaristica. Molti i sacerdoti e i fedeli che dalle diverse parrocchie hanno voluto accompagnare il passaggio all’anno giubilare. Per la comunità dei credenti il Giubileo rappresenta del resto un evento dal fortissimo significato spirituale, i cui principali elementi sono stati fissati in immagini altamente simboliche durante l’omelia tenuta dal vescovo.

Al termine del rito il presule ha consegnato le pergamene con cui ha designato quali chiese giubilari del Reatino, oltre alla cattedrale, i santuari francescani di Greccio e Poggio Bustone e la chiesa parrocchiale del Terminillo. I quattro luoghi di culto sono stati così inseriti fino al 31 dicembre nello speciale circuito dedicato ai pellegrini per offrire a chi le frequenterà con le dovute intenzioni la possibilità di ottenere l’indulgenza.

Se il Giubileo costituisce un appuntamento di straordinaria importanza religiosa, non da meno è il suo portato sociale ed economico. Come centro della cristianità Roma è stata ed è tuttora teatro di un’infinità di iniziative e di cantieri dei quali, loro malgrado, anche i pendolari reatini hanno subito le conseguenze. I lavori realizzati e quelli in corso dovranno comunque servire a rendere la Città Eterna ancora più attraente per i pellegrini e più vivibile per i turisti che coglieranno l’occasione dell’Anno Santo per visitarla. Quanto di questo indotto riusciranno a catturare le aree periferiche come Rieti è invece difficile dirlo.

Sul piano dell’ospitalità il Giubileo non cade in un momento particolarmente favorevole. Il fervore di attività legate ai fondi del Pnrr ha lasciato la città in mezzo al guado. In un’intervista al Messaggero di inizio anno lo stesso sindaco Daniele Sinibaldi ha spiegato che il 2025 vedrà la prosecuzione di cantieri già aperti e l’avvio di nuovi lavori di riqualificazione sia in termini di infrastrutture (soprattutto viarie) che di rilancio delle attività culturali e turistiche, anche in vista del 2026 quando L’Aquila sarà Capitale italiana della Cultura e Rieti condividerà alcune linee progettuali con il capoluogo abruzzese.

Probabilmente la tempistica non consentiva margini di manovra troppo ampi, ma la sensazione è che Rieti sia giunta sostanzialmente impreparata all’appuntamento giubilare. Lo dimostra la stessa comunicazione istituzionale, solitamente carica di toni celebrativi. L’enfasi con la quale gli amministratori richiamano la compartecipazione di Rieti alle vicende aquilane per la nomina a Capitale della Cultura non trova ad esempio analoghi accenti in riferimento all’Anno Santo, nonostante la differente rinomanza dei due eventi.

Di fatto, sul fronte giubilare Rieti non ha approntato praticamente nulla. Anzi, si presenta in una fase di restyling che sicuramente le restituirà valore e prestigio ma che nell’immediato le farà perdere molto di quello che sarebbe stato lecito sperare da un evento del genere.

Se la Chiesa locale e le istituzioni religiose si sono da tempo mobilitate per valorizzare la ricorrenza, sul piano più strettamente “secolare” domina una rinuncia pressoché totale a proporre progetti collegati all’Anno Santo. Pur con tutte le scusanti del caso, la scelta di tenere un profilo tanto basso risulta davvero eccessiva per una città che, oltretutto, si pone al centro della Valle Santa francescana.

Ad aggravare il quadro, i cantieri aperti e l’incuria diffusa, tra strade dissestate e verde pubblico in stato di abbandono, rendono difficile una promozione credibile del territorio. Similmente, l’inadeguato contenimento del degrado in zone di alto pregio come quella prospiciente proprio la basilica di Sant’Agostino scoraggia le iniziative dell’imprenditoria privata più esposta nel campo turistico. E queste sono tutte criticità che si accumulano su una base già di suo poco confortante. La decisione di affidare le sorti del Terminillo a un’azienda che si occupa di trasporto urbano e smaltimento dei rifiuti e che nel suo know-how non vanta alcuna referenza in gestione delle risorse montane, rende l’idea di un’approssimazione ai limiti del dilettantismo, solo in minima parte attenuata dalla buona volontà e dallo sforzo di salvare il salvabile in una situazione di crisi (di chi sia la colpa di questa crisi sarebbe poi interessante capirlo).

Allo stato viene confermata la tendenza a inseguire traguardi che si cerca di spostare il più avanti possibile per mancanza di programmazione e visione strategica. È successo in un lontano passato con il Festival dei Due Mondi ceduto a Spoleto. Sta succedendo con il Tsm2 o più semplicemente con il nuovo ospedale, di cui non si vede traccia.

 

05-01-2025

foto tratta dalla pagina Basilica di Sant’Agostino

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